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Nuova spending. Blocco dell’Iva e poveri. Monti cerca 8 miliardi

Priorità anche all’agenda digitale. Si studia la nuova spending review. Con il brain storming (cioè il consiglio dei ministri fiume – 9 ore – dell’altro giorno) il governo ha presentando un’agenda così ricca come se avesse davanti a sé dieci anni e non otto mesi.

Tuttavia dopo questo grande affresco che evoca l’«allegoria del buon governo» dipinta da Ambrogio Lorenzetti nel palazzo pubblico di Siena, l’esecutivo di Mario Monti deve fare i conti con alcune urgenze.

L’obiettivo primario è quello di bloccare l’Iva: per evitare che dal primo luglio 2013 si debba innalzare l’aliquota di un ulteriore punto, dando il colpo di grazia ai già languenti consumi, servono sei miliardi. Il governo, però, ha in animo di trovare altri due miliardi (circa) per una serie di priorità, tra queste l’esigenza di dare sollievo a quelle fasce della popolazione che maggiormente stanno risentendo dell’acuirsi della crisi. Si pensa ad un rilancio alla social card ma anche ad una revisione dell’Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente, cioè lo strumento che indica i livelli di reddito e quindi il diritto a esenzioni e aiuti) che però sarebbe autofinanziato, nel senso che si toglierebbero aiuti a chi sta meglio a vantaggio di chi sta peggio.

Di questi due miliardi, gli interventi di tipo sociale assorbirebbero non più di 500 milioni, il resto andrebbe ad un pacchetto di misure in gran parte da vagliare, tra cui le agevolazioni per le start up di giovani imprenditori, ma anche l’agenda digitale. Sintesi: sei miliardi per l’Iva, due per le altre misure, uguale 8 miliardi da trovare.

E così, dopo la Spending review che è stata una battaglia campale, si attende la Spending review 2 da produrre a spron battuto, in maniera che i risparmi così ottenuti possano essere recepiti da un decreto da veicolare come collegato alla legge di stabilità, messa in agenda per fine settembre. Insomma tempi strettissimi.

Da dove arriveranno queste risorse? Intanto dal «dimagrimento» dello Stato. Le Province, come si sa, verranno riorganizzate: gli enti locali hanno 70 giorni per trovare un accordo e il governo ne avrà altri 20 per fare un decreto in proposito. In sostanza entro fine novembre le province saranno ridisegnate. Con esse verranno rivisti anche gli uffici periferici dei ministeri, finora articolati su base provinciale, e quindi assisteremo al taglio (o accorpamento) di molte prefetture, questure, uffici della motorizzazione civile, sedi dell’amministrazione fiscale, uffici scolastici provinciali. Risparmio atteso: 3,5 miliardi.

Una cifra analoga – e quindi altri 3,5 miliardi – si dovrebbe poi recuperare da due grandi revisioni: quella agli incentivi alle imprese e quella delle agevolazioni fiscali. Alla prima sta lavorando da tempo il professor Francesco Giavazzi il quale, dopo aver esaminato gli incentivi facenti capo allo Stato, sta ora studiando quelli erogati dalle regioni. Ci si attende di poter recuperare almeno due miliardi di euro. La seconda revisione è quella condotta dal sottosegretario Vieri Ceriani sulla giungla delle agevolazioni fiscali, dal cui riordino si attende almeno un miliardo e mezzo. E saremmo così a sette miliardi, rispetto agli otto di cui il governo avrebbe bisogno. Ma forse c’è bisogno di una ulteriore mungitura, dato che il ministro dell’Economia ha varato il decreto di proroga, fino al 30 novembre prossimo, delle esenzioni fiscali per le imprese delle zone terremotate dell’Emilia. E allora? È possibile che Ceriani debba mettere di nuovo mano alla lettura delle ben 720 agevolazioni fiscali (i tecnici del governo, di formazione internazionale, le chiamano tax expenditures) molte delle quali frutto di un corposo lavoro di lobbing accumulatosi negli anni.

Si vorrebbe, infine, agire di nuovo anche sull’acquisti di beni e servizi, innalzando la quota gestita dalla Consip dagli attuali 29 fino a 50 miliardi, in maniera di ottimizzare prezzi e risparmi.

Ci sarebbero poi i tagli al costo della politica (di cui si sta occupando l’ex premier Giuliano Amato) da mettere nel conto: poca cosa in cifra assoluta (l’ordine di quale decina di milioni) ma di alto valore simbolico. Su quel fronte, però, tutto tace. Almeno per ora.

27 agosto 2012 – Repubblica

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