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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Pagamenti in ritardo delle Usl. Artigiani pronti ai pignoramenti
    Notizie ed Approfondimenti

    Pagamenti in ritardo delle Usl. Artigiani pronti ai pignoramenti

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche2 Marzo 2013Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Vardanega (Unindustria): «Rimborsi ai partiti? Prima lo Stato saldi». Fra i tanti cattivi pagatori nella pubblica amministrazione, i soggetti peggiori sono le Usl del Veneto e qualche fornitore, ormai, è pronto a far partire i decreti ingiuntivi chiedendo il pignoramento di beni.

    A sostenerlo è Giuliano Rosolen, direttore della Cna di Treviso, facendo sintesi del disagio sofferto da più di qualche fornitore aderente all’associazione artigiana. Tempi di attesa che tengono bene in alto la media, corrispondente a qualcosa come 180 giorni. All’estero i tempi sono ridotti a un terzo di quelli italiani, soprattutto nei Paesi europei concorrenti, e questo è un dato che ovviamente zavorra le potenzialità competitive delle nostre aziende. Se avanzi soldi, cioè, la liquidità la devi cercare nelle banche e gli interessi diventano ad esempio il peso di troppo che va ricaricato sui prezzi e non ti fa vincere gli appalti.

    «Quello che stiamo provando a fare – spiega Rosolen – è cercare di estendere la moratoria sui finanziamenti bancari, che scade con il 31 marzo, almeno fino a fine anno. Il fatto di poter pagare per un anno soltanto gli interessi e rimandare il versamento delle rate ha dato a tutte le Pmi un po’ di respiro ma, purtroppo, le previsioni sull’attenuazione della crisi erano ottimistiche. Abbiamo bisogno almeno di un altro anno di ossigeno». Se aspettare il saldo dagli enti pubblici è qualcosa che dura mediamente 6 mesi, quando si tratta di sanità pubblica, calcola la Cna, la faccenda si allunga di almeno altri 100 giorni.

    Ne sa qualcosa la titolare di un’azienda veneta che commercializza strumentazione chirurgica e che, per sgranare il rosario delle strutture sanitarie regionali dai tempi più pachidermici, chiede l’anonimato. «Il record in assoluto – spiega l’imprenditrice – è quello della Usl di Venezia-Mestre. Di norma sono 14 mesi e per me, che avanzo 500mila euro, il peso è evidentemente serio, dato che il mio fatturato si assesta sui 3,5 milioni. A dire il vero c’è anche chi ha toccato i 16 mesi, e mi riferisco alla Usl di Belluno, con la quale per fortuna non ho molti rapporti». Una esposizione di un certo rilievo, invece, l’azienda ce l’ha con la Usl di Mirano, la quale in un certo senso è più «rispettosa» perché paga a 7 mesi. Altri 20mila euro sono il credito vantato nei confronti di Padova, il cui regime per i pagamenti implica attese di un anno, mentre Rovigo pare stia saldando in questi giorni le forniture di giugno 2011. «Quando protesto – spiega la titolare – mi dicono che è colpa della Regione che non trasferisce i soldi, quando faccio presente che altre Usl venete sono più celeri, l’osservazione è che la Regione tratta certe aziende meglio di altre. Intanto i miei clienti friulani difficilmente vanno oltre i 60 giorni, ieri ho addirittura ricevuto il saldo di una fattura di gennaio». Intanto l’esposizione bancaria dell’azienda è costante intorno ai 500mila euro, il che, in interessi, non significa poca cosa. «Per la disperazione ho proposto ai clienti una formula: pagarmi quanto mi devono per il 2012 a rate entro il gennaio 2014. Un po’ alla volta è meglio che niente, ma finora nessuna risposta».

    Nel frattempo, il gruppo bancario Veneto Banca ha reso disponibile un plafond di 50 milioni di euro destinato al credito alle imprese aderenti alle associazioni dell’artigianato e del commercio della provincia di Treviso, anche per operazioni di consolidamento del debito. L’intervento, è stato spiegato, prevede la concessione di linee di credito dai 10mila euro in su a un tasso da 3 a 3,25 punti sopra l’Euribor, per la durata massima di 5 anni.

    Sulla piaga dei ritardi della pubblica amministrazione verso le imprese ieri è intervenuto anche il presidente di Unindustria Treviso, Alessandro Vardanega. Prima di saldare i rimborsi elettorali, ha detto, che da soli valgono 169mila euro a parlamentare, lo Stato paghi i suoi creditori. «Si mettano in coda: non potremmo accettare in alcun modo che, mentre le imprese attendono da anni pagamenti per oltre 100 miliardi di euro, vengano ora liquidati i partiti. Chiediamo che le molte promesse fatte in campagna elettorale per una nuova moralità della politica inizino a concretizzarsi proprio da qui».

    Il Corriere del Veneto – 2 marzo 2013

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