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Padova. Sanità in affanno: pronto soccorso, lavoratori allo stremo. Nel gennaio 2016 curate 6.800 persone, quest’anno 7.400

«Non ce la facciamo più, così non si può andare avanti». È il grido degli infermieri del Pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera, la richiesta d’aiuto è stata intercettata nei giorni scorsi dalla Uil. Il sindacato ha raccolto le lamentele del personale del reparto di prima emergenza, intercettando un malessere sempre più pressante. Gli infermieri insorgono contro carichi di lavoro pesanti e scarsi riconoscimenti. I pazienti che si rivolgono al Pronto Soccorso di via Giustiniani sono in aumento. Lo testimoniano i dati: si passa da 6800 persone visitate nel gennaio 2016, a 7400 nel gennaio 2018. Lo scorso 8 febbraio si è verificato un picco di richieste, i medici e il personale del comparto hanno gestito in emergenza 276 persone in 24 ore. E proprio in quell’occasione, un’infermiera è stata minacciata e aggredita verbalmente da un paziente in codice bianco, probabilmente stanco di aspettare. Del resto, negli ultimi anni, la cronaca ha portato alla luce diversi episodi di violenza rivolta contro operatori sanitari, in modo particolare contro coloro che prestano servizio nelle strutture di emergenza. Un problema sentito, anche se numerosi casi non vengono segnalati perché considerati “parte inevitabile del contesto operativo”. «Infermieri e oss subiscono crescenti ritmi lavorativi», spiega Luigino Zuin, rappresentante Uil, «tutti si impegnano per dare le migliori risposte assistenziali ai cittadini, ma nonostante questo non vengono premiati. Anzi, sono bistrattati. Gli infermieri del Pronto soccorso infatti non hanno diritto a indennità particolari, sono pagati come un infermiere impegnato in una qualsiasi clinica. Ricordo che questi professionisti ogni giorno fanno fronte a situazioni delicate: si confrontano con anziani in difficoltà, con stranieri che non sanno l’italiano, con tossicodipendenti e alcolizzati, non mancano neanche i maleducati e gli squilibrati aggressivi. Per non parlare del turno di notte, dove c’è d’aver paura perché le forze dell’ordine non ci sono e il personale non è tutelato». Sullo sfondo poi c’è un problema tutto italiano: al Pronto soccorso un paziente su due è un codice bianco. Ciò significa che, ogni giorno, metà degli accessi è “inappropriata”. Invece di andare dal medico di famiglia o dallo specialista, ancora troppi padovani stazionano ore ed ore nelle sale d’attesa aspettando il proprio turno. Una situazione che si aggrava nella stagione fredda, con all’arrivo delle patologie invernali. «L’anno scorso la Regione ha autorizzato l’assunzione di personale medico, infermieristico e oss presso il Pronto soccorso dell’ospedale Sant’Antonio: un paradosso», aggiunge Zuin, «Non è bello far i conti in tasca ai vicini di casa, che sono professionisti di livello, ma i pazienti sono in crescita in Azienda Ospedaliera. I numeri sono eloquenti, la maggioranza dei padovani preferisce via Giustiniani. In un quadro già critico, gli autisti del Suem 118 hanno a disposizione ambulanze molto vecchie. Dopo 15 anni aspettiamo i nuovi mezzi». (Elisa Fais)

IL MATTINO DI PADOVA – Giovedì, 15 febbraio 2018

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