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Padova. Sanità, i furbetti del cartellino. «Vanno cambiate le regole, così penalizzano i medici. In settimana un incontro»

È in programma per la settimana prossima un incontro per ridiscutere il Regolamento aziendale per la libera professione in via Giustiniani. Al tavolo tecnico parteciperanno tutte le sigle sindacali dei medici e dirigenza, comprese l’Anaao Assomed e la Cimo. Non si arrestano le polemiche sullo scandalo dei “furbetti del cartellino”: un centinaio di medici che, tra il 2015 e il 2016, non hanno timbrato il badge per tracciare l’orario della libera professione. E che quindi risultano aver effettuato visite e interventi privati durante l’orario di lavoro istituzionale. I dottori “smemorati” ora devono restituire l’importo “indebitamente” percepito dai pazienti. Il direttore generale Luciano Flor ha inviato loro una lettera in cui comunica che ogni mese verrà trattenuto a tutti il 20% dello stipendio. Un atteggiamento che non è stato gradito dalla classe medica ed ora i sindacati dei camici bianchi vogliono vederci chiaro. «Analizzeremo quello che è successo, prendendo visione del Regolamento sulla libera professione firmato a suo tempo dalle organizzazioni sindacali», dichiara il dottor Eugenio De Carlo, segretario Anaao Assomed dell’Azienda ospedaliera di Padova, «l’obiettivo è proporre delle variazioni. A nostro parere quel Regolamento è stato redatto in maniera sbilanciata a favore dell’Azienda ospedaliera, perché permette di penalizzare a priori i medici anche per banali errori. Nei prossimi giorni verrà affrontato il problema in un’assemblea intersindacale». L’Anaao difende la buona fede della maggior parte dei professionisti coinvolti. «È stata un campagna fin troppo aggressiva, che ricade negativamente su tutti», aggiunge De Carlo. «Ricordo che l’Azienda ospedaliera vive e guadagna anche con la libera professione. Finora non era stato fatto nessun controllo con questo tenore. Sono state messe sullo stesso piano persone che non timbravano mai, con persone che avevano dimenticato la timbratura di una o due visite. Non è stato corretto mettere tutti nello stesso calderone. Buona parte dei medici contravventori sono universitari e soprattutto sono pochi medici ad avere fatturati elevati da restituire. In definitiva, come ha già detto il segretario regionale Adriano Benazzato, siamo davanti ad una tempesta in un bicchiere d’acqua».Si esprime sull’argomento anche il sindacato delle professioni sanitarie. «Le regole devono essere conosciute e rispettate anche dai medici, non vogliamo disparità di trattamento», sottolinea Luigino Zuin della Uil, «mi aspetto che il direttore generale metta i furbetti sotto commissione di disciplina, alla stregua di quello che succede per il personale del comparto. Gli infermieri sono sanzionati per molto meno». (Elisa Fais)

IL MATTINO DI PADOVA – Lunedì, 26 febbraio 2018

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