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Parla la dottoressa aggredita in guardia medica: “Violentata anche da istituzioni. La sicurezza è solo la punta dell’iceberg. Noi medici abbiamo perso la dignità”

“Quella della sicurezza è solo la punta dell’iceberg – sottolinea – Noi medici abbiamo perso la dignità. La nostra professione si è snaturata, è diventata una cosa che non è più essere medico, è soffocata dall’affanno di evitare le denunce, di seguire pedissequamente i protocolli. Sfugge un concetto fondamentale: noi dobbiamo curare le persone”.”Ho intrapreso questa strada per passione”, aggiunge. E racconta: “Anche la scelta di fare la guardia medica non è stata un ripiego, ma una decisione consapevole proprio perché volevo essere in prima linea, vicina alle persone che soffrono”. Per la dottoressa, “le istituzioni non hanno semplicemente lasciato sola me, mettendomi in pericolo e poi umiliandomi quando la mia aggressione è stata derubricata a infortunio sul lavoro. Il sistema rischia di travolgere la nostra intera professione. Siamo tutti vittime: a questo gli Ordini devono opporsi”.

“Gli Ordini devono essere la casa, ma anche la famiglia di noi medici – ha concluso la dottoressa – E come in una famiglia i genitori non devono
essere troppo permissivi con i figli, così è un errore assumere un atteggiamento paternalistico verso quei colleghi che sbagliano”.

“Va recuperata l’autorevolezza del nostro ruolo – ha risposto la presidente della Fnomceo, Roberta Chersevani – Grazie per le tue parole, è un onore averti conosciuto”. Dopo l’appello della dottoressa sono emerse dal Consiglio nazionale diverse proposte, che verranno raccolte e riassunte in una mozione.

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