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Orari medici, domani al via la direttiva Ue con incompatibilità da risolvere. Il punto aggiornato su regole e sanzioni

orario-lavoroSanita-WebIl 25 novembre entra in vigore la legge 161/2014 di attuazione della direttiva comunitaria 88/2003 sui turni di lavoro. L’articolo 14 abroga due precedenti norme italiane (dlgs 66/03 e legge 133/08) che escludevano il personale sanitario dalla normativa Ue su orari e riposi del personale del servizio sanitario nazionale. Invece i medici delle strutture private erano già rientrati nelle più vantaggiose previsioni “europee” nel 2008. I sindacati Cida Confedir e Cosmed, confederazioni della dirigenza medica, lo scorso ottobre hanno diffidato l’Aran, perché li convocasse, cosa che ha fatto: urge risolvere le contraddizioni del contratto ospedalieri 2008 che, basato sulle leggi meno favorevoli, prevede regole in parte incompatibili su guardia e pronta disponibilità sostitutiva o integrativa. La materia è disciplinata da contratti collettivi, ma la nuova legge subentra non appena gli accordi non citano un particolare o qualcuno li disapplica a livello aziendale.

Ecco pertanto una disamina, pubblicata sul sito Doctor33, di cosa prevede la riapplicazione in corsia della 66/2003 tredici anni dopo.

Orario di lavoro – In base all’articolo 4 non può più superare 48 ore settimanali calcolate come media in un arco di 4 mesi e comprensive delle ore di straordinario. I contratti possono elevare l’arco fino a 12 mesi per ragioni obiettive, tecniche od organizzative. Alla scadenza in caso di “sforamento” la struttura deve informare la Direzione provinciale del lavoro.

Straordinari – Il ricorso agli straordinari (articolo 5) è disciplinato dai contratti ma in mancanza è ammesso nel limite di 250 ore annuali per esigenze eccezionali non fronteggiabili assumendo nuovi lavoratori, per casi in cui la mancata esecuzione dei lavori può causare pericolo a persone o alla produzione, o per eventi particolari.

Riposi – Ogni 24 ore il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo consecutivo (articolo 7 dlgs 66/33). Se il lavoro giornaliero eccede le 6 ore il lavoratore deve beneficiare di pausa non inferiore a 10 minuti. Ogni 7 giorni il lavoratore ha diritto ad almeno 24 ore consecutive di riposo, da cumulare con le ore di riposo giornaliero già citate. Il lavoratore ha poi diritto ad almeno 4 settimane di ferie nell’anno non sostituibili dal pagamento dell’indennità per ferie non godute, salvo che se si risolve il rapporto di lavoro.

Notte – L’orario dei lavoratori notturni (articolo 13) non può superare le 8 ore in media nelle 24 ore. I contratti definiscono eventuali riduzioni o particolari indennità e prevedono controlli preventivi e periodici.

Contratto 2008 – Gli articoli dal 14 al 17 del contratto 2008 prevedono intanto 38 ore di lavoro a settimana tranne che per l’orario dei direttori di unità operativa complessa, flessibile e senza straordinari. Il contratto prevede poi che il servizio di guardia sia espletato tanto in orario di lavoro quanto fuori e ore e la recente sentenza Cassazione 21262 del 20 ottobre scorso concede che i turni possano essere retribuiti anche al di là della capienza dei fondi. Va infine rivista la normativa sull’istituto della piena disponibilità (turno di 12 ore sostitutivo o integrativo della guardia).

Sanzioni – Le sanzioni per le aziende vanno da 100 a 3000 euro per mancato rispetto del riposo giornaliero e da 200 a 10000 euro per mancato rispetto della durata massima del tempo di lavoro settimanale. 

In caso d’irregolarità verificata nell’arco di tempo indicato dal contratto, anche aziendale ove questo lo preveda, il medico denuncia la sua situazione alla Direzione Territoriale del Lavoro che attiva l’ispezione. In caso di danno al paziente sono più probabili le condanne per le aziende inadempienti ma in teoria anche le azioni di rivalsa verso il medico “stakanovista” da parte dei magistrati contabili per il danno erariale all’azienda da cui in realtà quello è “vessato”.

IL GOVERNO: ASSUMEREMO 3 MILA MEDICI. PIANO STRAORDINARIO PER ADEGUARSI ALLA DIRETTIVA EUROPEA SUI TURNI NELLA SANITÀ.

Paolo Russo. Da domani in corsia (negli ospedali sia pubblici sia privati) avremo anche meno medici stressati da turni massacranti, ma con l’entrata in vigore della direttiva europea che dice basta agli orari non-stop rischiano di andare in tilt soprattutto servizi d’emergenza e pronto soccorso. Mentre in sala operatoria potrebbe saltare più di un intervento per penuria di anestesisti. Il governo di proroghe non vuol sentir parlare perché significherebbe andare sicuramente incontro a pesanti sanzioni da parte della Corte di giustizia europea, visto che l’Italia già si è vista sventolare da Bruxelles il cartellino giallo della procedura d’infrazione, dopo il rinvio di un anno del nuovo orario deciso per legge nell’estate del 2014. Ma il ministero della Salute e quello della Funzione pubblica in queste ore stanno mettendo giù una norma che, in deroga ai vari blocchi del turn over, consenta quello che loro stessi definiscono «un piano straordinario di assunzioni».

