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Padova. Troppo stress in corsia. Indagine voluta dall’Ao: carichi di lavoro, rapporti fra colleghi e superiori, donne penalizzate e strutture inadeguate

L’azienda ospedaliera di Padova ha commissionato uno studio sul personale all’Università. Il risultato suona come un campanello di allarme: medici e infermieri sono stressati dai carichi di lavoro eccessivi, provano disagio nello svolgimento delle mansioni e sottolineano l’inadeguatezza delle strutture. Il Mattino di Padova dedica questo approfondimento all’indagine e ai suoi risultati

di Elena Livieri. Rossa è la passione e rossa è la rabbia. Passione che si mette nel lavoro, nel sacrificio quotidiano per fare della propria professione un servizio alle persone; rabbia che si consuma nel sentire l’impegno svilito e gli sforzi vani, nel vedere le aspirazioni infrangersi contro muri di indifferenza. Un’infilata di bollini rossi è anche la valutazione sullo stato del livello di rischio legato allo stress da lavoro-correlato fra i dipendenti dell’Azienda ospedaliera di Padova. Pesano soprattutto i carichi di lavoro, il carico emotivo, le difficoltà nella crescita professionale e nelle opportunità per le donne, le relazioni fra colleghi e con i superiori fino alle caratteristiche dell’ambiente di lavoro. Rosso in questo caso indica lo stato di maggiore sofferenza per i lavoratori, seguito dal giallo per le situazioni mediamente in sofferenza e dal verde per quelle in cui si lavora in condizioni buone. Ma, come anticipato, è un tappeto quasi tutto rosso quello che caratterizza i risultati della relazione commissionata dall’Azienda a un team dell’Università di Padova composto dai professori Nicola Alberto De Carlo, Alessandra Falco, Giovanni Battista Bartolucci e i dottori Damiano Girardi e Angela Benincà.

Nell’ospedale in cima alle classifiche nazionali per le eccellenze, attrattore di pazienti da tutta Italia e dall’estero per la qualità delle cure, si lavora tanto – troppo – in condizioni di profondo disagio, per medici, infermieri e operatori socio-sanitari. L’analisi è stata condotta prendendo in considerazione dodici macro aree corrispondenti ai dipartimenti di Medicina di laboratorio e trasfusionale, Chirurgia, Neuroscienze e Salute mentale, Clínica Neurologica, dipartimento Cardio-toracico-vascolare, Salute della donna e del bambino, Emergenza-urgenza, Diagnostica per immagini Radiologia-Medicina legale e del lavoro-Tossicologia, Piastre operatorie, Servizi ambulatoriali-degenze, Medicina, Servizi amministrativi, Servizi tecnici e informatici. A loro volta le macro aree “caratterizzate dall’esposizione a rischi simili rispetto alle peculiarità delle funzioni ricoperte” sono state suddivise in 173 gruppi omogenei di lavoratori, a loro volta suddivisi per dirigenti e medici da una parte e personale di comparto – infermieri e operatori – dall’altra. Tramite questionari, colloqui e incontri sono state raccolte percezioni, valutazioni e opinioni dirette alla rilevazione degli “eventi sentinella” del disagio psico-fisico dei lavoratori.

A emergere come principale fattore oggettivo di rischio è il carico di lavoro su cui si sofferma anche la relazione: «La bilancia è in equilibrio quando gli sforzi richiesti al lavoratore vengono tamponati dalle risorse messe a disposizione dall’organizzazione», ma in Azienda si deve fare i conti con «una cronica e sempre crescente situazione di scarsità di risorse umane e strumentali». Chiedere di lavorare molto non è un tabù, insomma, l’importante è compensare il sacrificio mettendo il lavoratore in condizioni di lavorare bene, in un clima sereno e collaborativo, in sicurezza e con le gratificazioni personali e professionali conseguenti. Pesano sul livello di stress dei lavoratori il tema dell’autonomia e del controllo sul lavoro, le difficoltà nelle relazioni sia fra colleghi che con i superiori. Ed emerge in maniera preponderante il problema delle opportunità per le donne, le difficoltà nel conciliare casa e lavoro e, soprattutto per i medici, il rischio dei contenziosi medico-legali che si traduce in forti carichi emotivi. Motivo di stress è anche l’ambiente, inteso come strutture: in quasi tutti i reparti si segnalano spazi insufficienti, scarsità di servizi per pazienti e familiari, letti e strumentazioni obsoleti, sistemi di aerazione e climatizzazione insufficienti.

Il Mattino di Padova – 30 gennaio 2018

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