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Oxfam, Big Food in grave ritardo etico. Grandi marche “fidelizzano”

Le marche si sa, fidelizzano: ti fanno sembrare migliore il piccolo mondo quotidiano. In base peraltro ad una ricerca recente, l’atteggiamento dei consumatori verso le marche (la cosiddetta brand-equity) sarebbe guidato da una soddisfazione in tutto simile – anche nei percorsi neurologici- a quella che ci deriva dall’incontro con amici di vecchia data o parenti.

Questo in particolare per le marche del cibo. Le marche ci fanno sentire comodi, “a casa”, regalandoci una sensazione di familiarità e enfatizzando la nostra “zona di comfort”. Ma il rannicchiarsi sotto questa calda coperta, potrebbe nasconderci un po’ di cose, che invece è forse bene sapere.

Le prime 10 industrie alimentari al mondo sono in grado di incassare un miliardo di dollari in un solo giorno. E Oxfam ha passato 18 mesi cercando di capire come questi marchi fanno business. Vi sono differenze, certamente, con alcuni marchi più avanti di altri. Anche se in generale i risultati-segnala Oxfam- non sembrano rassicuranti.

In questo modo, Oxfam ha creato un indicatore sintetico, “Dietro la marca”, per capire cosa si nasconde nel prodotto in termini di rispetto del lavoro (con particolare riferimento alle donne), dell’ambiente e delle risorse idriche, e più in genere delle comunità. Non è la prima volta che un rating complessivo viene dato ai prodotti alimentari. In Francia, come avevamo sottolineato recentemente, il sistema “Noteo” permette- tramite una App- di verificare la salubrità, l’eticità, il rispetto per l’ambiente e tanti altri aspetti di prodotti commerciali- alimentari e non- rinvenibili nella grande distribuzione francese.

Cioccolato e dintorni

Nestle, Mars e Mondelez, che insieme acquistano il 30% del cacao prodotto a livello mondiale, non si può dire abbiano a cuore le donne: che non ricevono salari sufficienti. Tale aspetto sembra importante in quanto in molti paesi sono le donne che portano cibo a casa e provvedono alle necessità della famiglia. Sarebbe bello- sottolinea Oxfam – se i consumatori, semplicemente acquistando cioccolata- potessero aiutare tali famiglie -ma purtroppo oggi non è così. La beffa? Nelle pubblicità di tali aziende spesso compaiono donne, al centro della scena. Ma dietro la marca le cose sembrano svilupparsi davvero in modo diverso. Fatto 100 il totale di adeguamento ai requisiti etico-ambientali (su 7 dimensioni: suolo, donne, agricoltori, lavoratori, clima, trasparenza, acqua)

·         Nestlè del 54%

·         Lipton (Unilever) del 49%

·         Coca Cola del 41%

·         Pepsi del 31%

·         Mars del 30%

·         Danone e Mondelez sono in regola solo del 29%

·         Kellogs e General Mills del 23%

·         Associated British Foods arriva al 19%.

Le aziende che si comportano peggio con gli agricoltori sono Danone, Kellogs e General Mills. L’aspetto interessante è che tutte e tre sono stabilite in paesi occidentali (2 negli USA una in Francia). Le aziende invece che hanno una migliore performance relativa circa gli agricoltori sono Unilever (7/10), Nestlè (5/10), Mars (5/10) , Mondelez (4/10).

La richiesta di Oxfam si chiude con una petizione da firmare: fai pressione perché le cose cambino. Non significa smettere di comprare cioccolata, ma spingere al cambiamento.

Vai al “Company Scorecard

Sicurezza alimentare.it – 1 marzo 2013

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