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Fondo sanitario nazionale, traballano gli aumenti da 3,5 miliardi per il 2020-2021. La sorpresa nel Patto salute. Nuova rottura tra Regioni e Governo

Rottura tra ministero alla Salute e Regioni sul rischio che l’incremento del fondo per il 2020 salti a causa della “variazione del quadro macroeconomico”. L’Emilia: “Pronti a far saltare tutti i rapporti con l’esecutivo”. Riscoppia la polemica tra Governo e Regioni. Nella nuova bozza del Patto inviata dal Ministero della Salute, secondo quanto si apprende, sarebbe infatti stata inserita una clausola che subordina gli aumenti al Fsn definiti nella legge di Bilancio 2019 al quadro economico. Considerando la precarietà dei conti pubblici l’allarme delle Regioni che temono un colpo di mano, come accadde già col precedente Patto per la Salute. “Governo chiarisca, necessario un nuovo confronto politico”, dichiarano le Regioni. Ma il Ministro assicura: “Non lo faremo”. 

Nella versione definitiva della lettera inviata da Roma alla Ue i tagli al welfare sono spariti, ma nel confronto serrato tra Governo e Regioni sul nuovo Patto per la salute spunta l’ipotesi di un taglio di 3,5 miliardi (2 nel 2020 e 1,5 miliardi nel 2021) al Fondo sanitario nazionale.

I fondi rappresentano l’aumento promesso dal Governo alle Regioni nell’ultima legge di bilancio che ora però rischiano di saltare. Le risorse aggiuntive che porterebbe le risorse a disposizione per la Sanità rispettivamente a 116,4 miliardi il prossimo anno e a 118 miliardi scarsi nel 2021 sono seriamente a rischio a causa di una clausola inserita nell’articolo 1 della bozza di Patto per la salute che ieri la ministra Giulia Grillo ha consegnato alle Regioni. Una clausola che condiziona gli aumenti all’andamento dell’economia e alle esigenze di bilancio ora sempre più pressanti nel confronto con Bruxelles. I fondi in più saranno infatti erogati «salvo eventuali modifiche che si rendessero necessarie in relazione al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e a variazioni del quadro macroeconomico».La clausola, inserita anche nel Patto precedente, ha scatenato le reazioni delle Regioni, come quella dell’assessore dell’Emilia Romagna Sergio Venturi che parla di «sconfessione» dell’accordo siglato a Natale
con il Governo. Mentre il segretario del Pd Nicola Zingaretti avverte: «Non vi azzardate a tagliare sulla sanità. Faremo le barricate».Pronta la replica del Ministro della Salute Giulia Grillo che rassicura su twitter rispondendo al segretario del Pd: “Tagli alla sanità? Dovranno passare sul mio corpo. Il Pd ci ricorda che i loro tagli alla sanità hanno messo a rischio la tenuta del SSN. Questo noi non lo faremo”.

I due miliardi di aumento del Fondo sanitario nazionale (Fsn) nel 2020 e il miliardo e mezzo in più per il 2021, promessi dalla legge di Bilancio sulla base di un preciso accordo tra Regioni e Governo, rischiano di saltare. O quantomeno non sono più una certezza: le risorse aggiuntive, che porterebbero il Fsn rispettivamente a 116,4 miliardi il prossimo anno e a 118 miliardi scarsi nel 2021, saranno erogate «salvo eventuali modifiche che si rendessero necessarie in relazione al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e a variazioni del quadro macroeconomico». Questa la clausola inserita all’articolo 1 della bozza del Patto per la salute su cui oggi i tecnici delle Regioni hanno avuto un incontro al ministero guidato da Giulia Grillo. Una riunione-lampo: gli aumenti del Fondo sono da sempre, dal punto di vista dei governatori, la condizione necessaria per aprire qualunque trattativa sui contenuti del “Patto”. Una volta messe in discussione le cifre in più, secondo le Regioni non c’erano le condizioni per proseguire.

La clausola che vincola gli incrementi all’invarianza del quadro complessivo era già stata inserita nel Patto (2014-2016), ma a preoccupare le Regioni è soprattutto la «sconfessione – avvisa l’assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna Sergio Venturi – dell’accordo sottoscritto a Natale tra il presidente dei governatori Stefano Bonaccini e il Governo. In quella sede ci accordammo su due punti: l’aumento del Fondo sanitario nazionale e l’incremento di 4 miliardi per l’edilizia sanitaria e le tecnologie. Oggi il governo si rimangia quelle parole». «A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca – commenta l’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato -: vien da supporre che ci sia un tentativo dell’Esecutivo di “sterilizzare” l’aumento del Fondo da 2 miliardi per il prossimo anno con l’incasso da parte delle Regioni dei 2,4 miliardi di euro del payback. Ma sono partite completamente differenti, il Servizio sanitario ha bisogno di ossigeno in più».

Sullo sfondo, c’è ovviamente la procedura d’infrazione che aleggia sull’Italia: a fronte di un quadro dei conti pubblici decisamente incerto, l’aver inserito al primo articolo di un documento tecnico come il Patto salute proprio la clausola “politica” che vincola gli aumenti per la sanità all’invarianza delle condizioni attuali, alimenta i sospetti delle amministrazioni locali. Intanto domani i governatori in Conferenza Stato-Regioni faranno di tutto per “chiudere” almeno sul miliardo in più per il 2019: il riparto del Fondo è stato bloccato da province autonome di Trento e Bolzano, ma c’è la corsa a blindare almeno le prime risorse.

Resta ancora da dipanare, infine, tutta la matassa dei contenuti tecnici del Patto, che nei 18 articoli presentati dal Governo ripercorre i grandi temi focalizzati già in sede di legge di Bilancio. E anche qui non mancano i potenziali scontri. «A cominciare dal piani di rientro regionali e aziendali – avvisa ancora D’Amato -. Una stagione che a nostro avviso dovremmo lasciarci alle spalle visto il riequilibrio dei conti nella sanità e il netto miglioramento dei Livelli essenziali di assistenza. Ma al ministero sembra non pensarla così: nel nuovo Patto c’è il tentativo di mantenere in piedi e anzi di potenziare quegli strumenti anacronistici, in netto contrasto con l’autonomia delle regioni».

Il Sole 24 Ore

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