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Padova. Atto aziendale Ulss 16: tagliate 22 strutture complesse, più che dimezzate quelle semplici

All’Usl 16 parte la rivoluzione introdotta dalle schede ospedaliere varate dalla Regione. Ieri il direttore generale Urbano Brazzale ha presentato a Palazzo Balbi il piano aziendale, che recepisce modifiche e tagli imposti dalla giunta Zaia con la «benedizione» del consiglio.

E si può proprio parlare di svolta: le strutture complesse (i reparti, per intenderci) scendono da 79 a 57, le strutture semplici (servizi afferenti ai Dipartimenti) passano da 190 a 80, i Dipartimenti di Prevenzione da 32 a 10, quelli amministrativi da sette a tre, con relativa riduzione delle strutture complesse (in questo caso uffici con dirigente-capo) da 17 a 10. Qualche esempio in corsia: al Sant’Antonio verrà chiusa la Riabilitazione (nuova e dotata di piscina, per lo sconcerto dei pazienti e del Pd), trasferita all’ospedale di Piove di Sacco. Che acquista anche il primariato di Cardiologia, ma perde la Geriatria. Per tornare al complesso di via Facciolati, niente apicalità nemmeno in Psichiatria (undici sigle sindacali hanno scritto una lettera a Zaia perchè questa specialità perde terreno in tutte le Usl) e in Medicina d’urgenza.

«In effetti sono stati tagliati il 50% dei primari — conferma Brazzale — però va detto che molti erano coordinatori di loro stessi. E infatti hanno collaborato alla revisione decisa dalla Regione, anche se una volta perso il reparto di riferimento decadranno dalla qualifica di responsabili. Manterranno lo stesso trattamento economico fine alla fine del contratto, dopodichè la retribuzione sarà ridimensionata, tornerà cioè al livello precedente l’apicalità. La riorganizzazione comporta qualche sacrificio ma rappresenta il futuro — continua il dg —. Completata infatti la separazione dei Dipartimenti dall’Azienda ospedaliera, inizieremo l’operazione di condivisione tra Sant’Antonio e Piove di Sacco». Alla lunga il piano consentirà di eliminare sacche di inefficienza e doppioni, per arrivare ad un’economia di scala vantaggiosa per la sanità padovana e regionale.

«E’ vero — chiude Brazzale — molte strutture sono state declassate, ma nell’ottica di un potenziamento del servizio ai pazienti e di un miglioramento della macchina organizzativa».

Corriere del Veneto – 1 febbraio 2014

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