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Nuvole nere sul Nord Est. La battaglia nei campi mangiati dalle cavallette. E la piaga biblica fa ancora paura

Vicenza. Una, mille, diecimila. Non si muove nulla, nel prato dietro casa Beltramello. Ma basta mettere un piede nell’erba e sembra che la terra si alzi verso il cielo. Una cavalletta ha dato l’allarme e le altre mille o diecimila spiccano un salto di un metro, aprono le ali e poi planano due o tre metri più in là. È un bell’insetto, il Calliptamus italicus.

«La specie è riconoscibile per le ali posteriori rosate visibili solo durante i brevi voli». Per questo viene chiamata “la locusta dalle ali rosa”. «Per me — dice la signora Anna Simonelli in Beltramello — sono delle bastarde e basta. Ha visto cos’hanno combinato nel mio orto?».

Su carote, zucche e zucchine, radicchio e bietole, sembra sia arrivata una grandinata, di quelle che lasciano solo gli occhi per piangere. «Non riesco a salvare nulla. Ho seminato verze, cavoli e cavolfiori per l’inverno e ho dovuto coprirli con il nylon. Magari muoiono soffocati dal caldo ma almeno non li faccio mangiare da queste bestie. Guardi le zucche. Le cavallette riescono a mangiare la scorza e poi piano piano si fanno la polpa. In un giorno hanno fatto letteralmente sparire le zucchine lasciate nell’orto perché “scappate” e diventate troppo grosse. Non cen’è traccia».

Arrivano dalla stalla i muggiti delle vacche pezzate rosse e di razza Burlina. «Quest’anno — dice Vladimiro Beltramello, classe 1958 — dovrò comprare del fieno. Ho fatto il primo taglio il 10 giugno e fra fine luglio ed i primi di agosto avrei dovuto fare il secondo. Invece guardi là, i miei prati. Sono stati falciati e mangiati con cura da milioni di cavallette. Avrei portato a casa 40 rotoballe di fieno, un valore di 2.000 euro. E invece nulla. E se va avanti così, non avrò nemmeno il terzo taglio».

L’invasione delle cavallette era l’ottava piaga inflitta all’Egitto che non voleva lasciare partire gli schiavi ebrei guidati da Mosè. E proprio in Egitto nei mesi scorsi c’è stata una importante invasione di questi ortotteri, che poi hanno infestato il Negevisraeliano e metà dell’isola del Madagascar. «Le locuste dalle ali rosa — racconta Vladimiro Beltramello — hanno cominciato a farsi vedere tre anni fa. Ma erano poche. L’anno scorso le ho trovate nel mio orto e basta, dall’altra parte della strada non ce n’era traccia. Quest’anno invece c’è stata l’invasione. In questa parte dei Colli Berici, per chilometri e chilometri, non si è salvato nessuno ».

L’altra sera, nel municipio di Nanto, si sono riuniti venti sindaci dei colli e della pianura, con la Provincia, il dipartimento Dafnae dell’ateneo di Padova e le organizzazioni dei coltivatori, dalla Coldiretti alla Cia, dalla Confagricoltura alla Fedagri. Una task force che però ha preso una sola decisione: ritrovarsi davanti a un tavolo di lavoro nel prossimo settembre. «In pratica — racconta Claudio Zambon, presidente della Coldiretti nell’area berica — abbiamo deciso di “stare a guardare”. Contro questi invasori, almeno adesso, non c’è nulla da fare». I consigli erogati sono stati tanti, ma l’azione dovrà essere preventiva, nell’autunno e nella prossima primavera.

«Noi qui abbiamo due specie di cavallette — dice Claudio Zambon —. La Barbitistes vicetinus è autoctona e fino a pochi anni fa era considerata addirittura “rara”. La prima “pullulazione” c’è stata nel 2008, sui Colli Euganei. La Barbicistes non vola ma siarrampica sugli alberi. Attacca le foglie della vite ma non fa gravi danni. Invece rovina i frutti di ciliegi, mandorli, albicocchi… Nell’incontro della task force, i tecnici ci hanno spiegato che potrebbe essere utile mettere sul tronco dell’albero, a un metro e mezzo da terra, una fascia collosa che bloccherebbe la risalita. E poi si dovrebbe pulire l’albero con un getto d’acqua a pressione ».

Ma l’invasione più pesante è quella delle «locuste dalle ali rosa ». «Sono quelle — dice Vladimiro Beltramello — che quest’anno si mangiano più fieno delle mucche. Il professor Luca Mazzon dell’università di Padova ci ha detto che dovremmo, soprattutto nei terreni rivolti a sud, individuare le “grillaie” — i luoghi dove le cavallette depositano le uova — e passare con l’erpice o con l’aratro. Ma qui sui colli tanti terreni sono abbandonati o quasi. C’è chi fa il fieno solo una volta all’anno, e così entra nel campo per tre giorni, fra taglio e raccolta. Negli altri 362 giorni le cavallette restano padrone. Se iospacco le mie grillaie loro crescono nel campo vicino e poi vengono a mangiare da me».

Anche la chimica aiuta poco. L’unico insetticida registrato contro le cavallette è la Deltametrina, ma l’impiego è autorizzato soltanto sull’erba medica. «Alla riunione ci hanno consigliato di usare le faraone. Sono utili, è vero, ma solo per difendere un orto o un cortile. Contro milioni di cavallette, che possono fare? Ne mangiano troppe, stanno male e poi debbono ripulirsi lo stomaco mangiando le verdure dell’orto». Anche Vladimiro Beltramello ha comprato una decina di faraone. Sono ancora piccole e sembra che abbiano paura di quelle strane nuvole che si alzano dall’erba. «Ci vorrebbero i cinesi, per catturare e friggere queste devastatrici ». «Speriamo che arrivi un temporale e le anneghi tutte».

Un’altra nuvola scura si alza. C’è il lampo rosa delle ali che subito scompare. È partito l’attacco contro il filare dei pomodori.

Repubblica – 19 agosto 2013

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