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Nuovi Lea. Cittadinanzattiva: “Ok dalle Regioni solo per paura di perdere 800 milioni”. Cgil: “Costruiti senza confronto e non c’è copertura finanziaria effettiva”

Il via libera delle Regioni ai nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) “ci sembra dettato più dalla paura di perdere gli 800 milioni vincolati dall’ultima Legge di Stabilità, che non da una piena condivisione del testo. Su quest’ultimo, infatti, le Regioni hanno posto una vera e propria condizione, e cioè la quantificazione effettiva dei costi, ad oggi solo stime, da parte della Commissione nazionale per l’aggiornamento dei Lea, oltre che una possibile revisione delle prestazioni, entro il 30 novembre”. Lo afferma all’Ansa il coordinatore Nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, Tonino Aceti.

“E stando ai tempi dell’iter previsti – commenta Aceti all’Ansa – i nuovi Lea potrebbero forse essere erogati concretamente ai cittadini solo a fine 2016. In altre parole mentre le Regioni potrebbero incassare nel 2016 tutti gli 800 milioni, i cittadini incasseranno i nuovi Lea solo a fine anno, forse”. Infatti, sottolinea, “dopo il si delle Regioni, il testo dovrà essere approvato dalla Ragioneria Generale dello Stato e attendere il parere delle Commissioni parlamentari competenti, che auspichiamo prevedano cicli di audizioni degli stakeholder, in particolare delle Organizzazioni di cittadini e pazienti ad oggi mai coinvolti in questa importante partita per il diritto alla salute”.

Inoltre, prosegue Aceti, “laddove la Commissione nazionale dovesse verificare una spesa per l’aggiornamento dei Lea superiore agli 800 milioni stanziati, alcune voci parlano di 1,5 miliardi di possibile spesa effettiva”. A questo punto, avverte il coordinatore del Tdm-Cittadinanzattiva, “dovremmo poter contare necessariamente nel 2017 sui 2 miliardi di aumento reale al Fondo Sanitario nazionale. In caso contrario, il rischio potrebbe essere quello di una revisione al ribasso delle nuove prestazioni, mantenendo invece invariate tutte quelle misure che incrementano le entrate per lo Stato e svuotano le tasche dei cittadini, a partire dai 18 milioni di ticket aggiuntivi che deriveranno dal passaggio di molte prestazioni dal regime ospedaliero a quello ambulatoriale”.

“Ci sembra che su tutta la partita sia necessaria una maggiore trasparenza nei confronti dei cittadini, sia sul contenuto dei nuovi Lea – conclude – sia sulla quantificazione effettiva della spesa che questi comporteranno, nonché rispetto alle risorse effettive, sulle quali dovremmo certamente poter contare. Non sono accettabili ulteriori giochi sulla pelle dei malati”.

Dubbi della Cgil: “Costruiti con poca trasparenza, senza confronto e non c’è copertura finanziaria effettiva”

Il responsabile delle Politiche per la salute del Sindacato commenta la nuova proposta. “Governo e Regioni devono aprirsi al confronto e alla partecipazione democratica”. Ma in ogni caso “l’aggiornamento non basta, deve essere completato con gli strumenti adeguati a favorire l’uniformità nella diffusione dei Lea in tutto il Paese e la loro reale esigibilità”.

La proposta di aggiornamento degli attuali LEA sanitari – prevista nel Patto per la Salute 2014/2016 e oggi in via di approvazione dopo il via libera condizionato della Conferenza delle Regioni alla proposta di Dpcm del Governo – riprende in gran parte il lavoro compiuto con il “Dpcm Prodi” nel 2008. Decreto che fu poi ritirato dal Governo Berlusconi per mancanza di copertura finanziaria.

 La nuova proposta (l’articolato Dpcm e 19 allegati) è stata costruita in modo poco trasparente, sono filtrate pochissime informazioni, e senza un confronto con le forze sociali (sindacato confederale e associazioni dei cittadini utenti). Si tratta di un grave errore: se si vogliono rendere effettivi ed esigibili i Lea ai cittadini, Governo e Regioni devono aprirsi al confronto e alla partecipazione democratica. Non c’è la copertura finanziaria effettiva. La Legge di Stabilità 2016 (comma 555 articolo 1 legge 208/2015) stabilisce che il finanziamento dei nuovi LEA avverrà finalizzando (vincolando) 800 milioni di euro del Fondo Sanitario vigente, cioè senza risorse aggiuntive. In pratica i costi aggiuntivi dei Lea vanno a gravare sul finanziamento esistente, già pesantemente ridotto per effetto delle ultime Leggi di Stabilità.

