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Padova. Nuova pediatria, c’è il progetto. «Stanze a 2 letti e ambulatori». Si parte subito con l’edificio per la Patologia neonatale

C’è già il progetto della nuova pediatria. E’ un enorme plico, con foto, volumetrie, planimetrie, disegni preparato dai tecnici del Dipartimento di Pediatria con il supporto di uno studio di architetti. Uno studio di fattibilità che prevede un edificio di ultima generazione sviluppato sugli attuali quattro piani e 9mila metri quadri.

Sul tetto il logo dell’orsetto con il cerotto, all’interno stanze a due letti — per il bambino ricoverato e per il genitore — con bagno, dipinte di un brillante verde bosco o di un luminoso color sabbia, ambulatori ampi e dotati di apparecchiature all’avanguardia, aule per la didattica e spazi comuni con giochi e divanetti. Il tutto per un costo ipotizzato in 30 milioni di euro, 15 dei quali assegnati lo scorso dicembre dalla Regione all’Azienda ospedaliera proprio per rimettere a posto il centro del bambino.

«Ma i lavori previsti finora, cioè la realizzazione al quarto piano della nuova Terapia intensiva, già finanziata, non sono più fattibili — spiega Luciano Flor, commissario dell’Azienda ospedaliera — perchè l’ultima perizia dell’Università sull’edificio attesta la capacità dei solai di sopportare carichi statici, ma non in presenza di vibrazioni o sollecitazioni derivanti per esempio da una ristrutturazione. Un intervento leggero su un complesso che ha 60 anni non servirebbe a niente e allora entro fine mese decideremo se procedere con questo piano di rifacimento totale o con un restauro a stralci, che comporterebbe la necessità di sgomberare di volta in volta il piano sottostante quello sotto lifting. Studieremo fattibilità, tempi e costi delle due opzioni, entrambe però legate alla necessità di trovare spazi in cui trasferire temporaneamente degenti, ambulatori e attrezzature». Detto che lo spostamento al Sant’Antonio durerebbe almeno tre anni, ora al vaglio ci sono altre due opzioni: l’appoggio momentaneo sull’ospedale di Monselice o la collocazione dei reparti di Pediatria man mano interessati dai lavori in altre ali dell’ospedale. «Mi pare la scelta più realistica — riflette Flor — potremmo metterli per esempio al posto di una Geriatria, una Riabilitazione o una Medicina, a loro volta trasferibili in uno degli altri ospedali della provincia. Sulla Pediatria bisogna fare un intervento aggressivo, il che significa togliere i pavimenti, ma così lo stabile perde stabilità, s’indebolisce, ed è impensabile lasciare i pazienti dentro a cantiere aperto».

In attesa che i vertici dell’Azienda decidano il da farsi e lo comunichino all’Università, si procede con un’altra sezione dell’area materno-infantile. E’ in elaborazione il progetto esecutivo della nuova Patologia neonatale, che finalmente avrà un edificio dedicato accanto alla Clinica ostetrica: il cantiere dovrebbe aprire in autunno. Entro l’estate sarà invece completata la riorganizzazione di Clinica e Divisione di Ostetricia, che contempla di accentrare nella prima un unico punto nascita e le sale parto. Tutto questo rientra nel progetto di restauro del Policlinico, che vale 40 milioni di euro, la metà versati dallo Stato. Già ristrutturati primo e quarto piano (sale operatorie), sotto lifting andranno il terzo e il quinto (sempre sale operatorie), il nono (studi dei medici) e il piano rialzato, che ospiterà la Terapia intensiva. E’ l’ennesimo «cerotto» necessario a tenere in piedi un complesso ormai vetusto, dal punto di vista strutturale e della sanità del futuro, in attesa del nuovo ospedale. A tale scopo l’Azienda spende 2 milioni di euro l’anno per la manutenzione e tra i 40 e i 70 milioni ogni 2/5 anni per grossi interventi come quello del Policlinico.

Tra le ultime emergenze il rifacimento del pavimento della Rianimazione del Monoblocco (80/90 mila euro di spesa), progettato da due mesi con relativa chiusura del reparto fino al 4 settembre e spostamento di 8 dei 14 letti nella Terapia intensiva del Giustinianeo. Il problema è che il linoleum di rivestimento, posizionato dieci anni fa su massetti degli anni ‘60, si è affossato in qualche punto per il peso dei letti (fino a 800 chili) e il passaggio delle rotelle dei carrelli dei farmaci. Sono poi state allargate le porte dell’Unità di cura intensiva coronarica (chiusura temporanea di 7 letti su 16), dato che oggi i letti sono più larghi di cinquant’anni fa, e cambiate le tubature dell’impianto di condizionamento delle Malattie infettive, perchè ossidate.

Michela Nicolussi Moro – IL Corriere del Veneto – 6 luglio 2016 

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