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Patroni Griffi: autunno movimentato ma non pagheranno i più deboli

Il ministro: “Snelliremo la macchina pubblica, ma non si parli di licenziamenti di massa”. Ci potranno essere esuberi Lo scopo? Ridistribuzione qualificata dei dipendenti

Italia e l’Europa non sono due entità distinte. Con il rigore seguiamo un’ottica di politica europea». Il ministro per la Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, plaude alle tesi del premier Monti e replica duramente ai sindacati: «Basta messaggi da bar, del tipo saranno colpiti deboli e meno raccomandati». «Al leader della Uil, Angeletti dico che invece di auspicare che ci sia capacità di selezionare nei “tagli” farebbe bene a partecipare all’elaborazione dei criteri per la ricollocazione del personale».

Sarà un autunno caldo… «Più che caldo movimentato, almeno nel settore pubblico. Lavoreremo alla riduzione della macchina pubblica perché sia più efficiente. Ci potranno essere posizioni in esubero, ma per questo ricorreremo ai prepensionamenti e alla mobilità. Una ridistribuzione qualificata dei dipendenti sarà il nostro obiettivo e i sindacati dovrebbero capirlo senza paventare una sorta di licenziamenti di massa nel pubblico. Auspico che non si enfatizzino i momenti di conflitto».

Diversamente non ce la farà nessuno in Italia ma anche in Europa? «Monti ha ragione quando spiega che è bene evitare il paradosso per cui l’euro, da elemento simbolico dell’integrazione europea, diventi detonatore di una implosione. Gli sforzi vanno visti come momento di una politica che si gioca anche altrove. Insomma, si deve arrivare al tavolo Ue con le carte in regole».

Per evitare il ricorso allo scudo anti-spread? «Monti ha riportato l’Italia al centro delle scenario internazionale. Ha dato credibilità alle nostre politiche dimostrando che l’Italia può operare scelte nel segno di una credibile politica del rigore. Ma qualsiasi nostra mossa deve avere le spalle assolutamente coperte sul piano nazionale. Detto questo, giocheremo da attori la partita e non come quelli che subiscono qualcosa».

Dunque, altri sacrifici: ma gli organismi europei ci chiedono risorse per la crescita… «Bisogna mantenere la guardia sui conti pubblici, puntare sulla spending review e liberare risorse economiche private. Ha ragione Elsa Fornero: ora tocca agli imprenditori. Noi dobbiamo creare l’ambiente favorevole per gli investimenti con ulteriori liberalizzazioni, semplificazioni e leggi anti-corruzione. Bisogna rimuovere ciò che è di ostacolo agli investimenti con l’impegno di tutti i protagonisti del Paese, a cominciare da Enti locali e Regioni. I Comuni, ad esempio, non debbono vivere l’arrivo di un insediamento produttivo sul territorio come un fardello inutile o come un’occasione per lucrare vantaggi personali… per non dire di peggio».

Ministro vuole scaricare le responsabilità su altri? «No, ma un’impresa non può chiedere tre o quattro autorizzazioni per volta per insediarsi, ma deve presentare una sola domanda con un’unica autorizzazione. Chiunque decida di investire e non ha certezze sui tempi e sulle regole impiega altrove le risorse di cui dispone. E visto che quelle pubbliche sono esigue occorrono sinergie perché i capitali privati che in Italia ancora esistono possano essere utilizzati al meglio».

Già, ma gli imprenditori chiedono agevolazioni e il rilancio del consumi… «Loro chiedono certezze, tempi rapidi e trasparenza. Le amministrazioni devono essere efficienti ed evitare rischi di corruzione. Il disegno di legge anti-corruzione è fondamentale, almeno per due ragioni: la prima è di tipo etico, e si capisce; la seconda è che l’Italia deve assolvere a specifici impegni internazionali. E vero, ci sono molte difficoltà politiche su queste misure, ma il nostro Paese può sottrarsi in questo momento economico alla responsabilità di adempiere a questo dovere? Spero veramente che, pur nelle comprensibili contrapposizioni politiche, il provvedimento veda luce».

Venerdì il Consiglio dei ministri tornerà a riunirsi. Si parlerà di tagli alla spesa e agenda digitale. Ma ci sono i fondi sul tavolo? «Sono pochi, in effetti, ma tutte le misure di tipo strutturale avranno l’obiettivo di rilanciare l’economia. E necessario svincolarci da un’idea di sviluppo che si veda tangibilmente con opere materiali, ospedali, ponti, ferrovie. Certo il settore infrastrutturale va favorito, magari con la riqualificazione urbana, ma accanto a questo in una società moderna lo sviluppo è fatto di servizio efficienti e accesso alla rete».

Basta questo? «No, ma si consideri che all’estero ci sono ampie risorse disponibili che attendono di essere investite, e se noi vogliano intercettare questo flusso dobbiamo proporre un sistema produttivo che funzioni».

Nelle prossime settimane si discuterà il futuro delle Province: un’altra battaglia? «Sarà un’occasione per ridisegnare la presenza pubblica sul territorio e riordinare la presenza dello Stato. Perché quando andremo a ridisegnare le province rivedremo anche questure, Prefetture, uffici scolastici e via dicendo».

La Stampa – 21 agosto 2012

 

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