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Nuovo governo, è l’ora di Renzi. Oggi al Colle per l’incarico. Giuramento giovedì o venerdì. Restano i nodi Economia e Interno

Ministeri: restano i nodi Economia e Interni. Si affaccia l’ipotesi di lasciare Alfano al suo posto, abolendo la carica di vicepremier Tesoro: ipotesi “politico”, sondato anche Prodi.  «Ci prenderemo qualche giorno». A  metà pomeriggio è la fedele Maria Elena Boschi, della segretaria del Pd e quasi sicura ministra per le Riforme nel nuovo governo, a far capire che Matteo Renzi si prenderà tutto il tempo di cui ha bisogno.

«È molto concentrato sul programma di legislatura e sul programma dei primi 100 giorni», dicono i suoi collaboratori. Il leader del Pd – che ieri ha trascorso la giornata a Firenze con la sua famiglia, salvo un incontro con il patron di Tod’s e Fiorentina Diego Della Valle, per poi mettersi in viaggio per Roma in serata – è atteso questa mattina alle 10.30 al Quirinale per il conferimento dell’incarico. Ma per il giuramento occorrerà attendere la fine della settimana, tra giovedì e venerdì. Molti infatti i nodi da sciogliere, a cominciare dalle caselle più importanti: l’Economia e gli Interni. E anche lo slittamento del faccia a faccia con Angelino Alfano, previsto inizialmente per il tardo pomeriggio di ieri, è il segno di come il premier in pectore intende condurre le trattative: con calma e da unaposizionedi forza. L’incontro conAlfano naturalmente ci sarà, ma salvo sorprese notturne solo dopo l’investitura ufficiale da parte del Capo dello Stato. «Non accetto briglie», ripete Renzi.

Per il nuovo responsabile di Via XX Settembre continua a farsi con insistenza il nome di Fabrizio Barca, soluzione che per Renzi avrebbe tra l’altro il vantaggio di rassicurare la sinistra del suopartito in forte agitazione anche per la scarsa affluenza registrata ieri alle primarie per l’elezione deisegretari regionali. Ma restano in pista le personalità di cui si è parlato nei giorni scorsi: Pier Carlo Padoan, Lorenzo Bini Smaghi, Lucrezia Reichlin e Giampaolo Galli. C’è tuttavia da più parti la consapevolezza che all’Economia, dopomolti ministri “tecnici”, ci sia bisogno di un vero politico: anche per questo sono circolati i nomi di Piero Fassino e di Romano Prodi, che Renzi starebbe sondando in queste ore nonostante il fondatore dell’Ulivo si sia chiamato fuori. Ma oltre alla delicata questione Economia, nella ultime ore vero e proprio oggetto del contendere è diventato il Viminale. Alfano non sembraper nulla intenzionato a lasciare gli Interni, casella che Renzi aveva già destinato al ministro uscente per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini. Motivoper cui tra gli stretti collaboratori di Renzi si comincia a prendere in considerazione l’ipotesi di lasciare Alfano al suo posto, eliminandoin ogni caso la carica di vicepremier. «Per gli Interni vedremo, senza drammi», dice un renziano doc. E che Renzi non abbia in gradimento la carica di vice, che finora non ha voluto neanche al partito, è noto: senza più vicepremerquelruolo sarebbe di fatto nella mani del fidatissimo Graziano Delrio, ormai sicuro sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Nel caso in cui Alfano dovesse restare agli Interni, Franceschini andrebbe ai Beni culturali, mentre per la delega ai Rapporti con il Parlamento Renzi sta pensando a Lorenzo Guerini (che tuttavia sarebbe più utile alla guida del partito) o a Roberto Giachetti.

Dopo il no della scrittore Alessandro Baricco, al quale Renziaveva proposto i Beni culturali, è arrivato ieri anche il no dell’ad di Luxottica Andrea Guerra. Per lo Sviluppo economico salgono dunque le quotazioni di Mauro Moretti, ad di Ferrovie, mentre resta in corsa Claudio De Vincenti, economista e già sottosegretario allo Sviluppo con Letta e Monti. E spunta per la prima volta il nome di Franco Bernabè, ex presidente Telecom. Per la Giustizia, anche comesegnale di non belligeranza nei confronti di Silvio Berlusconi, si sta pensando alla presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro, stimata giurista. In corsa il Lavoro, che potrebbe accorpare anche la Sanità in un grande dicastero del Welfare, l’economista Tito Boeri e l’ex segretario Cgil e PdGuglielmo Epifani. Ma ci sono anche i nomi di Marianna Madia, responsabile lavoro del Pd, e Pietro Ichino.

Oltre alla squadra, gli occhi dei partiti che sosterranno il governo Renzi sono naturalmente puntati sul programma. Gli alfaniani pongono paletti su alcuni temi, come le unioni civili e l’immigrazione. Contatti in questo senso ci sono stati nelle ultime ore tra Delrio e il ministro uscente Gaetano Quagliariello. Sullo sfondo del braccio di ferro Pd-Ncdla legge elettorale, congli alfaniani che chiedonomodifiche pro “piccoli” all’accordo sull’Italicum siglato da Renzi e Berlusconi. Maèdifficile che Renzi possa rompere l’accordo con Fi, accordo che comprende anche le riforme costituzionali del bicameralismo e del Titolo V.

Il Sole 24 Ore – 17 febbraio 2014 

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