Manca personale

I dati sui buchi in pianta organica che stanno affluendo dalla regioni parlano di almeno 3mila medici da assumere, tacendo il fatto che all’appello mancano anche 20mila infermieri. Un costo che si aggira sui 4-500 milioni di euro. La copertura sarebbe stata già individuata e verrebbe dalle nuove norme anti-cause sanitarie da inserire nella legge di stabilità, che riducendo il contenzioso tra medici e pazienti porrebbero un freno anche a quella medicina difensiva che, facendo prescrivere anche quel che non serve, costa allo Stato una decina di miliardi. Del resto dal 25 novembre l’Europa impone anche ai nostri ospedali massimo 48 ore di lavoro settimanale (reperibilità compresa), turni mai superiori alle 13 ore e, soprattutto, 11 ore di riposo filate da garantire a tutti. Paletti oggi rispettati in pochi angoli d’Italia. Tant’è che uno studio del sindacato dei camici bianchi ospedalieri, l’Anaao, parla di 4 medici su dieci con disturbi del sonno.

Sanitari stressati

«E come potremmo non essere stressati se ogni giorno gestiamo più di 20 pazienti, facendo in media 13 guardie al mese e lavorando anche dopo il turno di notte», afferma il dottor Mario R. alla fine di una interminabile giornata trascorsa al pronto soccorso del Sant’Andrea di Roma. «Sa quante ore accumulo di straordinari al mese? Oltre 150…», dice Roberto L. che lavora al «Cardarelli» di Napoli. «Il numero di medici presente in un reparto – spiega Diego Piazza, presidente di Acoi, l’associazione dei chirurghi- risponde ad una legge dello Stato. Poi però vediamo che ci sono reparti con un solo chirurgo e mi chiedo come sia possibile far rispettare un orario di servizio adeguato, quando casomai su quattro medici a supporto del chirurgo due hanno la 104 e un altro ha un’invalidità per cui non può fare le notti».

E se per i camici bianchi lavorare così è uno stress per i pazienti diventa un rischio. Ma non lo è da meno quello paventato dal presidente della Federazione di asl e ospedali (Fiaso), Francesco Ripa di Meana: «Il problema è molto più ampio perché la direttiva europea va applicata a tutto il personale sanitario non solo ai medici e così rischiamo di sospendere servizi anche importanti come quelli di emergenza». «Confido che il buon senso faccia adottare una soluzione con effetti immediati», conclude. Facendo capire che le assunzioni non si fanno dall’oggi al domani, mentre il nuovo orario rischia di creare il panico in ospedale già tra 24 ore.

“BISOGNA SBLOCCARE IL TURN OVER IN 13 MILA VERSO LA PENSIONE”. IL SINDACATO CONFERMA LO SCIOPERO DEL 16 DICEMBRE

Costantino Troise, Segretario nazionale dell’Anaao, il più forte sindacato dei medici ospedalieri, non vuol sentir parlare di nuove proroghe all’entrata in vigore dell’orario anti turni massacranti. «Servono dalle 3 alle 5mila assunzioni per far funzionare i servizi, non c’è alternativa».

Dalle direzioni di asl e ospedali fanno sapere che con il nuovo orario rischiano di chiudere servizi importanti. Condivide?

«Qualche ambulatorio potrebbe anche chiudere o ridurre il propri orario di servizio ma senza assunzioni il vero rischio è quello di rendere ancora più estenuanti le liste d’attesa. Che già così come sono generano gravi fenomeni di esclusione sociale».

Dopo anni di blocchi delle assunzioni quanti medici mancano in pianta organica?

«E’ difficile fare calcoli ma noi stimiamo sia necessario assumerne tra i 3 e i 5mila per far funzionare le cose con il nuovo orario. Mancano soprattutto anestesisti e medici dell’emergenza e nei pronto soccorso. E poi il problema è maggiore nelle regioni in Piano di rientro, come Lazio, Campania, Piemonte, dove il blocco del turn over è stato più rigido. Ma non è detto debbano essere assunti tutti subito. Si potrebbe farlo in due o tre anni come per la scuola».

Ma il nuovo orario entra in vigore il 25 novembre. In attesa delle assunzioni non sarebbe necessaria una proroga?

«Un’altra? La direttiva europea che mette fine ai turni massacranti in ospedale è del 2003. Qualunque norma che non preveda l’immediata applicazione del nuovo orario rischia di infrangersi in pesantissime sanzioni della Corte di Giustizia europea. Che già aveva mal digerito la proroga di un anno imposta dalla legge 114 del 2014».

Quindi?

«Bisogna sbloccare il turn over, non c’è alternativa. Non solo per garantire i servizi ma anche perché altrimenti avremo in attività medici sempre più anziani. Mi chiedo a quali criteri di sicurezza risponda avere dei settantenni costretti a fare le guardie mediche notturne. Ma la vera emergenza è un’altra».

Quale?

«Quella che scatterà a breve per effetto della legge Fornero, che consentirà ad altri 13mila medici di andare a riposo per raggiunti limiti di età o di anzianità contributiva. Da quel che mi risulta oltre il 90% è intenzionato ad approfittare delle prossime finestre per andare in pensione».

Confermato lo sciopero del 16 dicembre?

«Si, come la manifestazione di sabato prossimo a Roma. Non possiamo essere considerati solo un costo da tagliare e non si può rispondere a un blocco dei contratti che dura da sei anni con uno stanziamento, nemmeno certo, che porterebbe ad aumenti medi di 10 euro netti in busta paga».

Da Doctor33 e La Stampa – 24 novembre 2015 

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