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Nord più a rischio povertà del Sud, un colpo agli stereotipi. In Veneto la maglia nera a Verona

1acarrello-spesaL’Italia è diversa da quella che comunemente si crede. Il Nord è più a rischio povertà del Sud. E città considerate ricche, come Milano, Brescia e Como, hanno in realtà i tassi di povertà più alti. È quanto afferma uno studio effettuato dal Centro Studi Sintesi di Venezia. Uno studio che, secondo il Wall Street Journal, “sfata stereotipi italiani” come il cliché della maggiore povertà delle regioni meridionali. «Se si tiene conto del costo della vita locale, i due terzi dei capoluoghi di provincia più poveri si trovano nell’Italia settentrionale», sostiene la ricerca. In Veneto la maglia nera spetta a Verona.

La città scaligera, rispetto alle altre della regione, vanta il maggior numero di contribuenti con reddito inferiore alla soglia di povertà e si colloca al 14esimo posto nella classifica nazionale.

Un dato significativo, quello dell’indice del rischio di povertà locale, che esprime la percentuale di contribuenti che dichiarano un reddito inferiore a una soglia critica: soglia che varia da comune a comune, perché dipende dai differenti livelli di spesa per consumi, dalla dimensione media delle famiglie e dal numero di persone con reddito per ciascun nucleo familiare.

Verona, rispetto alle precedenti rilevazioni, peggiora di tre posizioni e si piazza al 14esimo posto: il reddito medio è di 26.034 euro, la soglia di povertà è di 11.979 euro e i cittadini che non riescono a raggiungerla sono 29.017, cioè il 18,7% del totale. La segue Vicenza, al 18° posto: il 17,2% dei contribuenti (11.606 persone) è sotto la soglia di povertà locale, cioè ha un reddito inferiore agli 11.861 euro. Venezia è alla posizione numero 25, con 27.732 contribuenti (cioè il 16,8%) a rischio povertà: il loro reddito è, infatti, sotto gli 11.550 euro.«Dallo studio si evince che le città del Mezzogiorno presentano basse percentuali di contribuenti a rischio rispetto ai comuni del Settentrione», afferma Catia Ventura, direttrice del Centro Studi Sintesi, «tra le 20 città con gli indici di povertà locale più elevati ben 15 appartengono alle regioni del Centro-Nord». Secondo la Ventura, questo fenome no è imputabile al maggiore costo della vita nei comuni s! ettentrionali, che erode il reddito delle persone fisiche in proporzione maggiore rispetto al Sud.

Tra le città venete, Padova si contraddistingue per un alto reddito medio, pari a 28.885 euro: nella classifica nazionale si colloca al 28esimo posto, con 20.868 contribuenti (cioè il 16,6%) che non riescono a superare il livello di rischio degli 11.742 euro. Va meglio a Treviso (posizione 40) con un reddito medio di 28.817 euro: qui i cittadini che non raggiungono la soglia degli 11.531 euro sono 7.679 (cioè il 15,6%). Segue a ruota Rovigo, al 41° posto con 4.824 contribuenti, cioè il 15,6%, a rischio povertà, con un reddito inferiore agli 11.550 euro. La città veneta più sicura, secondo la ricerca del Centro Studi Sintesi, risulta Belluno, che scende di 13 posizioni e va a classificarsi al 73esimo posto con una soglia di povertà che si attesta sugli 11.039 euro e 3.081 contribuenti (il 13,3%) che non riescono a raggiungerla. «Disporre di un reddito in linea con la media nazionale di per sé non mette i cittadini al riparo dal rischio “povertà”», conclude la direttrice Ventura, «poiché molto dipende dal costo della vita dei capoluoghi in cui si vive e si lavora». Considerando i 117 capoluoghi, si nota che nel 2008 circa il 12,2% dei contribuenti (1,2 milioni di persone) ha dichiarato un reddito inferiore alla soglia media di povertà locale, pari a 9.893 euro annui, a fronte del quale il reddito medio è di 26.434 euro. Ai primi tre posti della graduatoria nazionale compaiono Barletta (in Puglia), Villacidro (in Sardegna) e Rimini.

Se lo studio di Sintesi “sconvolge” quanto si pensa del Nord, un rapporto della Svimez – aggiunge il Wsj – ha di recente smontato un altro stereotipo, denunciando che l’evasione fiscale è un flagello più frequente nelle regioni settentrionali. La quota di reddito evasa è del 19% nel Nord e del 18% nel Sud, ha rilevato la coautrice dello studio, Franca Moro.

In questo caso, l’inversione del cliché viene spiegata così: “L’evasione è fatta su piccola scala da un gran numero di persone al Sud, mentre è fatta su scala più ampia da un numero di persone relativamente minore nel Nord”. Le motivazioni invece evocano un luogo comune: “L’evasione fiscale si fa per sopravvivere nel Sud, ma per costruire ricchezza nel Nord”.

Testo rielaborato da larena.it e ilsole24ore.com – 20 maggio 2011

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