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Nuova struttura organizzativa Regione Veneto, il Consiglio approva. Via libera alla cura interna di dirigenti e aree

palabalbLa Regione gioca la carta della perestrojka e scommette sulla possibilità di liberare l’amministrazione del Veneto dai vizi capitali – elefantiasi, deresponsabilizzazione, ingorghi burocratici – che rallentano i processi esecutivi e la stessa qualità degli atti, imponendo al territorio i propri tempi biblici anziché adeguarsi ai ritmi e ai bisogni della comunità. Nasce così il nuovo assetto organizzativo di Palazzo Balbi voluto dal governatore Luca Zaia e approvato dal Consiglio regionale con voto unanime dopo tre mesi di discussioni scanditi dal consenso espresso da sindacati e associazione dei quadri. Quattro le linee strategiche illustrate in aula dal relatore leghista Alessandro Montagnoli. Il punto di partenza è la drastica riduzione dei gangli decisionali; gli 8 livelli attuali (dipartimenti, aree, settori, sezioni) vengono accorpati in 3 direzioni di unità organizzativa e ciò costituisce la premessa alla “cura dimagrante” prevista per i dirigenti: la pianta organica ne prevede 248, quelli in servizio sono 177.

La scelta è quella di “congelare” la cifra attuale, escludendo ulteriori nomine, anzi, puntando ad un rinnovamento generazionale – riassunto nella formula “due in uscita, uno in entrata” – con un turn over mirato che nel medio periodo dovrebbe tradursi nel dimezzamento effettivo delle figure apicali, tra i 120 e i 130, rispetto al tetto massimo consentito dalla legge e raggiunto – anzi superato – da gran parte delle regioni.

A riguardo, sarà limitata anche la percentuale di manager reclutati all’esterno in virtù dell’«alta professionalità»: non potranno superare il 10% del totale. Quale sarà il risparmio concreto? Gli stipendi medi dirigenziali si aggirano sui 90 mila euro lordi l’anno, perciò la loro progressiva riduzione comporterà una contrazione di spesa conseguente ma non è questo l’aspetto più importante della riforma messa a punto da un pool coordinato dal segretario generale alla programmazione Luca Feletti.

«L’asset più innovativo e strategico, destinato a pesare davvero sull’efficienza dell’amministrazione, aldilà dei tagli congiunturali, è l’affermazione del principio di responsabilità, scontato nelle aziende private ma spesso lettera morta nel pubblico», commenta Montagnoli; «Che significa? Vuol dire che se un provvedimento si insabbierà in qualche ufficio non varrà più la scusa del “non è colpa di nessuno” ma ne risponderà personalmente il dirigente delegato secondo criteri di responsabilità diretta, chiara e non sovrapposta». Un occhio d’attenzione ai quadri intermedi (circa 600, l’ossatura della Giunta) destinatari di incentivi derivanti dai risparmi reali conseguiti e ancor più alla formazione “permanente” delle risorse professionali ora spalmate su sei aree strategiche: Sviluppo economico, Sanità e sociale, Tutela e sviluppo del territorio, Capitale umano e cultura, Risorse strumentali, Programmazione e sviluppo strategico.

«Credo sia stato svolto un buon lavoro», commenta il vice dell’esecutivo Gianluca Forcolin «si tratta di un ripensamento complessivo dell’assetto che semplifica la catena decisionale e riduce il numero dei livelli dirigenziali. Credo che ora appaia più nitida una visione di insieme che ricomprende una governance consapevole dell’intero sistema-regione che abbraccia apparato burocratico interno, enti strumentali e società partecipate» (di Filippo Tosatto – Il Mattino di Padova)

«Ora i dirigenti ruoteranno». Aria di tagli per i dipendenti di Veneto Agricoltura

Un voto unanime per «razionalizzare e snellire» la struttura organizzativa della Giunta regionale. Con una votazione spedita e bipartisan il Consiglio ieri pomeriggio ha dato il suo sì al progetto di legge che ridisegna l’assetto organizzativo delle strutture della Giunta. Cinque le aree individuate (Sviluppo economico -Capitale umano e cultura – Programmazione e sviluppo strategico – Tutela e sviluppo del territorio – Risorse strumentali) che gestiranno le materie di competenza della Giunta attualmente distribuite fra 15 aree e dipartimenti. «Mi sento di dire che le istituzioni regionali, giunta e consiglio, hanno dimostrato compattezza e una tempistica record, di fronte ad esigenze impellenti» ha detto il presidente Luca Zaia. L’imperativo categorico di «fare presto» in aula era evidente. Lo ha ribadito anche il leghista Alessandro Montagnoli, relatore di maggioranza della legge di modifica alla legge 54, bocciando «a malincuore» qualche emendamento dell’opposizione: «La gente ci chiede di far veloce».

Veloce e come da programma, sottolinea il vicepresidente Gianluca Forcolin: «Sono stati rafforzati principi come la rotazione dei dirigenti, istituite le alte professionalità e accentuata la valorizzazione delle risorse umane. Il testo proposto dalla giunta non solo non rappresenta aumenti di costo, ma punta principalmente a razionalizzare e valorizzare».

Alla vigilia della seduta, la Cgil Funzione Pubblica aveva tenuto un’assemblea di oltre 400 lavoratori nella sala San Leonardo di Venezia manifestando alcuni dubbi, fugati però dal fatto che il testo ha di fatto recepito tutte le richieste del sindacato. Quindi sì alla richiesta di un unico organismo indipendente di valutazione, sì alla rotazione degli incarichi pur valutando le competenze. Solo sulla richiesta di mettere un tetto ai «comandi» di dipendenti non regionali da altri enti, il Consiglio ha respinto impegnando però la giunta ad approvare entro sei mesi un regolamento. «Non possiamo che essere soddisfatti», ha detto Daniele Giordano della Fp Cgil. Unico momento di scontro nella discussione, su Veneto Agricoltura, sollevato dalla consigliera Cristina Guarda (lista Moretti) che aveva proposto di votare un ordine del giorno che impegnava la giunta a mantenere i livelli occupazionali e salariali degli addetti di Veneto Agricoltura, bocciato. L’assessore all’Agricoltura, Giuseppe Pan, non se l’è fatto ripetere: «E’ finita anche per la politica il tempo dei premi, deve chiudersi anche per quadri e dirigenti. E’ il governo centrale che ci impone di tagliare. Da agricoltore dico che i rami secchi vanno tagliati». Frase che non è piaciuta. (Il Corriere del Veneto)

11 maggio 2016 

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