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Nuova legge agriturismo, l’Ascom contesta la Regione: passo indietro

Dura presa di posizione del direttore provinciale Canetti: «Una legge iniqua ingiusta e raffazzonata»

«È un netto passo indietro rispetto alla normativa precedente, già aspramente contestata, e che ora spalanca le porte a una concorrenza sleale nei confronti di ristoranti, trattorie, pizzerie, ovvero dei pubblici esercizi tradizionali».
Non usa mezzi termini Emanuele Canetti, presidente dell´Associazione provinciale Ristoratori-Confcommercio di Vicenza commentando la recente approvazione della nuova normativa sugli agriturismo, votata dal Consiglio regionale del Veneto.
«Siamo di fronte a una legge confusionaria, raffazzonata e, soprattutto, iniqua e controproducente – attacca Canetti – perché parte da un progetto di legge di due anni fa, rimasto nel cassetto per tanti mesi e poi, all´improvviso, approvato dal Consiglio in seduta quasi “balneare” (su 60 consiglieri hanno votato la legge in 38), accogliendo all´ultimo minuto degli emendamenti d´urgenza».
Una Legge iniqua, insiste il rappresentante provinciale dei ristoratori vicentini, perché permette agli agriturismo di trasformarsi in veri e propri ristoranti, con tanti posti a sedere, utilizzando anche prodotti acquistati sul libero mercato e, quindi, senza alcuna connessione con l´azienda agricola. Confusionaria perché mette sullo stesso piano l´agriturismo, il cosiddetto “turismo verde”, con l´ittiturismo e il pescaturismo, chiamati anche “turismo blu”. Sono mondi completamente diversi, che vanno regolati con norme specifiche e settoriali, come ha sottolineato anche in aula più di qualche Consigliere regionale.
«A ben guardare – puntualizza Canetti – questa è addirittura una legge controproducente per lo stesso settore agrituristico: invece di tutelare e valorizzare le attività agrituristiche serie, che lavorano nel principio della normativa, finisce per dequalificare l´intero comparto. Basti pensare che gli ingredienti dei piatti possono provenire per il 50% da produzioni extra-aziendali, anche al di fuori della Regione Veneto, percentuale che sale addirittura al 75% nelle zone montane del vicentino, trevigiano e bellunese».
L´Associazione dei ristoratori si lamenta, quindi, della concorrenza sleale che deriva dalle attività agrituristiche: «Non ci va – conclude Emanuele Canetti – che gli agriturismo siano visti come i “paladini” della tipicità e della territorialità, quando invece li incontriamo spesso nei centri acquisti a comprare gli stessi prodotti che usiamo noi ristoratori. E che possano, in più, beneficiare di agevolazioni»

Il Giornale di Vicenza – 2 agosto 2012

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