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Pensioni basse e Ape, piano da 2 miliardi. In «pole» il bonus quattordicesime e la no tax area ampia. Baretta: priorità a flessibilità in uscita e minime più povere

Almeno due miliardi. A tanto dovrebbero ammontare le risorse per il pacchetto pensioni della prossima legge di bilancio. Che dovrebbe poggiare soprattutto su tre misure: Ape (anticipo pensionistico), ricongiunzioni gratuite e bonus per i pensionati con assegni più bassi. In quest’ultimo caso sono tre le opzioni sul tavolo: aumento dell’assegno e della platea dei beneficiari della 14esima mensilità; estensione della no tax area; rafforzamento degli assegni minimi sulla base del reddito famigliare (Isee), come suggerito anche dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, nell’intervista al Sole 24 Ore di domenica 28 agosto.

Al momento a restare in «pole» sarebbero le opzioni quattordicesime e no tax area, che potrebbero entrare entrambe nella manovra. Anche perché nel Governo non mancherebbero le perplessità su un ricorso all’Isee visto che allo stato attuale nessun assegno pensionistico è erogato facendo leva su questo strumento. I controlli su conti correnti, deposito titoli e via dicendo non sono tra l’altro ancora del tutto “fluidi”. Per l’adeguamento delle minime spinge però Scelta civica. La decisione sarà presa nelle prossime due settimane dopo il nuovo giro di incontri tra Governo e sindacati. «Si riapre il confronto Governo-sindacati per arrivare a qualcosa di concreto entro metà settembre, io sono abbastanza ottimista a riguardo», afferma il sottosegretario alla Presidenza, Tommaso Nannicini che guida la task force che sta lavorando al piano pensioni e che aggiunge: nella prossima legge di bilancio «ci sarà un pacchetto di equità sociale, accanto al tema degli investimenti privati con sgravi su produttività e fiscalità».

La misura prescelta per rafforzare gli assegni dei pensionati dovrà comunque fare parte di un pacchetto più vasto. E il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, lo fa chiaramente intendere: «Se parliamo di pensioni le priorità sono: la flessibilità in uscita, le ricongiunzioni onerose e le pensioni minime troppo basse. Il tutto – aggiunge – deve però stare dentro una manovra complessiva di rilancio dell’economia».

Sul versante “pensioni basse” al momento l’opzione in vantaggio sulle altre resterebbe quella delle quattordicesime, sulla quale ha espresso più di una perplessità Boeri. Raddoppiare la platea dei beneficiari (da 1,2 a 2,4 milioni di pensionati)costerebbe meno di un miliardo (8-900 milioni). La maggiorazione sarebbe graduata, come già accade attualmente, sui contributi (336 euro se sotto i 10 anni, 425 fino ai 20 anni e 506 oltre i 25 anni di versamenti). L’estensione del bacino si realizzerebbe alzando l’assegno su cui caricare la 14esima (oggi è 750 euro mensili). Il tetto per ricevere l’assegno aggiuntivo verrebbe portato a 12-13mila euro. Meno costosa sarebbe la scelta di allineare la no tax area dei pensionati a quella valida per i dipendenti: l’onere non supererebbe i 260 milioni l’anno. Che però lieviterebbe sensibilmente nel caso in cui tutte le detrazioni venissero portate allo stesso livello (1,9 miliardi).

Entrambe le misure, come detto, potrebbero trovare posto nella manovra per un costo massimo di 1-1,2 miliardi. Ai quali si aggiungerebbero i 650 milioni necessari per l’Ape, l’anticipo pensionistico con prestito bancario assicurato e rimborsabile in 20 anni. Il grosso della spesa servirebbe per coprire le detrazioni fiscali previste per le categorie più svantaggiate, come i disoccupati di lungo corso e portatori di handicap, mentre circa 50 milioni verrebbero destinati per finanziare la sua gestione operativa, affidata all’Inps.

Per le ricongiunzioni gratuite il costo sarebbe non superiore ai 90 milioni nel primo anno di attuazione della misura (diventerebbe di circa 500 milioni a regime), e si scenderebbe a 50 milioni senza riscatto della laurea. Restano i nodi degli interventi per i cosiddetti lavoratori precoci e per quelli impiegati in attività usuranti. Nel primo caso, a seconda della platea prescelta, le uscite oscillerebbero tra gli 1,2 e gli 1,8 miliardi con la possibilità di scendere a 800 milioni con l’adozione di una parzializzazione (vincoli molto rigidi). Per gli usuranti la spesa varierebbe tra i 70 e i 250 milioni a regime.

Davide Colombo e Marco Rogari – Il Sole 24 Ore – 30 agosto 2016 

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