Close Menu
Sivemp VenetoSivemp Veneto
    Facebook X (Twitter) RSS
    Facebook X (Twitter) RSS
    Sivemp VenetoSivemp Veneto
    ISCRIVITI
    • Home
    • Chi siamo
    • Iscriviti
    • Diventa sostenitore
    • Archivio Notizie
      • Attività Sindacale
        • Dalla convenzionata
        • Segreteria regionale
      • Formazione
        • Eventi E.C.M SIMEVEP
        • Appuntamenti
      • Novità normative
        • Contratto
        • Dal Ministero
        • Dalle ULSS
        • Dall’Europa
        • Dalla Regione
        • Sentenze
      • Temi
        • Lavoro
        • Professione
        • Previdenza
        • Politiche sanitarie
        • Sicurezza alimentare
        • Sanità animale
        • Anagrafe degli animali
        • Malattie trasmissibili
        • Allevamenti
        • Benessere Animale
        • Biosicurezza
        • Farmaci veterinari
        • Contaminanti e residui
        • Mangimi e sottoprodotti
        • Igiene urbana
      • Dicono di noi
      • La nostra vetrina
    • Contatti
    Sivemp VenetoSivemp Veneto
    Home»Notizie ed Approfondimenti»Pensioni, allarme sostenibilità dal 2030. La transizione demografica porta a un incremento del rapporto assegni-occupati. Fino al 2026 costi su di 64 miliardi
    Notizie ed Approfondimenti

    Pensioni, allarme sostenibilità dal 2030. La transizione demografica porta a un incremento del rapporto assegni-occupati. Fino al 2026 costi su di 64 miliardi

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati6 Ottobre 2023Aggiornato:13 Dicembre 2023Nessun commento4 Minuti di lettura
    Facebook Twitter LinkedIn Telegram Pinterest Tumblr Reddit WhatsApp Email
    Condividi
    Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email
    Pensioni, spesa e demografia: allarme. Stime Nadef. Uscite oltre il 16% del Pil, picco al 17% nel 2042. La Ragioneria: la causa nella crescita del rapporto assegni-occupati per la transizione demografica. 
    Marco Rogari, il sole 24 ore. . Oltre 64 miliardi in più in soli quattro anni. Il conto della spesa pensionistica tra la fine del 2022 e il 2026 si presenta salato. Con tanto di impennata di più di 23 miliardi il prossimo anno, dovuta in gran parte all’effetto indicizzazione. Sono dati molto freddi quelli contenuti nella Nota di aggiornamento al Def approvata dal governo Meloni e ora all’esame del Parlamento, che riducono notevolmente gli spazi per nuovi interventi sulla previdenza anche a causa delle scarse risorse a disposizione per la manovra in arrivo. Ma anche per il futuro il quadro appare tutt’altro che rassicurante. Anzi, dallo scenario di medio-lungo periodo, che è stato tratteggiato dalla Ragioneria generale dello Stato e che ha trovato posto nella Nadef, emerge di fatto un primo campanello d’allarme, nell’ottica della sostenibilità del sistema previdenziale, già dal 2030, quando la spesa comincerà a salire rapidamente marciando a un ritmo superiore del 16% sul Pil, ovvero del livello indicato per il 2024 (0,5 punti in più sul 2023) e sostanzialmente previsto fino al 2029, fino ad andare a toccare quota 17% nel 2042.

    «Dal 2030 il rapporto tra spesa e Pil riprende ad aumentare fino a raggiungere il 17% nel 2042», sottolineano i tecnici del Mef. Che evidenziano anche come questa dinamica sia essenzialmente dovuta «all’incremento del rapporto fra numero di pensioni e numero di occupati indotto dalla transizione demografica, solo parzialmente compensato dall’innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento». In altre parole, l’effetto dovuto all’aumento del numero dei trattamenti previdenziali è destinato a “sopravanzare” quello derivante dal contenimento degli importi pensionistici per la graduale adozione del sistema di calcolo contributivo sull’intera vita lavorativa. Una fotografia, quella scattata dalla Nadef, che, almeno nei suoi tratti essenziali, appare in sintonia con le parole sulla questione previdenza-demografia pronunciate a più riprese dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Che anche mercoledì ha ripetuto che con l’attuale tasso di natalità del Paese «il sistema pensionistico non regge».

    Affermazioni che non si traducono comunque in una rinuncia del governo a intervenire strutturalmente sulle regole in vigore. La riforma per superare, almeno in parte, la legge Fornero continua a restare nell’agenda di palazzo Chigi, ma con un orizzonte più lungo di quanto ipotizzato soltanto un anno fa, che guarda ora alla fine della legislatura. Anche Quota 41 non è stata derubricata, come ha sottolineato più volte il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon. Ma in ogni caso le sue “chance” di ottenere un via libera nei prossimi anni sembrano già condizionate al ricalcolo contributivo del trattamento.

