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Obamacare, la riforma sanitaria Usa taglia il traguardo dei sette milioni di nuovi assistiti

L’obiettivo, nei fatti, è stato raggiunto: dovrebbero essere sette milioni gli americani che hanno finora partecipato a Obamacare. Che hanno cioè comprato polizze di assistenza grazie a una riforma sanitaria che rappresenta il progetto più ambizioso di Barack Obama sul fronte domestico. La “deadline”, la scadenza per iscriversi quest’anno, quello dell’entrata in vigore dell’obbligo legale per gli americani di essere assicurati pena una multa, era alla mezzanotte di ieri.

Ed erano già oltre sei milioni la scorsa settimana i nuovi assistiti, vicini cioè ai sette milioni che gli uffici di analisi del Congresso e dell’amministrazione avevano calcolato come obiettivo indispensabile per dichiarare un iniziale successo.

Ma anche in un momento che doveva essere all’insegna dell’ottimismo, qualcosa si è inceppato, simbolo della strada in salita che resta tuttora davanti alla grande riforma. Il sito federale HealthCare.gov – dove comprano le polizze i cittadini degli stati, 36 con 33 milioni di persone senza assistenza, che non hanno potuto o voluto creare propri siti per la riforma – si è bloccato domenica verso la mezzanotte ed è rimasto paralizzato fino alle 7,45 del lunedì, generando confusione e ritardi proprio nel rush dell’ultimo giorno per l’iscrizione. Non è finita qui: poche ore dopo, verso mezzogiorno di ieri, un nuovo incidente. Parte delle funzioni del sito, tra cui la cruciale creazione di nuovi “conti” per acquistare l’assicurazione, sono venute meno. E il tasso di errori sulle pagine del sito, anche quando funzionava, è stato doppio rispetto al recente passato. Ieri sera, così, solo 207.000 domande erano state inoltrate per polizze nell’ultimo giorno, meno di domenica, a fronte di un volume di visite record al sito superiore a 1,6 milioni. La paralisi ha creato anche lunghe code fisiche, da una costa all’altra del paese, presso i centri abilitati ad aiutare le famiglie a iscriversi.

La crisi – l’ultima di una lunga serie per il sito governativo – ha posto una sfida immediata che resta da risolvere: continuare a iscrivere famiglie dopo la scadenza ufficiale, per tenere conto del crash tecnologico. Questo si aggiunge ad un’altra difficile missione: mettere in pratica la precedente decisione di permettere comunque a chi era in attesa, cioe’ a chi avesse gia’ cominciato il processo di iscrizione nei giorni precedenti la deadline, di completare l’acquisto a tempo scaduto. Dal primo dicembre le domande iniziate sono in realta’ state non sette ma 12 milioni. Non e’ tuttavia chiaro quante di quelle non completate si tradurranno in effettive polizze. La saga della progressiva realizzazione di Obamacare, anche dopo la sua faticosa approvazione in Congresso nel 2011, e’ stata lunga e controversa. La data dello scorso dicembre che aveva segnato l’inizio delle iscrizioni rappresentava gia’ un ritardo significativo rispetto ai programmi: ufficialmente la riforma era scattata due mesi prima, ma il sito federale era rimasto per settimane inagibile tra polemiche, cambi di gestione e correzioni tecniche.

Obama stesso ha confermato ieri sera le previsioni di un risultato che alla fine l’amministrazione considera accettabile e incoraggiante per il futuro di una riforma considerata forse la sua maggior eredità politica e sociale: «Nonostante il ritardo di due mesi, gli iscritti dovrebbero essere stati ragionevolmente vicini ai sette milioni previsti», ha detto parlando alla rete televisiva Cbs. «Credo che siamo sulla strada giusta per evitare che ci siano ancora americani senza assistenza sanitaria».

Le polemiche e le battaglie politiche su Obamacare non sono però archiviate. L’opposizione repubblicana, che ha continuato a condannare la riforma come un esempio di eccessivo statalismo e una intrusione nella libertà dei cittadini, ne farà oggetto di campagna elettorale in vista del rinnovo del parlamento a novembre. I ripetuti problemi tecnici hanno intanto continuato a danneggiare la popolarità dei servizi nell’opinione pubblica. E resta sospeso il giudizio sulla qualità della copertura sanitaria e sui costi delle polizze. Come anche la capacità di rispondere alla sfida più ampia: la capacità, accanto alla copertura di un esercito di oltre 40 milioni di non assistiti tra cui i meno abbienti e i più giovani che spesso evitano le polizze, di frenare una spirale di costi e sprechi sanitari fuori controllo e che pesano sull’economia.

La riforma è fondata sull’esistenza di “exchange” dove gli americani possono paragonare e comprare polizze private supervisionate dalle autorita’, su un sistema di sussidi pubblici legati al reddito disponibili attraverso queste “borse sanitarie”, su standard minimi di assistenza che devono essere rispettati dalle polizze dentro e fuori gli exchange, su obblighi individuali di acquistare polizze e, in futuro, per le aziende di offrirle ai dipendenti pena sanzioni. Per gli americani più poveri la copertura dovrebbe avvenire attraverso l’espansione di Medicaid, il servizio pubblico per gli indigenti.

Il Sole 24 Ore – 2 aprile 2014 

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