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Pd diviso sul decreto lavoro, Poletti: no a stravolgimenti. Da ieri l’esame in commissione Lavoro, il 14 aprile in aula

«Se qualcuno ci chiede di stravolgere quello che abbiamo fatto, onestamente non siamo per niente disponibili e sosterremo con forza le nostre posizioni»: il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, chiude a ipotesi di modifica che possano stravolgere il decreto occupazione che da ieri è all’esame della commissione lavoro della Camera e che il 14 aprile sarà portato in Aula per il voto (scade il 19 maggio).

A sostegno dell’impianto del Dl n.34 è schierata una parte del Pd (l’ala “renziana”), il Ncd e Fi, mentre sollecitano importanti modifiche la “minoranza” del Pd, Sel, Movimento 5 stelle, e sul fronte sindacale la Cgil. Il Pd ha ben 21 deputati su 46 in commissione lavoro, e tra loro prevale la “minoranza”. Ragion per cui mercoledì alle 20,30 si terrà un incontro tra i deputati Pd della commissione e Poletti – preceduto da un confronto con la segreteria del partito -, con il ministro intenzionato a confermare la validità del decreto, nella convizione che le novità sui contratti a termine – in particolare l’estensione del contratto “acausale” da 12 a 36 mesi e un massimo di 8 proroghe – «favoriranno le stabilizzazioni e ridurranno il contenzioso». Con il Pd diviso, il presidente dei senatori del Nuovo Centrodestra, Maurizio Sacconi, si appella al premier Renzi affinchè «metta un pò di ordine, garantendo la sostanziale conferma dei contenuti del decreto, almeno da parte dei suoi parlamentari», anche perché «il Ncd li sosterrà senza alcuna incertezza».

Secondo il relatore, Carlo Dell’Aringa (Pd) vi sono «senz’altro aspetti meritevoli di approfondimento, relativi all’intreccio con i provvedimenti che il governo adotterà sul tema della riforma della legislazione del lavoro», per questi motivi la Commissione «èimpegnata atrovare quegli aggiustamenti che, senza stravolgere i principi cui il provvedimento si ispira, possano consentire di apportare gli opportuni miglioramenti al testo».

Il riferimento è al contratto a tutele crescenti, oggetto del Ddl delega licenziato il 12 marzo dal Consiglio dei ministri (non ancora inviato in Parlamento), che sta particolarmente a cuore alla “minoranza” del Pd, e che secondo il presidente della commissione Lavoro, Cesare Damiano (Pd), «rischia di essere cannibalizzato dalla nuova disciplina sui contratti a termine e sull’apprendistato». Damianopropone tre modifiche per i contratti a termine: «36 mesi di contratto senza causali è un periodo troppo lungo che va ridotto, 8 proroghe sono troppe e bisogna fissare una soglia minima di durata dei contratti per evitare eccessivi frazionamenti». Sull’apprendistato sono due le modifiche proposte da Damiano: «Va corretta la possibilità che la formazione di carattere pubblico sia facoltativa, rischiamo una procedura di infrazione europea – sostiene–, inoltre la cancellazione della percentuale delle stabilizzazioni di apprendisti genera precarietà».

Difende l’impianto del Dl Sergio Pizzolante (Ncd) che proponeuna modifica: «lavoriamo perchèle semplificazioni sul contratto a termine e sull’apprendistato non vengano indebolite – spiega–, macasomairafforzate prevedendo di affidare alla contrattazione aziendale o territoriale la decisione se andare oltre il limite del 20% dei contratti a termine».

Il Sole 24 Ore – 28 marzo 2014 

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