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Ok del governo al fondo taglia-cuneo. Destinazione in misura uguale per imprese e lavoratori

Ultime limature nella notte. Saccomanni «L’economia italiana sta uscendo dalla recessione. Anche se questo non significa che siamo riusciti a risolvere tutti i problemi»

Un unico fondo per la riduzione del cuneo fiscale, alimentato da due rubinetti: spending review e lotta all’evasione fiscale. Con la possibilità di utilizzare, nel 2014, anche altre entrate tra cui quelle derivanti «da misure straordinarie di contrasto all’evasione» (come per esempio quella sul rientro dei capitali). Le risorse che confluiranno nel fondo andranno, «in ugual misura», e cioè al 50% a ridurre le tasse su imprese, lavoratori autonomi e professionisti e al restante 50% a beneficio di lavoratori dipendenti e pensionati.

Il governo, in tarda serata di ieri, deposita in commissione Bilancio alla Camera l’emendamento che istituisce presso il ministero dell’Economia il «Fondo per la riduzione della pressione fiscale». Le risorse assegnate al fondo saranno utilizzate «annualmente» per incrementare, per le imprese, le deduzioni (articolo 11, comma 1, lett. a, numeri 2 e 3 e comma 4-bis del Dlgs 446 del 1997); e per i lavoratori e i pensionati le detrazioni previste dall’articolo 13, commi 1, 3 e 4 del Dpr 917 del 1986.

Il Def dovrà recare l’indicazione del recupero di evasione fiscale registrato nell’anno precedente, i risparmi di spesa e le maggiori entrate; mentre la legge di stabilità, sentite le parti sociali, potrà individuare eventuali interventi di miglioramento degli strumenti di contrasto all’evasione fiscale e di razionalizzazione della spesa. Ma anche i nuovi importi (e modalità di applicazione) delle deduzioni e detrazioni.

L’esecutivo punta quindi a dare primi segnali sul lavoro. Che resta un’emergenza: ieri l’Istat ha ricordato come ci siano oltre 3,7 milioni di under35 che non studiano e non lavorano (siamo ai primi posti in Europa). Ma il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, vede anche il bicchiere mezzo pieno: «L’economia italiana sta uscendo dalla recessione. Anche se questo non significa che siamo riusciti a risolvere tutti i problemi».

I lavori della commissione Bilancio, presieduta da Francesco Boccia, sono stati sospesi ieri poco prima delle 15; e riprenderanno oggi per una corsa contro il tempo (visto che l’approdo in aula del provvedimento resta confermato per martedì 17).

Ci sono ancora nodi da sciogliere. Sulla nuova Tobin Tax (manca l’ok del Tesoro); sulle spiagge (probabilmente entrerà la chiusura del contenzioso sui canoni demaniali); e fanno discutere pure le norme sugli impianti sportivi.

Nella giornata di ieri è stato ap7 È la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto incassato dal lavoratore, essendo il restante importo versato al fisco e agli enti di previdenza e pensionistici. Secondo l’Ocse l’Italia è sesta nella graduatoria della pressione fiscale sul lavoro (47,6% per un single senza figli), in una classifica guidata dal Belgio, davanti a Francia (50,2%) e Germania (49,7%). Rispetto alla pressione del fisco su una coppia monoreddito con due figli, l’Italia sale invece al 4?posto. provato un emendamento del relatore Maino Marchi che fa salire al 95% (dal 90%) la rivalutazione delle pensioni tra 3 volte e 4 volte il trattamento minimo Inps (e quindi per gli assegni tra i 1.500 euro e 2mila euro circa). Resta confermata la rivalutazione piena (100%) per i trattamenti fino a 3 volte il minimo; e del 75% per gli assegni tra 4 volte e 5 volte il minimo. Mentre per i trattamenti tra i 5 e 6 volte il minimo la percentuale di rivalutazione scende al 50% (dal 75%); e per le pensioni superiori a 6 volte il minimo (per le quali nel testo approvato dal Senato non è prevista per il 2014 alcuna rivalutazione) l’emendamento Marchi prevede la rivalutazione nella misura del 40% nel 2014 e del 45% per ciascuno degli anni 2015 e 2016.

Un altro emendamento approvato ieri (tra i firmatari Andrea Giorgis) supera il cosiddetto “galleggiamento delle retribuzioni” nel pubblico impiego. In pratica, coloro che hanno ricoperto alcuni ruoli o incarichi, dopo che sono cessati dal ruolo o dall’incarico medesimo, e sono tornati a svolgere le mansioni nell’amministrazione di appartenenza, non conserveranno più i trattamenti economici (e contributi) superiori connessi al ruolo o all’incarico. Ma saranno retribuiti per il lavoro svolto. E quindi gli verrà corrisposto «un trattamento pari a quello attribuito al collega di pari anzianità».

Via libera pure a un emendamento, a firma di Pino Pisicchio, che prevede come la mobilità universitaria possa essere favorita anche dalla possibilità di effettuare trasferimenti di professori e ricercatori consenzienti attraverso lo scambio contestuale di docenti in possesso della stessa qualifica (tra due atenei consenzienti). Sì anche a un’altra norma che apre alla possibilità di utilizzare i fondi dell’8 per mille anche per la messa in sicurezza delle scuole.

Il Sole 24 Ore – 15 dicembre 2013 

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