Breaking news

Sei in:

Pangasio smerciato come cernia? Non più, grazie al progetto Fish Track. Il Dna risolve il problema delle frodi. Presto possibile anche distinguere il pescato dal pesce d’allevamento

di Donata Marrazzo. Scambieremo ancora lucciole per lanterne, ma non confonderemo più la brotula o il pangasio del Mekong per la cernia mediterranea, l’halibut dell’Atlantico per una sogliola, lo squalo per il pesce spada, il palombo per lo spinarolo, la verdesca o lo smeriglio e altri pesci africani per un persico nostrano.

L’Italia importa 900 specie ittiche da tutto il mondo

L’Italia importa il 50% del pesce consumato a livello nazionale: 900 specie ittiche provenienti da tutto il mondo. Nella catena produttiva  si inseriscono fino a 7 intermediari, rendendo più difficili i controlli e la tracciabilità su tutta la filiera. Questo intricato sistema facilita le frodi, comprese quelle involontarie.  Ma la biologia molecolare più avanzata  smaschera le contraffazioni legate alla sostituzione di specie ittiche più pregiate con altre di valore inferiore. Un fenomeno diffuso e in crescita.

Fish Track prende l’impronta digitale ai pesci

Fish Track, progetto di ricerca dell’Università di Siena (Dipartimento di Scienza della vita), finanziato dalla Regione Toscana ed elaborato in collaborazione con l’Istituto per lo Studio degli Ecosistemi del Cnr di Firenze, specializzato nella provenienza geografica del pescato, non si sofferma solo sulle dichiarazioni false in etichetta e le falsificazioni documentali nella catena produttiva, ma va all’origine del problema:  con l’estrazione di una minima quantità di Dna,  le migliori e ombrine, le spigole, le orate,  soprattutto quelle già pulite e sfilettate il cui riconoscimento morfologico è più difficile (sono prive di testa, pelle e pinne), non potranno più essere scambiate con specie somiglianti ma di minor pregio e valore economico.

Sostituzioni illecite,  un  rischio per la salute pubblica

Il problema è commerciale, ma anche di salute pubblica: le sostituzioni illecite possono determinare il consumo di pesci pericolosi, la cui vendita è vietata in Europa. E’ accaduto che la rana pescatrice sia stata sostituita dal pesce palla, potenzialmente letale. O il pesce spada con il Ruvettus Pretiosus: la sua commercializzazione è sottoposta a particolare regolamentazione in Europa e in alcuni paesi asiatici, come si legge  nel rapporto di Fish Lab dell’Università di Pisa. Fino all’80% di merluzzo, salmone selvatico e dentice non risulta autentico. Alcuni esemplari di merluzzo vengono scambiati con pesci d’acqua dolce. Anche i pregiatissimi e costosi bianchetti e rossetti sono  oggetto di frode: al loro posto pesce ghiaccio cinese.

Il Dna risolve il problema delle frodi

Fish Track  rappresenta, dunque, una soluzione al problema delle frodi:  il 58% delle cernie analizzate è  risultato un’ “imitazione”. Al loro posto si trova  l’Acanthurus Chirurgus (il pesce chirurgo) o la primitiva Brotula. Gamberi e gamberetti sgusciati sono difficili da classificare: il 50% però viene identificato dal Database di Fish Track come falso. Le uniche specie per le quali le informazioni risultano affidabili sono il gamberetto boreale (Pandalus borealis) e la mazzancolla tropicale (Litopenaeus vannamei).

Presto possibile anche distinguere il pescato dal pesce d’allevamento

«Il Dna, ovvero la molecola comune a tutti gli organismi viventi che racchiude le informazioni genetiche di ogni individuo può essere utilizzato come un’impronta digitale che permette, nel prodotto finito, di risalire con certezza assoluta alle materie prime utilizzate, certificando la presenza di una specie piuttosto che di un’altra», spiega Giacomo Spinsanti dell’Università di Siena, responsabile del progetto. «Attraverso il sequenziamento di una porzione di un gene si risale all’identità tassonomica dell’esemplare. Il processo si chiama Dna Barcoding e consente di utilizzare le informazioni genetiche». Questo sistema ha creato a livello internazionale, attraverso l’istituzione di un consorzio inter-universitario, una banca dati online in cui ogni specie è collegata a una  sequenza immodificabile. E la ricerca continua:  attraverso l’uso di marcatori altamente variabili, Fish Truck riuscirà a distinguere i campioni di orata e branzino pescati da quelli provenienti da acquacolture.

Il Sole 24 Ore – 21 settembre 2015 

Leave a Reply
 

Your email address will not be published. Required fields are marked (*)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top