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Padova. Due vigili divisi dai «loro» cani. L’ira di Brambilla: non sono cose. L’addestratore: «Troppo legati, nuoce al servizio»

Diventa un caso la decisione del comandante della polizia municipale di Padova, Lorenzo Panizzolo, di dividere due agenti dell’unità cinofila dai cani con cui avevano condiviso gli ultimi anni dal 2011 ad oggi.

Secondo l’addestratore che ha la responsabilità dell’intera unità cinofila della Polizia municipale padovana Thor & Stefano e Nike & Nadia sarebbero troppo legati tra loro per essere perfetti poliziotti. Rischierebbero addirittura di diventare «pericolosi per sé e per gli altri» e così il 30 dicembre il numero uno della municipale ha disposto la riconsegna dei due pastori e la consegna degli agenti ad altro servizio.

Ad alzare il polverone della polemica è stata ieri pomeriggio l’onorevole di Forza Italia Michela Brambilla che a nome della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente ha scritto una lettera al sindaco reggente Ivo Rossi per stigmatizzare la decisione del comandante dei vigili urbani di Padova: i cani «non sono cose» e le amicizie «non si stroncano con atti burocratici» scrive la Brambilla che chiede di chiudere subito «un episodio che si sta qualificando come un pessimo esempio da parte delle istituzioni». «Dubito fortemente – scrive l’onorevole forzista nella sua lettera – che il parere di un addestratore possa rappresentare una solida base per dare adeguata motivazione al provvedimento, che non rispetta né le persone né gli animali. I cani – aggiunge punzecchiando la giunta di Palazzo Moroni – non sono “strumenti”, come li ha definiti un suo assessore anche se collaborano con l’uomo, e non sono “cose”, come le moto e le auto che si possono affidare ad un nuovo guidatore, ma intrattengono un rapporto speciale con il loro partner umano: qualcosa che non esitiamo a definire “amicizia”. Le amicizie non si stroncano con atti burocratici, soprattutto se le motivazioni sono inconsistenti o, peggio ancora, se questo fosse il caso, viziate da parzialità».

Già perché c’è anche chi insinua il sospetto che la decisione dell’allevatore sia stata spinta da interessi personali. Solo voci, ma che fanno lo stesso effetto della benzina sul fuoco. E non si è fatta attendere la risposta di Ivo Rossi che ha cercato di chiarire la questione, alleggerendo anche i toni. «È ben vero che il nostro paese è famoso per avere 60 milioni di commissari tecnici della nazionale di calcio, e come sul calcio, su tantissime altre materie spesso si tranciano giudizi avventati, per partito preso o basati sul sentito dire — ha esordito il sindaco reggente citando un famoso adagio da Bar Sport — Confesso di non essere un esperto nell’addestramento di cani ad uso ordine pubblico, ma sono ben consapevole di quanto profondo possa diventare il rapporto fra una persona e il suo cane, tanto più se si tratta di un compagno di lavoro a quattro zampe», ha poi continuato. Per Rossi, che non è riuscito a sentire il comandante della municipale, all’estero per le ferie, la decisione del capo dei vigili urbani è stata presa «sulla base di un rapporto prodotto da un esperto qualificato, il cui contenuto appare inequivocabile, ritengo, prima di esprimere valutazioni avventate di dover sentire il comandante e, se del caso, effettuare ulteriori approfondimenti. Come in tutte le materie, un pò di prudenza prima di tranciare valutazioni, per rispetto delle persone e dei cani, probabilmente sarebbe consigliabile», ha chiosato il reggente.

Nicola Munaro – Corriere del Veneto – 5 gennaio 2014 

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