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Pa, mini-aumenti legati al merito. Governo studia lo sblocco del contratto: 300 milioni e solo per i comparti più produttivi

sblocco-stipendiPiù soldi sui premi di produttività, meno risorse a pioggia su tutti i lavoratori e un assaggio dell’indennità di vacanza contrattuale, in teoria bloccata fino al 2018. È questo lo schema che il governo sta disegnando in vista della riapertura delle trattative con i sindacati per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. L’ultimo accordo è scaduto nel 2009 e da allora non è stato più adeguato fino alla sentenza della Corte Costituzionale del 24 giugno 2015, che ha dichiarato l’illegittimità del blocco evitando però al Tesoro la temuta grana dei rimborsi relativi agli anni in cui le retribuzioni sono rimaste ferme. Nella legge di Stabilità, l’esecutivo Renzi ha stanziato 300 milioni che dovrebbero coprire i rinnovi per il 2016 ed ora Palazzo Chigi punta ad aprire il tavolo di un negoziato che non si prospetta affatto semplice.

I sindacati, che tra l’altro reclamano anche gli adeguamenti relativi al 2015 (l’anno in cui la Consulta si è espressa), hanno già fatto notare che i soldi messi sul piatto si traducono, per i 3,5 milioni di statali in attesa, in un aumento pro-capite di una decina di euro al mese.

Un aumento che viene giudicato una mancia, o poco più. Ma in realtà saranno centinaia di migliaia coloro i quali resteranno addirittura a bocca asciutta. Seguendo la logica della riforma Madia che, in prospettiva, punta a premiare i lavoratori e gli uffici più capaci, il governo intende presentare una piattaforma contrattuale nella quale, fermo restando il rinnovo base per tutti, una fetta importante dello stanziamento sarà attribuito ai premi di produttività.

Secondo i criteri della legge Brunetta, il 50 per cento della fetta dei premi viene indirizzato al 25 per cento degli statali più capaci, mentre c’è un altro 50 per cento di lavoratori che incassa l’altra metà dividendosi dunque un bottino molto più esiguo. C’è poi un altro 25 per cento che resta a secco accontentandosi dello stipendio ordinario.

Ebbene, il governo starebbe studiando il modo di modificare la ripartizione di queste percentuali alzando decisamente la posta in favore di una quota ancor più ristretta di prescelti in modo da scardinare le logiche che in passato gratificavano in maniera indistinta un po’ tutti.

Una scommessa non facile da realizzare e sulla quale è facile prevedere l’opposizione dei sindacati. È bene osservare che i dettagli dell’operazione non ci sono ancora anche perché il governo, prima di far partire le trattative (che ovviamente saranno affidate all’Aran), deve prima perfezionare il dossier relativo alla riduzione dei comparti statali che passano da 11 a 4. Insomma, qualcosa si muove ma si va con i piedi di piombo.

I TECNICI

La pratica attualmente è sul tavolo del Mef, dovrà poi transitare al Consiglio dei Ministri per poi finire negli uffici della Corte del Conti per la registrazione finale. Prima che questi passaggi siano conclusi non ci si può muovere in quanto la riforma ha un impatto diretto sulla rappresentanza sindacale. Infatti, insieme ai comparti (Sanità, Funzioni Centrali, Funzioni Locali e Istruzione e Ricerca) si riducono anche le sigle sindacali in quanto è stata confermata una soglia di sbarramento del 5 per cento tra voti e deleghe e dunque le piccole sigle che riuscivano ad eleggere i propri rappresentanti dovranno aggregarsi o rassegnarsi a scomparire.

Il rinnovo del contratto, ad ogni modo, non è il solo problema che il governo dovrà fronteggiare nei prossimi mesi. Resta da risolvere la grana prodotta dalla sentenza di due mesi fa con la quale la Cassazione ha sancito che i precari Pa con almeno 36 mesi di contratto hanno diritto, se nel frattempo non sono stati assunti, ad essere risarciti con un’indennità che parte da 2,5 mensilità per arrivare fino a 12 mesi. Tra l’altro i giudici hanno stabilito che il riconoscimento economico non ha bisogno di essere provato in giudizio: è sufficiente dimostrare la durata di oltre tre anni del rapporto di lavoro.

Il Messaggero – 3 maggio 2016 

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