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Pensioni, Cgil contro tutti. Più uscite prima dei 67 anni. Gentiloni convince Cisl e Uil: 15 categorie fuori dall’aumento d’età e si allarga la platea dell’Ape sociale

Il governo convince Cisl e Uil. Ma non scalfisce il muro Cgil. Il sindacato di Susanna Camusso rifiuta per la quarta volta il pacchetto sulla previdenza proposto dal premier Gentiloni. E annuncia la mobilitazione degli iscritti per sabato 2 dicembre, con cinque manifestazione territoriali, di cui una a Roma.

La partita si sposta dunque in piazza e in Parlamento. Entro la settimana Palazzo Chigi affiderà a un emendamento alla manovra di Bilancio, ora in Senato, le proposte messe a punto per alleviare gli effetti sui pensionati della speranza di vita allungata. E a stretto giro procederà ad approvare il decreto interministeriale – entro il 31 dicembre, pena il danno erariale – che porta per tutti l’età di uscita a 67 anni dal 2019, cinque mesi più di oggi. Garantendo l’esenzione solo per 15 categorie di lavori gravosi, dagli infermieri agli edili, dalle maestre d’asilo agli operai. Circa 20 mila persone all’anno, secondo le stime del governo.

Il pacchetto vale 300 milioni a regime. Si parte dunque con 100 milioni sul 2019, per poi salire. Nella proposta, anche l’istituzione di una Commissione tecnica per stabilire con scientificità l’aspettativa di vita mestiere per mestiere. E così allargare, nel corso del 2018, la platea degli esclusi da “ quota 67”. Anche il meccanismo automatico cambierà. Mai più scalini da cinque mesi, come il governo si appresta a ratificare, dopo l’aggiornamento Istat. Al massimo tre mesi, il resto spalmato nei bienni successivi. E in ogni caso si terrà conto non solo dei picchi in alto, ma anche di quelli in basso, di quando cios la speranza di vita cala per un eccesso di mortalità (come fu nel 2015).

L’ultima offerta del governo, ufficializzata ieri, punta poi ad ampliare il bacino dei lavoratori che potranno usare nel 2018 l’Ape sociale per andare in pensione a 63 anni, grazie alle risorse non impiegate quest’anno e destinate ad un fondo ad hoc. L’indennità pagata dallo Stato sarà estesa a tutte e 15 le categorie esentate da “quota 67”: una doppia protezione. E per le donne più fragili – disoccupate, invalide, con parenti disabili o impiegate in lavori pesanti – si rafforza lo sconto contributivo: un anno (anziché sei mesi) per ogni figlio, fino a un massimo di due anni.

« Testo insufficiente, troppa distanza tra impegni e proposte », per la Cgil. Giudizio «positivo » per la Cisl: « A Babbo Natale non crediamo più: nessuno ha mai detto che i 67 anni dovevano essere aboliti per tutti » , dice Annamaria Furlan. Soddisfatta anche la Uil, per aver « aperto una breccia nella rigidità della riforma Fornero » , plaude Carmelo Barbagallo. Parola ora al Parlamento.

La ministra Marianna Madia e Susanna Camusso, leader della Cgil, a Palazzo Chigi per la riunione governo-sindacati

Repubblica – 22 novembre 2017

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