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Padova. «Specializzandi utilizzati in maniera impropria». Turni massacranti e troppe responsabilità. Ma l’inchiesta va verso l’archiviazione

E’ destinata all’archivio, ma se ne va lasciando bacchettate una dietro l’altra sulla gestione dell’Azienda Ospedaliera, l’inchiesta penale aperta nell’ottobre 2012 dal sostituto procuratore Sergio Dini per fare chiarezza sull’utilizzo degli specializzandi all’interno dell’ospedale.

Da un punto di vista di indagini il magistrato non ha visto profili penali, ma nella richiesta d’archiviazione fatta scendere all’ufficio del giudice per le indagini preliminari che nelle prossime settimane sarà chiamato a valutare se accettare o meno la proposta della procura, il pm Dini ci va giù duro dicendo che dal centinaio di interrogatori portati avanti per un anno e mezzo dai carabinieri del Nas risulta un «uso improprio» degli specializzandi in corsia. Ragazzi, medici di primo pelo, costretti a fare tutto e ad assumersi responsabilità più grandi di loro. Costretti persino a pagare (penalmente s’intende, come racconta la cronaca giudiziaria) se ci sono errori. Quello vergato dal magistrato nelle pagine con cui si chiedere di mandare in archivio un fascicolo che mai ha visto indagati né tantomeno un reato, è un «richiamo» ai vertici – o meglio agli ex vertici, visto l’avvicendamento recente alla guida dell’ospedale – del polo sanitario. L’inchiesta era partita nell’ottobre 2012 dopo l’apertura di un fascicolo per lesioni colpose legate ad un parto finito male, nei confronti del dottor Roberto Laganara, medico della Clinica Ginecologica. Il camice bianco denunciato direttamente dal direttore della clinica di Ginecologia e Ostetricia, Giovanni Battista Nardelli, non sarebbe stato presente in sala parto e avrebbe rimandato di parecchie ore la decisione su un taglio cesareo d’urgenza, nonostante per tutta la giornata il medico fosse stato chiamato più volte dagli specializzandi a intervenire.

Come mai, si era chiesto il pm Dini, c’erano gli specializzandi quella notte a coprire il turno? E proprio dalla Clinica ostetrico-ginecologica era partita l’indagine sugli specializzandi, poi allargata alle altre Cliniche dove svolgono la formazione i futuri medici dell’Università di Padova. Sul tavolo del magistrato erano finite pagine di rapporto del Nas che fotografavano una situazione stigmatizzata dal pm nella sua richiesta d’archiviazione. Tra queste anche gli interrogatori (come persone informate sui fatti) dello stesso professor Giovanni Battista Nardelli e del professor Donato Nitti, referente dell’osservatorio post lauream degli specializzandi.

Ai militari dell’Arma loro, come i ragazzi, avevano confessato di una situazione al limite del sopportabile dove per stessa ammissione dei medici responsabili, gli specializzandi giocano un ruolo determinante e significativo sia per qualità che quantità all’interno della Clinica.

L’analisi del Nas era iniziata dai numeri che vedono un medico strutturato ogni 5 o 6 specializzandi, costringendo di conseguenza i giovani camici bianchi a turni massacranti e coperture notturne dove spesso vengono lasciati soli a sbrigarsela con attività che non dovrebbero competergli: interventi chirurgici, consulenze mediche, diagnosi, prescrizioni terapeutiche. Una situazione esplosa, secondo i professori Nitti e Nardelli, dopo i tagli alla sanità dettati dalla Spending Review: prima c’erano 35 medici per 30 specializzandi, ora il rapporto si è invertito mettendo prima la Clinica – poi l’ospedale, secondo l’inchiesta – in mano a medici che stanno imparando il mestiere. Ma a parte questo, nulla di penale c’è.

Nicola Munaro – Corriere del Veneto – 5 febbraio 2014 

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