    Già nell’immediato, del resto, la situazione si presenta complicata, soprattutto per le ricadute della corsa dell’inflazione sulla rivalutazione dei trattamenti pensionistici, ma non solo. La Nadef indica chiaramente che l’anno prossimo le uscite pensionistiche avranno una crescita boom del 7,3%, addirittura maggiore del +7,1% stimato nel Def di aprile, «principalmente – si legge nella Nota di aggiornamento del governo – per effetto dell’indicizzazione delle pensioni all’inflazione dell’anno precedente». Ma a incidere è anche la cosiddetta scia di Quota 100 che continua ad avere un significativo impatto sui conti pubblici, mentre molto più limitati sono quelli di Quota 102 e Quota 103. Nel 2024 la spesa arriverà a 340,56 miliardi, (raggiungendo il 16% del Pil): 23,07 miliardi in più di quella prevista alla fine di quest’anno (317,49 miliardi, pari al 15,5% del Pil), e superiore di 43,37 miliardi dei 297,19 miliardi registrati nel 2022 (15,3% del Pil). Nel 2025 saranno superati i 350 miliardi e l’anno successivo, il 2026, si arriverà a 360,67 miliardi con una crescita media delle uscite in questo biennio di circa il 3 per cento.

    Il sistema previdenziale è insomma in chiara sofferenza. I tecnici del Mef nel focus contenuto nella Nadef, che riprendere l’ultima analisi sulla previdenza elaborata quest’anno dalla Ragioneria generale, fanno notare che «tenuto anche conto dell’elevato livello dell’indicizzazione nel biennio 2023-2024 (imputabile al rilevante incremento del tasso di inflazione registrato a partire dalla fine del 2021 al 2023), la spesa in rapporto al Pil aumenta significativamente portandosi, alla fine del biennio, al 16% (0,8 punti percentuali sopra il dato del 2018), livello che viene sostanzialmente mantenuto fino al 2029». Per i prossimi sei anni, quindi, in assenza di interventi per contenere i costi, la “pressione” delle pensioni sul Pil non è destinata a scendere. Con la prospettiva, oltretutto, di crescere rapidamente a partire dal 2030.

    Post Views: 326
    Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email
    SeguenteInfluenza aviaria ad alta patogenicità H5N1, dal Ministero ulteriori misure di controllo e sorveglianza per prevenire l’introduzione e l’ulteriore diffusione. In vigore fino al 30 novembre
    Precedente Assegni al minimo, ipotesi aumenti soft. Bis di Quota 103 e Ape. Il nodo risorse condiziona le scelte. Agevolazioni certe per le pensioni integrative
    Cristina Fortunati
    • Website

    Potrebbe interessarti anche

    Blue Tongue: come si stanno muovendo Toscana e Sardegna

    5 Marzo 2025

    Registro Italiano Sindrome Emolitico Uremica, nella seconda metà del 2024 crescono i casi rispetto all’anno precedente

    23 Febbraio 2025

    Alla sala Orus dell’ IzsVe, il 22 febbraio verrà eletta la nuova Segreteria regionale del SIVeMP Veneto

    6 Febbraio 2025
    Scrivi un commento

    Comments are closed.

    Residui di farmaci veterinari negli alimenti: la non conformità rimane bassa nel 2023

    5 Marzo 2025

    Fuga medici all’estero. “In Italia non solo stipendi più bassi, ma anche pressione fiscale eccessiva”

    5 Marzo 2025

    Aviaria ad alta patogenicità, il Ministero istituisce la zona di attenzione fino al 15 marzo

    5 Marzo 2025

    Antibiotici, in Italia aumentano consumi e uso improprio. Il report Aifa

    5 Marzo 2025

    Blue Tongue: come si stanno muovendo Toscana e Sardegna

    5 Marzo 2025

    Il SIVeMP (Sindacato italiano veterinari di medicina pubblica) propone per i propri iscritti: la tutela sindacale sul piano morale, formativo, professionale, giuridico ed economico; la promozione e l’aggiornamento scientifico, tecnico, organizzativo e gestionale; la consulenza in materia di tutela assistenziale, previdenziale e pensionistica integrativa.

    Chi Siamo
    • Home
    • Chi siamo
    • Iscriviti
    • Diventa sostenitore
    • Archivio Notizie
    • Contatti
    Contatti - SONIA LAVAGNOLI
    • segretariofvmveneto@sivempveneto.it
    • certificata@pec.sivempveneto.it
    • +39 339 2538475
    • Via Danilo Preto, 1B - 37133 Verona (VR)
    Facebook
    X (Twitter)
    RSS
    © 2026 Sivemp Veneto - CF 97611610581
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Invio per cercare. Premi Esc per annullare.