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Padova. Macellerie Rinaldo, carne e latticini sospetti. Maxi-sequestro Nas

Dopo il blitz nelle macellerie della città, l’inchiesta diventa penale. Cattiva conservazione degli alimenti e mancata tracciabilità dei latticini

I carabinieri del nucleo anti sofisticazioni di Padova hanno chiuso gli accertamenti sul conto delle Macellerie Rinaldo di via Facciolati e di via Guasti. La procura ha disposto il sequestro preventivo di 1.500 chili tra carne e latticini principalmente per due motivi: la mancanza della tracciabilità e il cattivo stato di conservazione di alcuni alimenti. L’inchiesta del Nas su una delle più conosciute macellerie padovane, con 12 sedi tra Padova e Rovigo e una trentina di dipendenti, sfocia quindi nel penale.

La prima ispezione nella nota azienda a gestione familiare risale a inizio settembre: i militari coordinati dal maggiore Pietro Mercurio sono partiti dal locale di via Facciolati ottenendo l’autorizzazione dalla procura a procedere anche con la perquisizione di un garage utilizzato in modo indebito per la conservazione della merce. Secondo gli accertamenti effettuati fino ad ora lo scantinato non era mai stato denunciato come parte del negozio. Dopo via Facciolati gli uomini del Nas hanno raggiunto anche la sede di via Guasti alla Guizza.

Globalmente sono stati ritenuti non idonei alla vendita ben 1.500 chili di alimenti: salumi, tranci di carne e formaggi. L’ipotesi dei carabinieri è che il proprietario della macelleria tenesse stoccata la merce in un locale non dichiarato nel perimetro del negozio proprio per sfuggire ai controlli.

La proprietà, dal canto suo, continua a respingere ogni accusa: «Proprio stamattina (ieri) ho avuto un incontro con un maresciallo del Nas e mi hanno confermato che martedì mattina verranno a dissequestrare tutto» dice fiducioso Giampaolo Rinaldo, titolare della catena di macellerie, «il nostro avvocato ha presentato tutte le fatture grazie a cui è stato possibile ricomporre la tracciabilità. Il provvedimento preso è assurdo. Formaggi e salumi li hanno sequestrati solo ed esclusivamente perché si trovavano in un locale non autorizzato ma la nostra merce è sicuramente di qualità. Nell’arco di una vita professionale qualche incidente di percorso può succedere ma mettere in vendita prodotti scaduti non appartiene alla nostra cultura e alla storia della nostra azienda».

Sul caso interviene anche il legale delle macellerie Rinaldo: «Il dato dei 1.500 chili è assolutamente falso» evidenzia l’avvocato Joseph Lerose del foro di Bologna, «non esiste alcun documento che possa comprovarlo. L’azienda è sana, conosciuta e da 40 anni è presente sul mercato».

Il Mattino di Padova – 24 settembre 2012

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