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Padova, la maggioranza dei consiglieri lascia: cade la giunta del leghista Bitonci. La crisi al termine di una resa dei conti con l’alleato Fi che espelle i consiglieri “traditori”

È caduta la giunta di Padova del sindaco leghista Massimo Bitonci. L’epilogo della crisi politica al termine di un lungo scontro interno alla maggioranza, soprattutto tra Lega e Fi. Critiche da Pd e M5s, mentre il governatore del Veneto, Luca Zaia, avverte: “Il conto di questo disastro qualcuno lo dovrà pagare”. Ma Bitonci non s’arrende: “Mi ripresenterò alle prossime comunali a Padova, questa volta senza i traditori”.

La rabbia del sindaco. Da Firenze, durante la manifestazione della Lega per il ‘no’ al referendum, aggiunge: “La considero una congiura di palazzo per alcune parti e anche una spinta politica dovuta anche alla manifestazione di oggi, per la visibilità di un appuntamento così importante. Forse si voleva dare un segnale…Sia a livello nazionale sia locale è chiaro a tutti che ci sono due Forze Italia – ha osservato il sindaco – così è a Padova, così è da altre parti. Quindi il tema è andare d’accordo con la Forza Italia che vuole stare all’opposizione di Renzi. Invece, i traditori che vogliono supportare questo governo e magari il sì al referendum vanno mandati a casa”. E insiste che si ricandiderà “con il sostegno della gente ma senza i traditori, senza quella parte che ha fatto cadere il sindaco di Padova, un sindaco con un consenso molto alto. Qui – ha detto – ci sono due consiglieri di Fi che hanno votato con il Pd e hanno firmato ieri sera dal notaio le dimissioni per mandare a casa il sindaco di Padova. Dopo due anni di grande lavoro le beghe di palazzo sono arrivate anche a Padova… ho sbagliato gli alleati, perché queste porcate si fanno di notte presso un notaio: capisco Pd e M5s, non capisco due consiglieri di Forza Italia che sono andati a rassegnare le dimissione e mandare a casa il sindaco della Lega Nord il giorno prima della manifestazione di Firenze, quasi un messaggio a Matteo Salvini. Non si fa, vergogna”.

Ora ci sarà la nomina di un commissario prefettizio che traghetterà l’amministrazione fino alle nuove elezioni.

La cronaca. Ieri sera verso mezzanotte sono arrivate le dimissioni presentate da 17 dei 32 consiglieri di Palazzo Moroni, che hanno così certificato la sfiducia al sindaco. Davanti ad un notaio si sono presentati per sottoscrivere l’atto formale insieme ai consiglieri di Pd, M5S, Padova 2020, e altri del gruppo misto, anche quelli di Forza Italia. Fatto, questo, che ha fatto scattare nei loro confronti l’espulsione. È stato il responsabile nazionale organizzativo di Fi, Gregorio Fontana, ad annunciare la sospensione immediata e il deferimento in commissione disciplinare di Manuel Bianzale e Carlo Pasqualetto.

L’attacco dei democratici. Il Pd coglie l’occasione per attaccare Matteo Salvini che oggi sarà a Firenze alla manifestazione per il No al referendum che rappresenta il banco di prova dell’unità della coalizione del centrodestra. “Nel giorno in cui Salvini convoca i suoi Sindaci a Firenze per proporsi come il Trump de’ noantri – commenta il deputato dem Emanuele Fiano – da Padova gli arriva il fallimento clamoroso del suo uomo di fiducia. Un bell’inizio come leader del centrodestra, non c’è che dire. La Lega parla tanto, ma non sa nemmeno amministrare una città”.

Ironizza su twitter Lorenzo Guerini, vicesegretario dem: “Le prove tecniche di centrodestra unito a Firenze? Macchè: a Padova i grandi successi di Salvini”. “Bitonci è stato così duro e così improbabile nella sua figura di ducetto-leghista – sottolinea la senatrice dem Laura Puppato – che la pur notevole maggioranza di cui godeva lo ha progressivamente abbandonato, nauseata. La storia di Padova dimostra che abbiamo l’antivirus contro le derive: spero sarà così anche in America”.

Sulla crisi di Padova, il comune più grande amministrato dal Carroccio, interviene sul suo blog il leader 5Stelle. “La Lega di Salvini fallisce sempre – è l’affondo di Beppe Grillo – Bitonci e la Lega hanno umiliato Padova e la sua immagine nel mondo. Del sindaco leghista ricorderemo solo le imbarazzanti provocazioni, le battaglie anti-kebab e ebola, ma nessun risultato per la città. Il suo piano per la sicurezza è rimasto uno slogan, la sua battaglia contro il degrado mai iniziata”.

La rabbia del leghista Zaia. “È una brutta pagina di storia, non esistono giustificazioni – commenta caustico il leghista Zaia – per chi, dalla maggioranza, si dimette per mandare a casa il suo sindaco”. “Abbiamo già i motori accesi per Verona – ha aggiunto il presidente del Veneto – ora li useremo anche per riportare Bitonci a fare il sindaco di Padova. Una scelta dovuta anche perché quanto successo è inconcepibile non solo per la politica ma anche per i cittadini, che erano contenti del loro sindaco”.

Repubblica – 12 novembre 2016 

 

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