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Ogni anno trentamila nuovi malati. «Ma aumentano i casi di guarigione». Presentati ieri gli ultimi risultati del Registro tumori veneto che copre il 96% della popolazione

Marco Bonet. Ogni anno muore l’1% dei veneti. Il 40% di loro, per colpa di un tumore (dopo le malattie cardiovascolari, come l’ictus o l’infarto, è la principale causa di morte). Il numero di casi registrati, infatti, resta alto, 29 mila l’anno, e la loro incidenza sulla popolazione è rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi 30 anni. E però oggi molto più che in passato è possibile curare il cancro, sopravvivergli e perfino conviverci, grazie ai progressi della medicina e all’allungamento della vita. Specie in Veneto, dove è presente una rete oncologica di assoluto primordine e dove le campagne per la prevenzione stanno dando buoni risultati (in particolare per mammella, colon-retto e cervice), con un calo importante dei fumatori mentre l’alcol, come nel resto del Nordest, continua ad essere un problema.

Sono, queste, alcune delle riflessioni emersi ieri in Regione in occasione della presentazione degli ultimi risultati del Registro tumori, arrivato a coprire il 96% della popolazione (in passato vi furono polemiche perché non si arrivava al 50%: l’obiettivo è quota 100% entro gennaio, ricoprendo anche l’Usl del Veneto Orientale ora esclusa), una performance che ci colloca in cima alla classifica nazionale (secondo è il Friuli Venezia Giulia con 1,2 milioni di abitanti censiti), dove peraltro non sono diffusi registri regionali ma piuttosto provinciali, circostanza che non aiuta l’omogenizzazione dei dati poi utilizzati dai medici per lo studio e la ricerca, dai direttori generali per organizzare il lavoro nelle Usl, dalla Regione per programmare dove e come intervenire. Tre gli aspetti che si cercheranno di migliorare ulteriormente: l’aggiornamento (oggi i dati sono fermi al 2013), la loro geolocalizzazione, che renderebbe possibile indagare il perché ci si ammala in alcune zone piuttosto che in altre («In occasione dell’emergenza Pfas – ricorda il direttore generale della Sanità Domenico Mantoan – proprio il Registro tumori ci permise di escludere una correlazione tra inquinanti e malattie oncologiche»), l’integrazione tra fascicolo elettronico e cartella oncologica informatizzata. Soddisfatto l’assessore alla Sanità Luca Coletto, tabagista incallito che nell’occasione ha rivelato di aver smesso di fumare, («Prendendo subito 10 chili» ha sorriso): «È stato fatto un grande lavoro e di questo va dato merito al professor Massimo Rugge, il direttore scientifico. Ora siamo in linea con le normative nazionali sulla privacy e grazie anche ad una legge approvata dal consiglio regionale il Registro viene costantemente aggiornato».

Il professor Rugge ha quindi «fotografato» la realtà del tumore in Veneto: nel 2013 sono stai censiti 29.429 casi (369 mila in tutta Italia), con un incidenza di 627 ogni 100 mila abitanti. Di questi, 12.416 casi hanno riguardato uomini, 14.013 donne. Nei maschi i tumori colpiscono più di frequente la prostata (21%), il colon-retto (13%), il polmone (12%); nelle donne, invece, la mammella (31%) e il colon-retto (11%). Il tasso di incidenza, dal 1997 ad oggi, è rimasto sostanzialmente invariato ma Mantoan legge positivamente il dato perché «l’aspettativa di vita è cresciuta e i tumori colpiscono sopratutto in età avanzata, sicché la combinazione di questi due elementi avrebbe dovuto portare ad un aumento dell’incidenza. Il fatto che sia rimasta invariata è la prova che si sta lavorando bene».

Con un impegno, anche finanziario, importante: un miliardo l’anno circa tra cure, farmaci e medicina palliativa. La conferma delle «buone pratiche» venete è arrivata da Lucia Mangone, responsabile nazionale dei Registri tumore, secondo cui il Veneto è la terza regione, dopo Emilia Romagna e Toscana, per tasso di sopravvivenza (61,5%). «Ovviamente il dato varia, e di molto, a seconda della patologia – ha precisato Mangone – si va da oltre il 90% per tiroide, prostata e testicolo all’8% del pancreas, il 13% dell’esofago, il 16% del polmone».

I progressi medici hanno poi consentito in molti casi di «cronicizzare» la malattia: non si guarisce, ma grazie alle cure e ai farmaci è possibile conviverci per 10 o 20 anni. «Un risultato importante se si pensa che molti tumori insorgono in età avanzata, dopo i 65 anni».

IL Corriere del Veneto – 8 novembre 2017

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