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Ogm, il dossier della Presidenza danese. «Libertà ad ogni Paese»

Ragioni ambientali e socio-economiche all’interno nel documento elaborato dal Consiglio.  Ogni Stato membro potrà scegliere se limitare la coltivazione di Organismi geneticamente modificati (Ogm) sul proprio territorio sulla base di “ragioni ambientali complementari”, quindi indipendentemente dalle valutazioni effettuate a livello comunitario.

Sarebbe questo il principio alla base del dibattito per rinnovare la strategia europea sugli Ogm, iniziato a fine gennaio all’interno di un gruppo di lavoro ad hoc. Si tratta di informazioni trapelate dal documento preparatorio della Presidenza danese, Paese che coordina in questo semestre i lavori presso il Consiglio dell’Unione europea, l’istituzione che rappresenta i governi nazionali in Europa.

Ragioni ambientali

Quali motivi possono essere invocati da un Paese per ‘proteggersi’ dagli Ogm? Il testo su cui ragiona il Consiglio presenta un elenco più esaustivo di quello della Commissione europea, allineandosi piuttosto con l’Europarlamento.

Questi i casi:

– la prevenzione delle conseguenze negative per l’ambiente locale determinate da cambiamenti nelle pratiche agricole connessi alla coltivazione di Ogm;

– il mantenimento e lo sviluppo di pratiche agricole, come quelle tradizionali, che combinano la produzione e la sostenibilità degli ecosistemi;

– il mantenimento della biodiversità locale, ovvero di alcuni habitat ed ecosistemi, ma anche più semplicemente di caratteristiche naturali e paesaggistiche;

– l’assenza o l’insufficienza di dati adeguati sulle potenziali conseguenze negative dell’emissione di Ogm per l’ambiente, per la biodiversità o per la sostenibilità dell’ecosistema.

Ragioni socio-economiche

Nel dibattito in corso, si fa riferimento anche a ragioni di tipo socio-economico che possono giustificare la mancata adozione di Ogm nel territorio di un Paese. Così, la necessità di tutelare la diversità della produzione agricola o la purezza delle sementi diventerebbero motivazioni sufficienti per dire no alle coltivazioni non tradizionali, oltre all’impraticabilità o all’alto costo di affiancarle a quelle preesistenti in situazioni geografiche particolari, come nelle località di montagna.

Infine, si potrebbe fare ricorso ad “altri fattori legittimi” e la decisione di non volere le colture geneticamente modificate varrebbe su tutto il territorio nazionale o parte di esso.

Bando o limitazione?

E’ interessante notare che nel testo in discussione è stata eliminata la parola “bando” a favore di una dicitura più soft: ora, infatti, si parla di restringere, limitare la coltivazione (“restrict” nel testo inglese), non di proibirla.

Il dossier sarà una delle priorità della Presidenza danese, desiderosa di sbloccare una situazione in stallo in sede di Consiglio ormai dal settembre 2010, poiché sul tema non si è riuscita a formare una chiara maggioranza né “pro” né “contro” Ogm a livello comunitario.

Agronotizie – 5 febbraio 2012

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