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Parere Cnsa: valutazione del rischio di esposizione per il consumatore a seguito di alimenti contaminati da Listeria monocytogenes

Il Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare (CNSA) ha recentemente pubblicato una valutazione del rischio d’esposizione a seguito del consumo di prodotti contaminati da Listeria monocytogenes (L.m.).

Listeria monocytogenes è un patogeno opportunista in grado di sopravvivere e proliferare anche a temperatura di refrigerazione e in condizioni avverse per altri batteri. Per la sua notevole resistenza, L.m. è un importante contaminante degli ambienti di lavorazione e degli alimenti, sia crudi che cotti. Dopo il consumo di alimenti contaminati, la maggior parte dei soggetti adulti in buona salute non presenta alcun sintomo o può manifestare lievi sintomi gastroenterici di breve durata. Invece, nelle donne in gravidanza, nei neonati, negli anziani e negli individui immunocompromessi si possono sviluppare forme gravi di malattia. In Italia e negli altri Paesi dell’Unione europea, i casi di listeriosi mostrano una tendenza alla crescita e interessano soprattutto i soggetti di età superiore ai 65 anni.

Sulla base dei dati dei controlli ufficiali degli alimenti e dei dati di consumo, è stato effettuato uno studio preliminare per la stima dell’esposizione del consumatore italiano, che ha evidenziato maggiori criticità per i piatti cotti a base di carne, che possono essere soggetti a manipolazioni e conservazione anche dopo la cottura, e per i prodotti di salumeria. Ciò ribadisce l’importanza di una corretta manipolazione e conservazione degli alimenti pronti al consumo, sia nelle fasi di distribuzione e di somministrazione, sia in ambito domestico.

La valutazione del rischio effettuata dal CSNA ha evidenziato basse percentuali di positività a L.m. (<1%) nei seguenti alimenti:

  • Tramezzini, panini imbottiti, ecc. (0,8%);
  • Formaggi e altri derivati del latte (0,3%);
  • Prodotti della pesca e Piatti a base di pesce e prodotti della pesca crudi (0,6%);
  • Piatti cotti a base di pesce e prodotti della pesca (1%).

Gli alimenti con percentuali di positività più alte sono risultati:

  • Piatti cotti a base di carne macinata (5%);
  • Prodotti di salumeria – Salami/salsiccia stagionata (3,9%);
  • Piatti cotti a base di carne non macinata (1,4%);
  • Prodotti di salumeria – Altri salumi, Prosciutto cotto e Prosciutto crudo (2%).

In conclusione, il CNSA individua tre azioni per il migliorare l’identificazione e le indagini epidemiologiche dei casi di listeriosi:

  • Istituzione di un sistema integrato con un’unica ceppoteca dei ceppi di L.m. isolati da alimenti, mangimi e casi clinici, sia umani che animali;
  • Standard uniformi per l’indagine epidemiologica dei casi umani da L.m., con opportuna integrazione medico/veterinaria e con la creazione di un flusso informativo integrato tra centri specialistici di cura e laboratori di riferimento per l’uomo (attraverso una rete laboratoristica coordinata dal Laboratorio Nazionale di Riferimento);
  • Comunicazione ai consumatori per minimizzazione l’esposizione nel corso delle preparazioni domestiche, in particolare al fine di evitare di conservare per lungo tempo i prodotti “pronti al consumo” acquistati presso la grande e piccola distribuzione; evitare la cross-contaminazione tra prodotti crudi e alimenti pronti al consumo; raffreddare rapidamente i cibi cotti.

Per ulteriori approfondimenti vai al parere del CNSA

 

Fonte Ceirsa

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