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Non sarà più l’Rt a decidere il colore delle Regioni. Dal 24 cambia il coprifuoco. I nuovi parametri sono i posti letto occupati e il numero dei contagi 

Repubblica. Se non è un pensionamento, poco ci manca. L’Rt non sarà più uno dei parametri chiave per stabilire se una Regione deve finire in zona arancione o rossa, verrà scavalcato dall’incidenza e dall’occupazione dei posti letto ospedalieri. La revisione degli indicatori usati dalla Cabina di regia per il monitoraggio settimanale è a un punto di svolta. Regioni e governo sono più o meno sulle stesse posizioni e a breve si chiuderà l’accordo sul nuovo sistema, che potrebbe essere utilizzato già dal venerdì della prossima settimana.
Il modello adottato fino a ora, ha detto ieri il ministro alla Salute Roberto Speranza, ha funzionato. «Nella nuova fase, caratterizzata dal forte avanzamento della campagna di vaccinazione e dai miglioramenti dovuto alle misure adottate, lavoriamo con l’Istituto superiore di sanità e con le Regioni a immaginare una maggiore centralità dell’incidenza e dell’impegno dei servizi ospedalieri ». Ecco cosa accadrà: i colori restano e per decidere quale applicare nelle Regioni si osserverà prima di tutto il numero di casi settimanali per 100mila abitanti. Se è superiore a 250 scatta il rosso (come succede oggi), se è tra i 150 e i 249 l’arancione, se è tra i 50 e i 149 il giallo e se è sotto i 50 il bianco. Da metà giugno si osserverà anche cosa succede ai ricoveri nelle realtà in zona arancione. Se i letti di terapia intensiva e quelli internistici occupati da pazienti Covid sono, rispettivamente, più del 30 e del 40% del totale scatta il rosso. Se invece i dati sono inferiore al 20 e al 30% si va in giallo. Visto che l’incidenza si basa sul numero dei casi diagnosticati, si indica quale sia, in base alla situazione epidemiologica, il numero minimo di test per 100mila abitanti che devono fare le Regioni. Il rischio, che si calcola valutando i 21 indicatori usati fino a oggi per il monitoraggio, dovrebbe aiutare a capire se una Regione è da zona gialla o arancione. Una richiesta delle Regioni, infine, è quella di rivedere il criterio che costringe a rimanere almeno 14 giorni in zona rossa, anche con dati in miglioramento. Poi c’è il tema Rt. Fino a oggi quello basato sui sintomatici è stato il valore cardine del monitoraggio, in abbinamento con il rischio. I tecnici dell’Istituto e del ministero non vorrebbero eliminarlo, anche se disposti ad affiancalo all’Rt basato sui ricoveri. L’idea lanciata dalle Regioni, è di usarlo per prevedere se una Regione rischia il rosso e quindi spingerla a prendere provvedimenti.
Anche di questo si parlerà, e molto probabilmente si discuterà, nella cabina di regia convocata a Palazzo Chigi per lunedì. Sarà lì che il presidente del Consiglio Mario Draghi assumerà le decisioni che molti partiti – soprattutto nel centrodestra – chiedevano già questa settimana. «Serve un approccio graduale a seconda dell’andamento epidemiologico», ha ripetuto il premier durante il question time . Rinviando di fatto le decisioni attese: un quasi certo slittamento del coprifuoco alle 23, per passare alle 24 quando i dati miglioreranno ancora; una data di ripartenza per un settore che non ce l’ha, come quello dei matrimoni (l’invito alla «pazienza» alle coppie che fremono non è sufficiente per un settore in crisi e ansioso di sapere quando potrà ricominciare). E poi, il centrodestra cercherà di anticipare alcune date: quella del primo giugno prevista per poter pranzare al chiuso; il primo luglio per i parchi divertimento, i cui lavoratori erano a protestare in piazza a Roma martedì.
Ha accennato al nuovo decreto sostegni, Draghi, ha assicurato che prevederà nuovi indennizzi per queste categorie, ma nonostante questo Fratelli d’Italia, Lega e parte di Forza Italia spingono per accelerare il più possibile. Oggi saranno votate tre diverse mozioni, quella del partito della Meloni, una unitaria del centrodestra di governo (Forza Italia e Lega) e un’altra ancora di Italia Viva. Ma il premier pare rispondere alle pressioni rallentando. I toni di Matteo Salvini non sono piaciuti a Palazzo Chigi. Il rinvio della discussione a lunedì dovrebbe far sì che le probabili nuove misure (a partire dal coprifuoco alle 23) non partano prima della settimana successiva, quella che comincia il 24 maggio.

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