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Orario di lavoro, l’Aran convoca i sindacati medici il 10 novembre. Garavaglia: «Mini-proroga in arrivo per la scadenza del 25 novembre». Dalle regioni prime ipotesi sulle deroghe

di Rosanna Magnano. L’Aran convoca i sindacati della dirigenza medica il 10 novembre. In agenda il tema delicatissimo dell’orario di lavoro, con il ripristino delle norme Ue sui riposi che scatta dal 25 novembre. In assenza di proroghe (che sono comunque in cantiere) tornerebbero infatti applicabili le disposizioni comunitarie sul tetto di 48 ore di lavoro settimanali e sul riposo biologico di 11 ore al giorno.

«Sul problema – spiega Sergio Gasparrini, presidente dell’Aran – cercheremo un accordo con i sindacati per arrivare a un contratto collettivo nazionale. Con il comparto la trattativa seguirà un binario distinto pur essendo lo stesso argomento». L’intesa mira a introdurre eventuali deroghe, nel rispetto della protezione e della sicurezza dei lavoratori.

In cantiere la mini-proroga

Intanto le Regioni lavorano a una mini-proroga di un mese o due per spostare quanto basta il timer della «bomba» che secondo le scadenze imposte da Bruxelles investirà il Ssn a partire dal 25 novembre, data in cui entrerà in vigore – dopo il differimento di un anno – la legge 161/2014 (legge europea 2013-bis) che all’articolo 14 sancisce l’abrogazione di due norme derogatorie della normativa Ue in materia. Lo ha detto il presidente del Comitato di settore Massimo Garavaglia. «L’idea è di introdurre una riga in uno dei decreti sugli enti locali in rampa di lancio – spiega l’assessore all’Economia lombardo – per poter ragionare con calma mentre si approva la Stabilità 2016 e iniziare con il nuovo regime a partire dal prossimo anno. Penserà a tutto l’Aran». L’appuntamento con i sindacati c’è ma il tempo sarà poco in ogni caso e il Comitato di settore deve ancora formulare una proposta definitiva da inviare all’Aran.

Le ipotesi sul tavolo del Comitato di settore

Slittamento a parte, sul tavolo di lavoro delle Regioni ci sono solo ipotesi. Il Comitato di settore ha infatti analizzato ieri un primo documento con le direttive auspicate (vedi testo correlato). Nella bozza si considera tra l’altro l’ipotesi di consentire riposi inferiori alle 11 ore (per esempio in presenza di eventi eccezionali e non prevedibili o di assenze improvvise) e la possibilità di prevedere, nei turni mattina-notte, la presenza del medico anche precedentemente all’inizio del servizio di guardia notturna a condizione di garantire allo stesso dirigente almeno otto ore consecutive di riposo tra i due periodi di attività.

Andranno inoltre individuati gli istituti esclusi dalla definizione e dal computo dell’orario di lavoro (per esempio corsi di formazione, attività volontaristiche, libera professione). E sul tetto massimo delle 48 ore di lavoro settimanale (che si dovrebbe calcolare come media su 4 mesi) le direttive indicano la possibilità di espandere il periodo di riferimento fino a 12 mesi, per ragioni obiettive, tecniche o inerenti l’organizzazione del lavoro (carenza di personale, necessità di garantire la continuità assistenziale).

Anaao giovani frena: così si ostacola la stabilizzazione dei precari

Il canovaccio delle Regioni non piace ad Anaao giovani: «Le linee guida regionali – spiega Domenico Montemurro, responsabile nazionale della sezione giovani di Anaao – devono necessariamente far riferimento, per eventuali deroghe alla normativa Ue, a una contrattazione nazionale e pertanto a livello decentrato non è possibile assumere iniziative in solitaria».

Anche sull’accorciamento del periodo di riposo da 11 a 8 ore da valutare caso per caso Montemurro frena: «Bisogna valutare se questa deroga entra i contrasto con le sentenze Simap e Jaeger della Corte di Giustizia Ue e con la direttiva europea 2003/88/Ce, valendo la cosiddetta clausola di non regresso».

Riposo a rischio anche nelle ipotesi che riguardano i turni mattina-notte, in cui spesso i medici («che non sono semplici impiegati», sottolinea Montemurro) che hanno fatto il turno di mattina non staccano quai mai esattamente a mezzogiorno per poi riposare otto ore (e ovviamente neanche 11), ma più tardi. «In questa situazione – conclude il responsabile di Anaao Giovani – è chiaro che viene impedita qualsiasi stabilizzazione dei precari o sblocco del turnover con l’assunzione di giovani medici. E si finisce per peggiorare le condizioni di lavoro di tutti i medici ospedalieri e in particolare degli ultracinquantenni».

Il Sole 24 Ore sanità – 6 novembre 2015 

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