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Patto per la salute: le richieste di (ultime) modifiche delle Regioni. Cinque articoli nel mirino degli emendamenti

Al primo posto naturalmente le questioni economiche, con la richiesta di togliere i riferimenti alla riduzione della spesa pubblica (con un contributo da parte di Regioni e Province autonome alla finanza pubblica di 500 milioni di euro per l’anno 2014 e di 750 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017) contenuti nella legge 89/2014 (competitività e giustizia sociale) perché non riguarda espressamente la materia sanitaria e di riformulazione del comma che riguarda le risorse premiali, i cui criteri di assegnazione devono essere “condivisi” e che, è la richiesta, devono essere garantite con risorse aggiuntive. Le richieste delle Regioni

Poi l’articolo più emendato è quello sull’assistenza territoriale. La prima richiesta riguarda la specificazione che le nuove Unità complesse di cure primarie (Uccp) e le aggregazioni funzionali territoriali (Aft) sono costituite sì in ogni Regione, ma «nell’ambito della propria autonomia decisionale e organizzativa.

Sempre Uccp e Aft sono forme di aggregazione, ma non di tutte le cure primarie, come scritto nella bozza di Patto, bensì dei Mmg e dei pediatri di libera scelta, per i quali sostituiscono le altre forme di lavoro di gruppo.

Per quanto riguarda la promozione della medicina di iniziativa e la farmacia dei servizi, la richiesta è che a provvedre siano atti di indirizzo regionali e non anche, come scritto nel Patto, una proposta sulle linee rpogettuali della Salute. Stesso discorso per i percorsi differenziati per l’assistenza in emergenza-urgenza per la gestione dei codici meno gravi. E sempre nell’ambito dell’emeregenza-uregenza a definire il bacino di utenza delle centrali operative in base alle nuove tecnologie dovrà essere, è la richiesta delle Regioni, l’Agenas.

Ancora, la figura medica esperta di terapia del dolore che il Patto prevede per Uccp e Aft deve essere prevista a livello distrettuale e non in ogni struttura.

C’è poi la cancellazione del comma 14, quello sul processo formativo dei Mmg, che ha scatenato polemiche tra sindacati (VEDI) e la cui cancellazione è stata comunque criticata perché, secondo la Fimmg, «l’intervento è visibilmente un primo passo per spostare la gestione del corso, ora in mano alle regioni, verso l’università, dirottando i fondi economici della gestione propri della medicina generale, e spostando, di fatto, negli atenei una formazione che visibilmente dovrebbe restare nel territorio, vista la sua specificità».

Modifiche richieste anche al capitolo della sanità penitenziaria, ma questa volta scontate visto che la data scritta nel patto per le linee guida sull’erogazione delle cure ai detenuti era fissata al 30 giugno e ora si sposta al 30 swttwmbew w al sistema di remunerazione delle prestazioni con la modifica della dizione sull’obbligatorietà degli «accordi tra Regioni confinanti» in «accordi bilaterali tra le Regioni».

Ultima richiesta riguarda il Comitato per la verifica dei Lea nel punto in cui si prevede che questo può aggiornare le modalità di verifica degli adempimenti da controllare, anche in base a esigenze diverse di monitoraggio e comunque comunicadolo alle Regioni entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello oggetto degli adempimenti

Il Sole 24 Ore sanità – 8 luglio 2014 

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