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Orse e lupi, in Italia non c’è spazio per la natura. Che ci piace tanto, ma deve stare al suo posto: non deve disturbare

Ferdinando Boero*. Il caso dell’orsa uccisa con una eccessiva dose di narcotico sta ricevendo grandissima attenzione. Si arriva a chiedere le dimissioni del ministro dell’Ambiente per l’assassinio (sic) dell’orsa. Mi viene in mente la storia di King Kong, come la dipinse Frank Zappa. Riassumo: c’era uno scimmione che viveva tranquillo e beato sulla sua isola, arrivarono degli uomini e lo presero, portandolo a casa propria, per farlo vedere a tutti. E poi lo uccisero.

L’orsa è stata presa dalla Slovenia e portata in Italia, in modo che anche noi potessimo dire: ci sono gli orsi nei nostri boschi. Ma poi si è comportata da orsa, e questo non va bene. La natura ci piace tanto, ma deve stare al suo posto, non deve disturbare. Se disturba diventiamo letali. Lo stesso succede con i lupi. Da una parte siamo contenti che tornino, dall’altra pretendiamo che «stiano al loro posto». L’atteggiamento è identico nei confronti degli squali. Ci commuoviamo quando vediamo che vengono sterminati per prendere le pinne, ma poi esigiamo che non ce ne siano nelle acque in cui facciamo il bagno.

Tutto questo la dice lunga sulla cultura che abbiamo sviluppato, soprattutto in Italia. Non c’è spazio per la Natura in quella che chiamiamo Cultura. La Natura trova spazio solo sotto forma di edulcorate storielle che i giornali amano pubblicare, soprattutto in estate quando si devono riempire le pagine e i commentatori di cose serie sono in vacanza. Ci sono fior di programmi sulla natura, in tutte le reti. Ma anche in questo caso, di solito, si raccontano edulcorate storielle. Non parliamo della scuola. La Natura proprio non esiste. Magari è stata messa nei programmi, ma il massimo rilievo viene dato alle discipline umanistiche e alla matematica, ritenuta sufficiente per avere un solido substrato culturale in campo scientifico. Ma la matematica non ci insegna come funziona un ecosistema, o quale è il ruolo dei predatori apicali nelle reti trofiche. Ruolo dei predatori apicali nelle reti trofiche… chissà se tutti capiscono. La matematica ci può aiutare a esprimere con rigore questi concetti, ma non ci dà i concetti.

Un percorso educativo che dà così scarso rilievo alla Natura non può che dare questo risultato: il nostro Paese sta distruggendo il proprio patrimonio naturale senza porsi tanti problemi. Ci creiamo qualche alibi introducendo qualche specie carismatica, ma poi non siamo in grado di convivere con queste specie semplicemente perché non abbiamo la cultura per farlo.

A livello individuale questi errori di valutazione sono diffusissimi. Gli amanti dei cani, nel nostro Paese, spesso indirizzano le proprie scelte su razze selezionate per aggredire, per difendere il territorio, per combattere. Si compra un bel cucciolotto di rottweiler e poi ci si accorge che non è molto gestibile. In Italia i cani aggressivi di solito se la prendono con i padroni, con i loro figli o con i figli dei loro amici. E ogni volta, dopo tragedie che a volte portano a esiti fatali, c’è sorpresa: era così buono. I cani abbandonati sono proprio come l’orsa uccisa. Prima si comprano, e poi ci si accorge che non fanno per noi. L’Italia è l’unico Paese europeo occidentale dove si può morire a causa dell’aggressione di branchi di cani. Per il momento di persone sbranate da lupi e orsi non se ne segnalano.

Si parla tanto di riforma della scuola. Il problema viene affrontato da molti punti di vista, soprattutto riguardanti l’edilizia e il personale. Ma di adeguamento dei programmi non se ne parla. D’altronde, se si pensasse di modificare i programmi, nelle commissioni ministeriali non verrebbero certo chiamati i naturalisti.

Se tutto questo avesse ripercussioni sulla gestione di una specie introdotta artificialmente (come l’orsa slovena deportata in Italia) non ci sarebbe molto da dire. Ma il nostro patrimonio naturale è stato devastato dovunque, e le conseguenze economiche di questa devastazione sono gravissime, per non parlare dei morti. L’unica grande opera veramente necessaria è la rinaturalizzazione del territorio, in modo che ricominci a funzionare per bene. Per farlo dobbiamo ritornare in armonia con la Natura. Ma la cultura dominante non comprende la Natura, a cui viene dato un valore eminentemente estetico mentre se ne ignora l’importanza sul nostro benessere e su quello della nostra economia. Parliamo sempre di capitale economico e non ci interessa il capitale naturale. Le decisioni sono prese dando priorità all’economia rispetto alla natura. Come se le leggi dell’economia fossero più forti delle leggi della natura. Ovviamente dopo ogni catastrofe naturale si dice che dobbiamo fare qualcosa per prevenire i disastri, ma poi non facciamo mai niente, fino all’emergenza successiva. Oppure risolviamo la questione coprendo di cemento qualche costone pericolante. Avremmo speso meno se avessimo fatto un buon uso dell’ambiente, invece spendiamo molto di più per far fronte alle emergenze causate dalla nostra ignoranza. E continuiamo a comportarci da ignoranti.

Mi spiace per l’orsa uccisa, mi spiace per i suoi cuccioli oramai orfani. Ma non poteva essere altrimenti in un Paese che ha espulso la Natura dalla propria cultura.

*Professore di Zoologia, Università del Salento / CoNISMa / CNR-ISMAR

La Stampa – 13 settembre 2014 

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