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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Pagamenti della Pa in ritardo. Procedura d’infrazione Ue contro l’Italia per i rimborsi: dimostrate che siete in regola con i tempi
    Notizie ed Approfondimenti

    Pagamenti della Pa in ritardo. Procedura d’infrazione Ue contro l’Italia per i rimborsi: dimostrate che siete in regola con i tempi

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche4 Febbraio 2014Nessun commento3 Minuti di lettura
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    «Richiesta d’informazione alle autorità italiane nell’ambito dell’EU Pilot 5977/13/ENTR». La lettera comincia così, un po’ criptica. Ma il resto, è chiarissimo: come già preannunciato l’altro ieri, la Commissione Europea apre una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, per i ritardi nei pagamenti alle imprese da parte della sua pubblica amministrazione. O meglio, per la mancata applicazione della direttiva Ue che disciplina proprio questo problema così delicato. In Italia, appunto, i giorni di ritardo sono ormai arrivati a una media di 170, il nostro Paese risulta «peggior pagatore» di tutta la Ue.

    La quale, ovviamente, non può permetterlo. Roma continua a non pagare i suoi creditori, o a pagarli con i tempi di Matusalemme. Ma quel che è peggio, almeno secondo Bruxelles, poi assicura alla Ue che si sta mettendo in regola. Lo ha fatto con un «decreto di recepimento» della direttiva Ue. E la stessa Ue, ora, chiede nero su bianco «elementi fattuali che dimostrino la corretta attuazione del medesimo». In altre parole, uscendo dal linguaggio burocratico: «Fuori le prove».

    La diatriba Roma-Bruxelles ha segnato l’alternarsi delle stagioni, un po’ come quella sul salvataggio del Monte dei Paschi di Siena. Ora, dopo un annetto e più di tira e molla, il vicepresidente della Commissione e commissario Ue all’industria, Antonio Tajani, ha dato il via libera al provvedimento: «Non ho un intento punitivo — ha detto ieri in una conferenza stampa — ho aspettato un anno e un mese ma la situazione anziché migliorare è addirittura peggiorata. Lo stesso presidente di Confindustria ha lanciato un allarme sul ritardo dei pagamenti. In nessun altro Paese i rapporti degli advisor sono stati così negativi. Se l’Italia è in grado di dimostrare entro 5 settimane la non violazione della direttiva, non ho problemi a chiudere la procedura. Diversamente, si procederà con la messa in mora». Il risultato potrebbe essere una multa da 100mila euro al giorno per Roma, e alla fine una montagna di interessi di mora, pari — è stato ipotizzato — a un anno di pagamento dell’imposta Imu.

    La lettera spedita ieri da Bruxelles a Roma è solo il primissimo passo della procedura, quasi un’«anticamera di conciliazione» (formula “Eu-Pilot”, in termini tecnici) in cui si chiedono giustificazioni al governo «indiziato». Gli advisor, i consiglieri citati da Tajani, sono Confartigianato e Ance, associazione delle imprese del settore delle costruzioni, e Assobiomedica: tutte hanno elencato violazioni della direttiva Ue (nel caso dell’Ance, per esempio, con ritardi medi denunciati anche di 200 giorni, e punte di mille).

    «Aspettiamo di capire cosa ci chiederà la Commissione — ha risposto da Roma Enzo Moavero, ministro delle politiche europee —. Non sono ancora chiari sotto il profilo tecnico-operativo i termini di contestazione». La Commissione dice di essere «stata edotta della prassi di certi enti pubblici italiani di posticipare l’invio della fattura…così come la richiesta di rinunciare agli interessi di mora». E queste, conclude, sono prassi «contrarie al dettato della direttiva».

    Luigi Offeddu – Corriere della Sera – 4 febbraio 2014 

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