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Online si vende sempre più cibo. Scatta la difesa del made in Italy. L’e-commerce cresce del 30%, il ministero ha fermato 700 agro-pirati

Maurizio Tropeano. La crescita c’è ma e lenta e deve fare i conti con la diffidenza degli italiani ad acquistare sul web cibo, prodotti alimentari e vino e la concorrenza sui mercati esteri dell’agropirateria. Rispetto al 2015 l’e-commerce del cibo vale 575 milioni, il 30 per cento in più. Una cifra che raggiunge i 650 milioni se si tiene conto anche delle esportazioni.

All’interno degli acquisti alimentari online, l’enogastronomia cresce del 17% e, con un valore di poco superiore ai 240 milioni di euro, rappresenta ancora il 47% del valore del settore. È questa la fotografia scattata dall’Osservatorio eCommerce B2C (School of Management del Politecnico di Milano e consorzio del commercio elettronico italiano), che mette anche in luce come il Food&Grocery in valore assoluto incide ancora marginalmente (3%) sul totale del mercato attestato a circa 20 miliardi.

Perché questa marginalità? Un rapporto realizzato dalla Nielsen Global Marketing per la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori sottolinea che solo 1 italiano su 10 è favorevole a comprare prodotti alimentari, vini e liquori attraverso il canale dell’e-commerce. Senza dimenticare i rischi di contraffazione soprattutto sui mercati esteri. E così il ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina, ha firmato protocolli di collaborazione con e-Bay e Alibaba, che «hanno consentito in un anno di registrare più di 700 casi di protezione dei prodotti italiani».

La Stampa – 4 dicembre 2016

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