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Parlamento. Senato, il porto delle nebbie. Tutto resta fermo fino al 2016. Dovevano ottenere il sì anche le unioni civili: ma vince l’immobilismo

Francesco Maesano, La Stampa. Un grosso sbadiglio, poi un’occhiata all’orologio e una al giornale del mattino. Al Senato sono quasi le sette di sera e in aula si discute di cambiamenti climatici. Le mozioni, che dovevano impegnare il governo nel vertice di Parigi, sono state calendarizzate solo ieri. Un dibattito non elettrizzante, per usare un blando eufemismo.

D’altra parte, mentre il mondo è tutto raccolto nella capitale francese a cercare un’intesa che consenta alla razza umana di continuare a vivere su questo pianeta, a Roma si discute delle proposte che dovevano arrivare la settimana prima, tra senatori immersi nei tablet e lunghe pause al bar. L’aula, che inizialmente era stata convocata per le quattro e mezza, si è riunita solo alle sei.

Palude unioni civili

Palazzo Madama in questi giorni è così. Passata la palla della legge di stabilità alla Camera si fa melina in attesa che il testo ritorni. Il calendario fino al 17 dicembre prevede l’esame del rifinanziamento delle missioni militari, il disegno di legge sull’omicidio stradale e poco altro. Forse si troverà il tempo per dare il via libera alla riforma della governance Rai. Poi arriverà il Natale. Eppure governo e maggioranza si sono impegnati a più riprese ad arrivare a un’approvazione celere di vari provvedimenti, primo tra tutti le unioni civili, che Renzi aveva annunciato di voler portare a casa entro la fine dell’anno.

Non sarà così. Sulla strada della legge si è parato il combinato disposto di stabilità e alleanza di governo tra Pd e Ncd. Una congiuntura sfavorevole che ha consigliato a Palazzo Chigi di non mettere sul tavolo una questione di diritti nel momento in cui gli occhi di tutti sono puntati sulle risorse.

E così, nonostante la fine del lavoro in commissione e l’incardinamento in Aula, si è deciso di rinviare tutto affidando a un gruppo ristretto di senatori e deputati del Pd il compito di trovare la sintesi per evitare di dover riaprire il testo a Montecitorio quando anche venisse approvato al Senato. Dieci nomi indicati dai capigruppo Zanda e Rosato che vanno dai conservatori Lepri e Bazoli agli ultra-riformisti Lo Giudice e Zan. Per ora si vedono una sera a settimana ma il numero di incontri potrebbe crescere nel tentativo di sbloccare l’impasse e portare finalmente la legge in aula. Anche se parliamo del prossimo anno. Ma le unioni civili non sono l’unico caso di legge che entra a Palazzo Madama e smarrisce la strada per l’uscita.

Rimpallo tra le Camere

Spesso, a perdersi tra i corridoi di questa diciassettesima legislatura, sono quelle che hanno a che vedere con l’estensione dei diritti. Prendiamo ad esempio il reato di tortura. Il rimpallo tra le due Camere dura da marzo 2014.

«Subito lo ius soli. Credo che La Pira apprezzerebbe, ma, indipendentemente da questo, è urgente e necessario farlo. Cambiamo verso alla Bossi-Fini», scrisse Matteo Renzi il 26 novembre 2013. Quella legge è in commissione affari costituzionali del Senato e attende di arrivare in Aula come quelle sull’omofobia, in commissione giustizia dal 25 settembre 2013, o sul reato di tortura, di cui si diceva prima, approvata alla Camera il 9 aprile, tornato al Senato in commissione giustizia il 10 luglio 2015.

Il terzo settore

Ma non ci sono solo i diritti nella lista dei «revenants» che tormentano Palazzo Madama. C’è anche la riforma della prescrizione e quella del terzo settore, che il governo aveva indicato come una priorità dopo lo scandalo di Mafia Capitale che ha coinvolto le coop: è arenata in commissione con data prevista di approdo in aula nella primavera del 2016.

La Stampa – 2 dicembre 2015 

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