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Otto viceministri, 31 sottosegretari di cui tre veneti. Tra i viceministri, quattro sono di Fratelli d’Italia mentre Lega e Forza Italia ne esprimono due ciascuno.

Economia e Chigi. Leo (Fdi) vice unico al Mef, Valentini (Fi) alle Imprese. Durigon (Lega) sottosegretario al Lavoro, il fedelissmo di Meloni Fazzolari al programma. Infrastrutture. La Lega fa il pieno: dopo Salvini, Rixi vice e delega al Cipess per Morelli. Sisto (Fi) vice alla Giustizia. Sgarbi alla Cultura, Rauti (Fdi) alla Difesa

La squadra di governo adesso è completa. Dopo i 24 ministri, la premier Giorgia Meloni ha nominato 8 viceministri e 31 sottosegretari. Tre sono i Veneti di quest’ultima chiamata che vanno ad aggiungersi ai 3 ministri veneti Casellati, Nordio e Urso

Il doppio salto lo ha fatto il veronese Gianmarco Mazzi. “New entry” a Montecitorio nelle fila di Fratelli d’Italia, con le politiche di settembre, e adesso nella compagine di governo come sottosegretario alla Cultura, dove responsabile del dicastero è il giornalista, già direttore del TG2, Gennaro Sangiuliano. Il nome di Mazzi è sinonimo di spettacoli musicali di grande successo, non solo televisivi, dall’Arena di Verona al Festival di Sanremo.

Fa il suo ingresso nel governo il riconfermato senatore leghista Andrea Ostellari, padovano, professione avvocato, che andrà ad affiancare in Via Arenula il ministro veneto della Giustizia, il trevigiano di Fratelli d’Italia Carlo Nordio.

Infine, si allunga il curriculum politico di Massimo Bitonci, altro esponente della Lega. Già sindaco di Cittadella e Padova, alla sua terza legislatura parlamentare. Sottosegretario al Mef nel Governo Conte 1, ora sottosegretario allo Sviluppo Economico, dove affiancherà il titolare del dicastero Adolfo Urso, pure lui padovano, ma di Fratelli d’Italia.

Il peso politico del Veneto nel Governo: Fratelli d’Italia 3, Lega 2, Forza Italia 1.Il giuramento dei sottosegretari il 2 novembre.

Tra i viceministri, quattro sono di Fratelli d’Italia mentre Lega e Forza Italia ne esprimono due ciascuno. Il partito di Meloni ha nominato inoltre 14 sottosegretari, la Lega 9, Forza Italia 6 e i centristi di Noi moderati 2. Di questi 26 sono uomini (6 i viceministri) e 13 sono donne (2 le viceministre): l’auspicato riequilibrio di genere rispetto al governo, dove le donne sono 6 su 24, non è avvenuto.

Quattro i sottosegretari a Palazzo Chigi, oltre a Mantovano: Alessio Butti (FdI) prende la delega all’Innovazione tecnologica che era di Vittorio Colao; il braccio destro di Meloni Giovanbattista Fazzolari (FdI) presiede all’Attuazione del programma; all’Editoria va Alberto Barachini, di Forza Italia; infine al Cipess Alessandro Morelli, della Lega. Tra i viceministri solo il dicastero delle Infrastrutture e Trasporti retto da Matteo Salvini ne ha due: il leghista Edoardo Rixi – fortemente voluto dal leader della Lega a presidiare il suo ministero, assieme al sottosegretario Morelli con la fondamentale delega al Cipess per i fondi – e il meloniano Galeazzo Bignami. Salvini ha ottenuto anche la nomina di Federico Freni come sottosegretario al Mef, già presieduto dal leghista Giancarlo Giorgetti. Per il resto i ministeri con portafoglio più rilevanti hanno solo un vice: al Mef Maurizio Leo, di FdI, il contrappeso meloniano a Giorgetti; alla Giustizia l’azzurro Francesco Paolo Sisto, che Silvio Berlusconi avrebbe voluto alla guida del ministero per il quale invece Meloni ha scelto Carlo Nordio; alla Farnesina guidata dal coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani va il meloniano Edmondo Cirielli (da segnalare l’assenza della Lega dalla Farnesina, dal momento che i sottosegretari sono il centrista Giorgio Silli e l’azzurra Maria Tripodi); al Lavoro la meloniana Maria Teresa Bellucci; all’ambiente la leghista Vannia Gava; allo Sviluppo economico l’azzurro Valentino Valentini.

