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Parma. La dipendente del sindaco va part-time all’Ufficio Tributi

In un Paese che quando si tratta di occupare un posto pubblico dimentica sempre cosa siano le competenze, verrebbe da dire: finalmente la persona giusta al posto giusto. E di sicuro ad Arianna Calandra Checco, nominata responsabile dell’Ufficio Tributi del Comune di San Secondo Parmense, l’esperienza non difetta. Lavora infatti presso uno studio tributario privato.

Peccato soltanto che si tratti della società di consulenza fiscale Dodi srl, di proprietà di Antonio Dodi. Cioè, il sindaco della piccola città (5.600 abitanti circa) in provincia di Parma, che l’ha nominata. Ovviamente sulla base di un dettagliato curriculum dal quale si ricava, è scritto nel verbale della giunta comunale, una «comprovata specializzazione universitaria e una esperienza lavorativa di 11 anni nello specifico settore». Ma questo non ha impedito al Partito democratico di infilzare il sindaco Udc con un volantino maligno e di tempestarlo di interrogazioni: tanto più perché, come ha riportato la stampa locale, la responsabile dell’Ufficio Tributi comunale, che ha un contratto per 20 ore settimanali, trascorre la parte restante del proprio tempo lavorativo nello studio fiscale del sindaco.

C’è stato pure chi ha ricordato come la Costituzione, stabilendo che sia necessario superare un concorso per occupare un posto pubblico, non ammette scorciatoie. Non è forse il caso di un ingaggio part time e a tempo determinato, anche se questa piccola storia di Provincia chiama in causa un altro principio che troppo spesso i nostri amministratori locali trascurano: quello dell’opportunità di certe decisioni nelle quali il conflitto d’interessi è conclamato.

Le scorciatoie, però, vengono imboccate molto più spesso di quanto non si creda. Capita anche nello Stato. Basterebbe ricordare il decreto con il quale nel 2008, in piena emergenza rifiuti a Napoli, il dipartimento per la Protezione civile di Guido Bertolaso venne «autorizzato ad avvalersi di una unità di personale dirigenziale appartenente a società a totale o prevalente capitale pubblico ovvero a società che svolgono istituzionalmente la gestione di servizi pubblici, da inquadrare nel ruolo speciale dei dirigenti di prima fascia».

Formula grazie alla quale fu possibile far transitare nei ruoli dei massimi funzionari della pubblica amministrazione un dirigente dell’Acea qual era Marcello Fiori, già vice capo di gabinetto di Francesco Rutelli al Comune di Roma.

Ora è la volta della Regione Marche, guidata dal centrosinistra, che ha approvato all’inizio di agosto una leggina intitolata «Misure urgenti in materia di contenimento della spesa», nella quale è comparso un emendamento furbetto. Una decina di righe, arrivate espressamente dagli uffici del presidente della giunta Gian Mario Spacca, che hanno fatto anche gridare allo scandalo.

La norma ad personam prevede infatti la stabilizzazione a tempo indeterminato di 16 dirigenti titolari di un incarico a termine, provenienti da una selezione fra dipendenti regionali: 13 della giunta e tre del Consiglio. Fra questi anche figure importanti, quale quella di segretario della giunta regionale. Operazione difesa a spada tratta dagli uomini del governatore Spacca. In particolare, dall’assessore al Personale Luigi Viventi, dell’Udc: il quale ha sottolineato, oltre al risparmio di 550 mila euro, anche la necessità di garantire la continuità dell’azione amministrativa, in considerazione del fatto, ha riportato il Corriere Adriatico, che «le 16 posizioni sono insopprimibili e il prossimo anno ci sarà il blocco dei concorsi».

Per non parlare del fatto, ha aggiunto, che questi signori erano già in servizio dal 2007. Dunque «la situazione non cambierà di una virgola». Ma anche nella maggioranza non sono mancati i mugugni. Qualcuno ha allargato le braccia, ripetendo a se stesso che in fin dei conti era un atto dovuto.

Qualche altro non ha trovato di meglio che appellarsi «al senso di responsabilità». Il capogruppo del Partito democratico ha provato a dire che forse esisteva un problema di costituzionalità nemmeno troppo piccolo nel trasformare per legge contratti a termine in rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Le osservazioni di Gianluca Busilacchi sono però cadute nel vuoto. E quasi tutti, alla fine, si sono turati il naso e hanno votato.

Sergio Rizzo – Corriere Economia – 17 settembre 2012

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