 La Tabella della Relazione Tecnica che accompagna il Dpcm di revisione dei Lea stima l’impatto economico in 771,8 mln di euro, calcolati tenendo conto anche di un aumento dei ticket a carico dei cittadini per 60,4 mln di euro (Impatto effettivo 441,1 mln – 60,4 mln ticket aggiuntivi = 380,7 mln). Aumentano così le prestazioni da garantire ai cittadini ma a parità di finanziamento complessivo. Si rischia di creare una inaccettabile “selezione” delle prestazioni: ad esempio dovendo garantire i nuovi vaccini (nuova prestazione Lea: valore stimato 220 milioni anno) si dovrà tagliare altrove. Di qui la posizione della Conferenza delle Regioni che ha dato il via libera al Dpcm relativamente al 2016 ma che chiede di calcolare l’impatto economico in modo più preciso e soprattutto di avere risorse effettivamente aggiuntive dal 2017. Si tratta di una posizione quantomeno anomala: sapendo che la revisione dei Lea non è valida solo per il 2016.

Il rischio di approvare un provvedimento velleitario. La lunga crisi economica e sociale, aggravata da insensate politiche di austerity che hanno tagliato il finanziamento alla Sanità e ai servizi del welfare socio assistenziale, ha messo in discussione la garanzia dei Lea, soprattutto in alcune regioni. I monitoraggi sulla garanzia dei Lea sono preoccupanti e descrivono una drammatica frammentazione del SSN. Se non si mette in sicurezza il finanziamento del SSN, l’aggiornamento dei Lea proposto rischia di essere un provvedimento velleitario. Eppure l’aggiornamento dei Lea è necessario e condivisibile: può dare alla programmazione regionale e locale un punto di riferimento più forte, per favorire i processi di riorganizzazione dei servizi sanitari e sociosanitari, rispondendo in modo appropriato alla domanda di salute e di cure dei cittadini e alle trasformazioni intervenute in questi anni: si vedano gli articoli da 21 a 35 della bozza di Dpcm sull’Asssistenza socio sanitaria integrata. Il Dpcm da solo non basta per garantire uniformità ed esigibilità dei Lea.

In ogni caso l’aggiornamento non basta, deve essere completato con gli strumenti adeguati a favorire l’uniformità nella diffusione dei Lea in tutto il Paese e la loro reale esigibilità. Si tratta di adottare i provvedimenti già previsti nel Patto per la Salute 2014/2016 sul monitoraggio del LEA (articolo 10) e mai attuati. Servono, con le dovute flessibilità per adattarli ai diversi contesti locali, indicatori di risultato, di offerta e standard organizzativi di riferimento (dei servizi, del personale, target di utenza % su popolazione, ecc.).

In particolare sono indispensabili i fabbisogni di personale. Gli indicatori e gli standard esistenti sono del tutto parziali: esistono per l’Ospedale ma non per i servizi distrettuali. Una carenza incomprensibile che ostacola i processi di riorganizzazione. Inoltre, come sappiamo, l’effettiva garanzia dei Lea è strettamente legata alle liste di attesa. E ancora, senza la definizione dei corrispondenti Lea per l’Assistenza Sociale l’esigibilità e l’uniformità del diritto all’assistenza sociosanitaria resta impossibile.

Infine, occorre definire una relazione chiara tra prestazioni e diritti, come prevede la Costituzione, compreso l’esercizio dei poteri dello Stato, anche sostitutivi, per rimediare quella frantumazione del SSN che ha prodotto venti differenti sistemi regionali. La stessa recente revisione del titolo V della Costituzione, pur assegnando maggiori competenze allo Stato, non sembra offrire risposte adeguate. Insomma, senza risorse e senza poteri l’effettiva garanzia dei Lea, vecchi e nuovi che siano, resta una pia illusione.

Quotidiano sanità – 10 luglio 2016 

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