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Nuovi nemici per le acque venete, la salute delle falde è minacciata. Preoccupazione per gli inquinanti: i Pfas tra Padova, Vicenza e Verona e il mercurio nel Trevigiano

di Ferdinando Garavello. Laghi, fiumi e mare da otto in pagella, ma il sette in condotta non ce lo toglie nessuno. Acqua di rubinetto potabilissima in tutto il Veneto, ma preoccupazione per gli inquinamenti di pianura tra Padova, Vicenza e Verona e per il mercurio nel Trevigiano. E’ di luci e ombre il bilancio della situazione idrica in Veneto, tratteggiato ieri in municipio a Padova dagli esperti dell’Arpav e dell’Istat.

L’acqua che esce dai rubinetti è buona e a volte ottima, e non lo è certo per decreto. Pure i laghi, con qualche eccezione, e l’Adriatico se la cavano bene. Ma la chimica rischia di gettare all’aria tutto il sistema e il suo delicato equilibrio.

Gli addetti ai lavori, innanzitutto, confermano che l’approvvigionamento idrico è di alta qualità. A sottolinearlo è Filippo Mion, responsabile del servizio Osservatorio acque interne dell’agenzia per l’ambiente. «A partire dall’alto Veneto – spiega – la qualità dell’acqua che esce dai rubinetti in regione è veramente alta. E non lo è mica grazie a un decreto o a un’interpretazione dei dati, l’acqua è buona davvero dal punto di vista oggettivo ed è fra le migliori in Europa». Sul versante della balneazione va poi ribadito come il 97 per cento delle acque nostrane – fra laghi e mare – venga classificata come eccellente dai 173 punti di controllo gestiti dall’Arpav. L’unica eccezione è rappresentata dal lago vicentino di Fimon, che risulta inquinato da anni.

L’inquinamento della rete idraulica e idrica veneta è proprio il preoccupante rovescio della medaglia della situazione. A preoccupare sono soprattutto le sostanze perfluoroalchiliche, dette Pfas, a cui presenza in notevole misura viene riscontrata a cavallo fra le province di Padova, Vicenza e Verona. Si tratta di composti diffusissimi nell’industria che vengono usati principalmente per rendere resistenti ai grassi e all’acqua materiali quali tessuti, tappeti, carta, rivestimenti per contenitori per alimenti.

Questi composti sono altamente persistenti nell’ambiente. Il problema è dettato dal fatto che non esiste una normativa nazionale sui Pfas, che ormai sono presenti tanto nella falda quanto nelle acque di superficie. Il ministero dell’Ambiente ha promesso per settembre una definizione dei parametri di tollerabilità per la concentrazione delle Pfas, in base alla quale verranno programmati gli interventi.

L’altra categoria sorvegliata dall’agenzia per l’ambiente è quella dei pesticidi e anche qui la faccenda è complicata: nuovi prodotti vengono introdotti ogni anno nel mercato, ma nelle falde si trovano composti chimici utilizzati dall’agricoltura nel secolo scorso.

L’ultimo boccone amaro ha il sapore del mercurio ed è targato Treviso, dove continua il monitoraggio delle acque sotterranee inquinate dall’elemento chimico.

Il Gazzettino – 9 agosto 2015

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