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Ospedali, bocciata la riforma. Il Consiglio di stato rinvia al governo il decreto sugli standard qualitativi: testo confuso e poca chiarezza sulle intese

Tanta confusione, un abuso di termini in inglese o incomprensibili o quasi, come «georeferenziazione», una sciatteria tale da scrivere la parola « regioni» alternativamente con la r minuscola e maiuscola. E il dubbio che gli obiettivi di razionalizzazione previsti possano essere veramente raggiunti. Risultato: il Consiglio di stato, con un parere reso nei giorni scorsi, ha rispedito al ministero della salute lo schema di decreto sui nuovi standard dell’assistenza ospedaliera. La sentenza del Consiglio di Stato

Tra i rilievi il periodo di vigenza che secondo i magistrati dovrebbe scattare dal 2015 e non dal 2014. E poi dubbi anche sulla clausola di invarianza finaziaria. Rilevato, inoltre, che non è chiaro se le proposte indicate come “irrinunciabili” e consegnate dalle Regioni nella seduta della Stato Regioni del 5 agosto 2013 siano state accolte o meno. Oltre a questi rilievi sostanziali, moltissimi quelli formali e sintattici evidenziati dai giudici di Palazzo Spada

di Gianni Macheda Tanta confusione, un abuso di termini in inglese, periodi ingarbugliati, uso di termine incomprensibili o quasi, come «georeferenziazione», una sciatteria tale da scrivere la parola «regioni» alternativamente con la r minuscola e maiuscola. Risultato: il Consiglio di stato, con il parere numero 03453/2014 del 6/11/2014, rispedisce al mittente, cioè il ministero della salute, lo schema di decreto recante regolamento sulla «Definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera».

Molti i rilievi formali, ma tanti anche quelli di sostanza, espressi dai giudici di Palazzo Spada sul testo frutto di concertazione con il Mineconomia e di un lungo confronto in Conferenza stato-regioni. Testo che scaturisce dalle leggi 311/2004 e 135/2012 e da ultimo dal Patto per la salute 2014-2016 del 10 luglio 2014, che all’art. 3 ha previsto la stipula dell’intesa sul regolamento.

Sui tre articoli (più un allegato) il Consiglio di stato rileva innanzitutto «una scrittura assai lontana dai buoni canoni di un periodare piano, comprensibile a prima lettura ed elegante e per un uso assai frequente di acronimi e di espressioni in lingua straniera, il cui ricorrere — secondo le regole della redazione dei testi legislativi — andrebbe vietato».

Più sostanziale è invece il rilievo relativo a un documento consegnato dalle regioni con proposte indicate come «irrinunciabili», che non risultano accolte o non è chiaro se lo siano state. In altre parole, il dicastero guidato da Beatrice Lorenzin deve chiarire la sussistenza o no dell’intesa. Sempre sul piano sostanziale, il decreto da alle regioni tre anni per ridurre i posti letto ma del triennio 2014-2016, al quale si fa riferimento, il primo anno è ormai già interamente trascorso. Meglio parlare quindi di triennio 2015-2017.

Nel porre riparo a questi buchi, il ministero dovrà anche sistemare un po’ di punteggiatura, spiegare perché quando parla di Livelli usa la maiuscola e decidere una volta per tutte «se la parola «regioni» debba essere scritta con l’iniziale maiuscola o minuscola». E ancora far capire cosa si intende per «georeferenziazione» e perché non usa un termine italiano al posto di «mission».

Infine, nel i giudici di Palazzo Spada hanno posto in evidenza che, se è vero che l’art. 2 contiene la clausola d’invarianza finanziaria, “è anche vero che l’adeguamento delle regioni ai suggerimenti contenuti nell’allegato ed il connesso cambiamento/adeguamento di alcune strutture necessario al perseguimento dei fini fissati nell’allegato stesso potrebbe comportare un immediato onere a carico della finanza pubblica, prima di provocare i risparmi attesi”.

 

Tra le previsioni dello schema di decreto, la classificazione delle strutture ospedaliere in tre livelli a complessità crescente (presidi ospedalieri di base, con bacino di utenza compreso tra 80 mila e 150 mila abitanti; presidi ospedalieri di I livello, con bacino di utenza compreso tra 150 mila e 300 mila abitanti; presidi ospedalieri di II livello, con bacino di utenza compreso tra 600 mila e 1.200.000 abitanti. E il criterio vincolante di programmazione ospedaliera indicando alle regioni il parametro della dotazione dei posti letto ospedalieri accreditati ed effettivamente a carico del Servizio sanitario regionale, a un livello non superiore a 3,7 posti letto per mille abitanti, comprensivi di 0,7 posti letto per mille abitanti per la riabilitazione e la lungodegenza. La durata media di degenza, per i ricoveri ordinari, dovrà essere inferiore mediamente a sette giorni.

ItaliaOggi – 18 novembre 2014 

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