Breaking news

Sei in:

Pac, l’agricoltura è senza piani. Ma le semine non attendono. A tre mesi dall’entrata in vigore l’Italia non ha fornito le indicazioni richieste dalla Ue: mancano così le linee guida per programmare colture e investimenti

Il Sole 24 Ore. Non solo vendemmia. Nei campi è certamente questo il momento della raccolta delle uve, ma si pensa anche alle semine di cereali e di frumento tenero e duro 

Inflazione, materie prime alle stelle, carenza di fertilizzanti, siccità. Nell’annus horribilis (non solo) dell’agricoltura, in cui non sono mancate nemmeno le cavallette a devastare i raccolti in Sardegna, ai produttori manca anche la fondamentale certezza normativa per poter programmare gli investimenti futuri. Alla vigilia delle semine autunno-vernine dei cereali e a poco più di tre mesi dall’entrata in vigore della nuova Pac non si conosce infatti ancora il piano strategico nazionale italiano per la sua attuazione, cuore dell’ultima riforma della Politica agricola comune che, per restare tale, ha demandato agli Stati membri quasi tutte le scelte fondamentali, attraverso le quali raggiungere gli obiettivi di fondo fissati a livello Ue. A cominciare dalla gestione del 25% dei pagamenti vincolati ai nuovi ecoschemi, le misure ambientali che assorbono un quarto dei circa 4 miliardi di aiuti diretti annui destinati agli agricoltori italiani. Nel piano vanno poi definite le modalità di gestione degli aiuti accoppiati e l’assegnazione dei pagamenti diretti, oltre ai finanziamenti e le misure attuative dei programmi di sviluppo rurale fino al 2027.

L’Italia non ha ancora fornito le risposte alle oltre 40 pagine di osservazioni formulate a marzo dalla Commissione europea sul piano per l’attuazione della riforma che dovrebbe entrare in vigore l’1 gennaio 2023. Fonti della Commissione indicano la fine di settembre (la settimana delle elezioni in Italia…) come ultima scadenza utile per avviare il confronto e arrivare al necessario accordo con Bruxelles, comunque non prima di fine ottobre. A novembre, solo per fare un esempio, si seminano frumento tenero e duro in un mercato stravolto dai cambiamenti climatici e dal vuoto d’offerta conseguente alla crisi ucraina.

Fatto il piano, va avviata la macchina amministrativa per la gestione dei pagamenti; tant’è che persino la Fnsea, il potente sindacato agricolo francese – che pure ha il proprio piano strategico nazionale tra quelli approvati la scorsa settimana dalla Commissione europea insieme a quelli di Danimarca, Finlandia, Irlanda, Polonia, Portogallo e Spagna per un budget complessivo di 120 miliardi – ha denunciato il ritardo dell’amministrazione nazionale sottolineando che gli agricoltori non accetteranno eventuali penalità sugli aiuti europei dovuti alla mancanza di regole nazionali chiare e tempestive.

In Italia l’ultimo tavolo di partenariato risale a prima della pausa estiva, ma ancora si è in attesa dell’invio dei nuovi documenti a Bruxelles, dopo le osservazioni ricevute dalla Commissione a marzo e relative alla bozza di piano inviata da Roma a ridosso della scadenza del 31 dicembre 2021. «L’Europa – spiega il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – ha approvato in grande ritardo la riforma della Pac e i suoi regolamenti. Una Pac complessa, che taglia le risorse per gli agricoltori e impone nuovi oneri burocratici. Gli Stati membri si sono trovati a gestire scelte difficili in tempi ridotti. La bozza di Piano strategico nazionale che l’Italia ha inviato a Bruxelles è un compromesso che tiene conto di alcune priorità fondamentali. Per Coldiretti vanno mantenute le scelte che tutelano il reddito di agricoltori e allevatori, che puntano sulla sostenibilità, sui giovani, sui settori strategici. Ci aspettiamo che la Commissione capisca scelte che promuovono la sovranità alimentare in una fase delicata come quella che stiamo vivendo».

Va ricordato che prima ancora di entrare ufficialmente in vigore, alcune regole della nuova Pac sono già state oggetto di deroghe. Tra queste l’utilizzo dei terreni destinati al riposo per aumentare la produzione di cereali e l’obbligo di rotazione delle colture, con la stessa motivazione. Deroghe non estese a mais e soia, penalizzando così ulteriormente il potenziale produttivo europeo già uscito ridimensionato dalla riforma, e in particolare gli allevament. Sono con circa 1,5 milioni gli ettari aggiuntivi a coltura stimati dalla Commissione a seguito della deroga con un incremento di circa 200mila ettari in Italia: il decreto con cui ha dato seguito alla misura risale al 27 agosto, mentre il tempo per il nuovo piano strategico sta per scadere. «Oggi vediamo troppe penalizzazioni in Europa contro l’agricoltura, basti guardare – sottolinea Prandini – la bozza di regolamento sui prodotti fitosanitari con gli indirizzi di Timmermans. Ma bisogna ricordare che uno degli obiettivi fondanti dell’Ue è garantire cibo sano, sicuro e sufficiente a tutti gli europei. Senza agricoltori, questo non sarà possibile».

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top