Tra i sottosegretari spiccano alcuni ritorni e new entry. Tra queste ultime è da segnalare la nomina a sottosegretaria alla Difesa di Isabella Rauti, figlia del missino Pino e con lui fondatrice della Fiamma Tricolore nel lontano 1995 dopo la nascita di Alleanza nazionale per opera di Gianfranco Fini. Già senatrice con FdI nel 2018, entra al governo dopo una vita nella politica romana e laziale. Un rientro, invece, quello del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, indipendente con i centristi di Noi moderati, alla Cultura: aveva già ricoperto lo stesso incarico tra il 2001 e il 2002 fino alla revoca a causa delle tensioni con l’allora ministro Giuliano Urbani sul tema dell’alienabilità dei beni culturali. Rientro tra le polemiche (questa volta al Lavoro), infine, per il leghista Claudio Durigon: sottosegretario al Mef con il governo Draghi, fu costretto alle dimissioni nel settembre del 2021 per la vicenda della reintitolazione di un parco a Latina. «Durigon sottosegretario? Lo stesso che dovette dimettersi per aver proposto di cancellare a Latina il Parco Falcone e Borsellino e reintitolarlo ad Arnaldo Mussolini? Alti profili…», ironizza l’Associazione nazionale partigiani.

Come ogni volta, non mancano i malumori. Se Forza Italia riesce a inserire in corner Valentini allo Sviluppo economico anche se non agli Esteri come chiesto, deve rinunciare al parlamentare calabrese Giuseppe Mangialavori e all’ex capogruppo alla Camera Paolo Barelli e accontentarsi di un numero di rappresentanti nel sottogoverno minore di quello della Lega. Ma i malumori ci sono anche dentro il partito della premier, dove molti aspiranti sono rimasti a terra per dare spazio agli alleati.

Meloni ne è consapevole, e in messaggio interno ai suoi parlamentari fa intravvedere compensazioni nelle nomine che attendono le Camere, a cominciare dai presidenti di commissione: «Oggi ho nominato i sottosegretari e i viceministri – scrive Meloni in un messaggio interno ai parlamentari di FdI -. Molti di voi saranno coinvolti direttamente e molti altri avrebbero potuto esserlo per qualità e valore. Ho fatto il possibile utilizzando criteri di esperienza parlamentare oltre che nel settore specifico. Saranno molti i ruoli assegnati a Fratelli d’Italia e coordinandomi con i presidenti dei gruppi li indicherò seguendo criteri analoghi».

Di certo la quadra sul governo non mette né metterà a tacere la voglia di distinguersi degli alleati. Se Salvini continua la sua iniziativa politica parallela a quella della premier quasi a volerne anticipare i temi più identitari in modo da intestarseli (anche ieri il neo ministro delle Infrastrutture ha continuato il pressing sul Ponte sullo Stretto rendendo nota una telefonata sul tema con la commissaria Ue Adina Valean e ha rivelato la “sua” squadra di sottosegretari prima che ne desse pubblica lettura la premier), Berlusconi nelle scorse ore ha nuovamente fatto parlare di sé per una “proposta” sulla guerra in Ucraina: sospendere gli aiuti militari all’Ucraina promettendo in compenso «centinaia di miliardi di miliardi di dollari per la ricostruzione» e costringere così Zelensky alla pace. Parole che hanno costretto il neo ministro della Difesa Guido Crosetto a precisare che «il quadro delle alleanze non cambia» e che hanno provocato imbarazzo nella stessa Fi.

Tra i viceministri, quattro sono di Fratelli d’Italia mentre Lega e Forza Italia ne esprimono due ciascuno.

Il partito di Meloni ha nominato inoltre 14 sottosegretari, la Lega 9, Forza Italia 6 e i centristi di Noi moderati 2. Di questi 26 sono uomini (6 i viceministri) e 13 sono donne (2 le viceministre)

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