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Padova. Torre della ricerca desolatamente vuota, dopo 9 mesi ancora nessuna attività. «Troppo ottimismo iniziale»

1a1a1a1a_0a00acitta_speranzadi Federica Cappellato. È stata inaugurata in pompa magna l’8 giugno 2012, con tanto di foto-ricordo zeppe di ricercatori sorridenti. Ma a distanza di 9 mesi, di ricercatori non ce n’è neanche l’ombra. La Torre costruita a tempo record – solo tre anni – dalla Fondazione Città della Speranza, è desolatamente vuota. Cioè ci sono arredi, allestimenti, energia elettrica e riscaldamento, ma manca il «fattore umano». Troppo ottimismo iniziale, giustificano i vertici della Fondazione, l’operazione-trasferimento (attesi 400 ricercatori, sulla carta) ha accusato un poderoso rallentamento, vuoi per la burocrazia, vuoi per le oggettive difficoltà. I primi dovevano entrare a ottobre, poi si parlò di novembre. Ora, a marzo, si sa chi dovrebbe spostarsi, ma non è ancora chiaro quando.

I piani saranno occupati dalla Fondazione Penta (trattamento dell’Hiv pediatrico, in capo a Carlo Giaquinto), il Dipartimento di Pediatria con i laboratori di Oncoematologia pediatrica coordinati da Giuseppe Basso, Genetica clinica epidemiologica (Maurizio Clementi), Ricerca e diagnostica avanzata delle malattie rare e pediatriche (Giorgio Perilongo), il laboratorio Irccs Medea, sezione scientifica associazione La Nostra Famiglia (Andrea Martinuzzi e Andrea Daga) e i ricercatori del Dipartimento di Scienze oncologiche e chirurgiche (Donato Nitti).

Accanto agli spazi della Pediatria alcuni laboratori saranno riservati alla Fondazione Neuroblastoma (Gian Paolo Tonini), l’ultima ad aver firmato l’accordo. Ancora da chiarire che ne sarà dell’ottavo e del nono piano, quelli che avrebbero dovuto essere animati dallo staff della virologa Ilaria Capua. Di certo adesso c’è una data: il 13 marzo il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Claudio Dario e il rettore dell’Università Giuseppe Zaccaria incontreranno Franco Masello, presidente della Fondazione Città della Speranza, e i responsabili della Pediatria. Insieme decideranno come procedere.

«L’abitabilità l’abbiamo ottenuta appena il 28 febbraio. Entro giugno – promette Masello – l’edificio verrà riempito: i primi a entrare saranno i ricercatori del chirurgo pediatra Paolo De Coppi, la Fondazione Neuroblastoma e gli studiosi del professor Basso». Ad “abitare” e animare il grandioso edificio di oltre 17.500 metri quadrati, costato 32 milioni di euro, sono per il momento soltanto due tecnici informatici.

Il Gazzettino – 7 marzo 2013

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