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Patto per la salute, ecco il labirinto dei 100 adempimenti. Percorso a ostacoli tra le scadenze programmate e no

di Massimiliano Abruzzese. Era previsto per il giorno di San Valentino (14 febbraio), arriva circa cinque mesi dopo, ma alla fine il Patto della salute 2014-2016 è stato approvato. Come riportato nelle premesse istituzionali si tratta, con molta probabilità, dell’ultima intesa con l’attuale assetto costituzionale e sarebbe stato certamente utile definire, in modo chiaro e circoscritto, competenze e ruoli degli enti chiamati al cambiamento.

In realtà assistiamo a un labirinto di scadenze e rinvii (vedi tabella in allegato) che potrebbero inficiare, e non poco, quanto previsto nel testo del Patto. Il primo caso è quello del riparto dei fondi per i prossimi tre anni, circa 337,5 miliardi di euro, i cui criteri restano ancora da definire con un accordo successivo.

Chissà se i tempi basteranno alle Regioni del Sud, capitanate dalla Campania, per ottenere una redistribuzione delle risorse che non tenga conto dell’età della popolazione. Allo stesso modo è stato individuato per il 31 dicembre 2014 l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza che nel 2012 – vedi i recenti esiti della verifica del ministero della Salute – sono stati rispettati solo da otto Regioni.

Analoga sorte è toccata al Sistema di valutazione della qualità delle cure; all’istituzione del gruppo di lavoro per l’Assistenza sanitaria all’estero; alla Continuità assistenziale dall’ospedale al domicilio del paziente e al Piano nazionale della cronicità.

Fuori dall’intesa anche la revisione della disciplina per la partecipazione alla

spesa sanitaria, i nuovi ticket, posticipati al 30 novembre 2014, e il Patto per la salute digitale, che ha i suoi tempi di attuazione a partire già da questa estate, ma che si protraggono quanto meno fino a fine anno.

Complessivamente Governo, Regioni e Province autonome hanno rinviato ai tempi supplementari cento atti e non sempre sono stati indicati percorsi certi, anzi, ci sono interi articoli – come nel caso a esempio dell’assistenza farmaceutica e dell’umanizzazione delle cure – che pur prevedendo l’implementazione di programmi, percorsi e strumenti di valutazione, non riportano alcuna dicitura in merito al termine dei lavori.

C’è da chiedersi come prenderà Farmindustria questa assenza di precise indicazioni dal momento che, pochi giorni fa, nel presentare l’evoluzione e le caratteristiche del settore in Italia, ha denunciato il triste record, tra i Paesi

dell’Unione europea, per i vincoli nazionali e regionali che ritardano l’accesso di nuovi prodotti sul mercato dopo l’autorizzazione Ema (427 giorni contro i 221 della media europea).

Insomma, considerata la situazione, non resta che augurarci che la Cabina di regìa prevsita pèroprio dal Patto, deputata al monitoraggio e all’attuazione della nuova intesa nei tempi convenuti, riesca laddove altri finora hanno fallito.

Il Sole 24 Ore sanità – 15 luglio 2014 

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