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Padova. Frode sul pesce per i sushi bar. A processo 4 grossisti cinesi: vendevano prodotti irregolari o non a norma

Anguilla di mare congelata, e invece è semplice murena. Calamaro del Pacifico, che in realtà è un totano, seppur sempre proveniente dalle acque del più esteso degli oceani. Tutti pesci pescati in Cina e rivenduti in Italia «sotto falso nome» da grossisti orientali che, pur emigrati, con la terra della Grande muraglia hanno sempre tenuto un filo e un contatto diretto, spacciando però per merce di qualità e di alto valore – ergo con prezzi di mercato che lievitano – ciò che in realtà di alta qualità non è.

Con questa accusa a settembre prossimo si apriranno due processi paralleli per frode in commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci, a quattro grossisti cinesi titolari di due società («Sheng Xing Long Sas» e «Hao Ri Zi Ji Tuan Gong», entrambe con sede a Padova, la prima in Corso Stati Uniti, la seconda in via Germania), colpevoli, secondo il pm Benedetto Roberti, di aver venduto a ristoranti cinesi di sushi pesce che non era quello riportato sulla bolla d’ordine e privo, tra le altre cose, di informazioni obbligatorie come la zona di cattura, la denominazione commerciale, il nome scientifico (in latino), il metodo di produzione: pesca o allevamento. Merce arrivata nei bancali dei grossisti direttamente dalla Cina e sequestrata al porto di Venezia dalla Guardia Costiera, tra l’aprile e il maggio 2013. «Anche noi l’abbiamo ordinata e pagata come merce di prima qualità, e lo dimostreremo», è la difesa dell’avvocato Valentino Menon, uno dei legali che assistono i quattro imprenditori ittici. Ma i processi che si apriranno tra poco meno di un anno, sono solo il volano di un’inchiesta più grossa. Il fascicolo, dopo i sequestri della Guardia Costiera, è passato nelle mani dei carabinieri del Nas di Padova che, dietro la regia del pm Roberti, stanno passando al setaccio l’intera filiera che fa capo ai grossisti cinesi. Fornitori – stando alle prime carte raccolte dal Nucleo anti sofisticazioni – di gran parte dei ristoranti di sushi di Padova e provincia. Che quindi, a loro insaputa, avrebbero comprato, e servito ai propri clienti, pesce diverso da quello ordinato e riportato sul menù.

Nicola Munaro – Corriere di Padova – 20 novembre 2014 

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