Sei in:

Ogm, via libera del Parlamento europeo alla libertà di scelta dei Paesi. Martina, risultato non scontato. Ma per qualcuno si tratta di un compromesso al ribasso

Dopo quattro anni di negoziati, gli Stati membri dell’Unione europea hanno raggiunto il tanto agognato obiettivo: poter scegliere se limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (Ogm) sul proprio territorio nazionale. A segnare una tappa chiave della nuova normativa il voto finale dell’Europarlamento, che con una solida maggioranza ha messo il sigillo all’accordo dello scorso dicembre fra le istituzioni Ue centrato dalla presidenza di turno dell’Italia. Ora mancano solo l’imprimatur del Consiglio e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale Ue, poi toccherà ad ogni Paese recepire le nuove regole, in primavera.

L’agenda ha voluto che il voto arrivasse il giorno in cui si tirano le somme del semestre di presidenza italiana dei 28. E un accordo sullo spinoso dossier Ogm “non era scontato” fa notare il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, a cui segue a ruota il tweet del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, secondo cui questa direttiva costituisce un “grande risultato” per l’Italia.

“Fino a pochi mesi fa eravamo in una situazione di stallo” ricorda Frederique Ries, la relatrice liberale belga dell’Europarlamento, che forte di 480 voti a favore attacca i 159 contrari, leggi pentastellati e verdi, giudicati “non credibili” perché avrebbero mantenuto uno status quo “inaccettabile”, dove un Paese che vuole essere ‘Ogm free’ finisce di fronte alla Corte di giustizia Ue. Oggi sono nove i Paesi, come l’Italia, che hanno bandito la coltivazione del mais MON810, l’unica coltura alimentare consentita in Europa, mentre sono cinque Paesi Ue e sopra tutti la Spagna, a coltivarlo. Di fronte a chi dalle nuove regole avrebbe voluto di più, Giovanni La Via (Ncd(Ppe), presidente della commissione ambiente del Parlamento europeo, mette subito le cose in chiaro: il compromesso raggiunto “rappresenta l’unico accordo possibile, e come ogni buon compromesso lascia un po’ di amaro in bocca a tutte le parti coinvolte”. Come ai socialisti europei, che avrebbero voluto un fondo di risarcimento danni da eventuali contaminazioni per gli agricoltori. O agli ambientalisti di Greenpeace, per cui la nuova norma è “lacunosa” e invitano l’Italia, come fa Legambiente, a rinnovare subito il bando Ogm e a recepire rapidamente la direttiva Ue.

Soddisfatte la Cia, che ricorda come consumatori e produttori europei vadano a maggioranza “in direzione opposta agli Ogm” e Coldiretti, che parla di “un importante e atteso riconoscimento della sovranità degli Stati di fronte al pressing delle multinazionali del biotech”. A fare il punto è il commissario europeo alla salute, Vytenis Andriukaitis, secondo cui questo voto “porta ad un passo dal fornire agli Stati membri gli strumenti per decidere sulla coltivazione di Ogm sul loro territorio, sulla base di motivi diversi dai rischi per la salute e per l’ambiente autorizzati”. Ma in Friuli Venezia Giulia c’è chi non rinuncia alla sua battaglia personale pro-biotech. “Nelle prossime settimane procederemo all’ennesima semina di Mon 810” annuncia il leader di Agricoltori Federati, Giorgio Fidenato, che avverte: “La Regione si prepari”. (ANSA)

Il compromesso (al ribasso) dell’Europa sugli Ogm. Ogni nazione deciderà da sé

di Giuseppe Sarcina. Sugli Ogm, liberi tutti. L’Europarlamento di Strasburgo ieri ha varato la direttiva che lascia a ogni Stato la facoltà di autorizzare o vietare la coltivazione degli organismi geneticamente modificati, purché approvati dalla Commissione europea. Per altro, un solo caso finora: il mais dell’americana Monsanto, il Mon810. Il ministro delle Politiche agricole Martina e le principali organizzazioni del settore, Coldiretti e Cia, si sono abbandonati all’entusiasmo.

La legge europea entrerà in vigore tra due-tre mesi: sarà sufficiente recepirla nell’ordinamento italiano per confermare il bando delle coltivazioni ogm, sostanzialmente i mangimi per gli animali. Questo voto sembra un chiaro successo per il modello centrato sul localismo, sulla tutela delle specialità di origine controllata (Dop o Igp).

In realtà siamo di fronte a un compromesso tra la lobby dei coltivatori e quella delle multinazionali. Un compromesso al ribasso. Quattro anni di scontri e di dibattiti non sono bastati a dire una parola chiara sugli Ogm. Sono nocivi per la salute? Possono rovinare un territorio? Ragionando in maniera pragmatica, forse non c’erano altre soluzioni. Ma allora tanto varrebbe smantellare l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), mortificata dalla direttiva. Dal punto di vista politico, invece, la nazionalizzazione del dossier ogm costituisce un innegabile passo indietro nell’integrazione europea.

Per il resto, tutto come prima. La Spagna e, in piccola parte, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania proseguiranno a piantare semi ogm. Gli allevatori italiani, per nutrire il bestiame, continueranno a importare il 91% di farina di soia e il 37% di mais da Paesi che ammettono colture ogm.

Ansa e corriere.it – 14 gennaio 2015 

Leave a Reply
 

Your email address will not be published. Required fields are marked (*)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top