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Pensioni, così si potranno unire gratis i periodi contributivi presso enti diversi. La formula del cumulo potrebbe essere ammessa per un numero maggiore di lavoratori

Il Messaggero. Se l’obiettivo dichiarato del governo è facilitare l’accesso alla pensione senza toccare le regole fissate dalla legge Fornero, per determinate categorie di lavoratori ma anche dove possibile per una platea più ampia, è ragionevole che una parte importante della strategia riguardi coloro che nella loro vita hanno svolto attività diverse e quindi versato contributi a differenti enti previdenziali. Poter attaccare i vari spezzoni nel modo più semplice e meno oneroso possibile permette di arrivare prima al traguardo. A questo obiettivo è dedicato un capitolo del pacchetto previdenza su cui si stanno confrontando esecutivo e sindacati.

LEGISLAZIONE COMPLESSA Il punto di partenza è l’attuale complessa legislazione in materia. Sostanzialmente esistono tre modi per unire i diversi periodi contributivi: la ricongiunzione onerosa, la totalizzazione e il cumulo contributivo. Nel primo caso la posizione del lavoratore viene trasferita in uno solo degli enti presso i quali ha versato, generalmente quello in cui si trova quando fa domanda. Questa soluzione è però costosa perché resta a carico del lavoratore una parte della differenza tra la quota di pensione che si otterrebbe con i soli contributi già esistenti e quella che risulta dall’inserimento dei contributi ricongiunti. Fino al 2010 la legge permetteva ai dipendenti pubblici confluiti nell’Inps la ricongiunzione senza costi ma questa opzione è stata abolita.

Con la totalizzazione, che è gratuita, vengono invece semplicemente sommati i vari periodi contributivi e ogni ente previdenziale determina la propria quota di pensione, che è quindi la somma dei vari pezzi. Ma ci sono alcuni svantaggi: il trattamento viene calcolato con il meno favorevole sistema contributivo, anche per la parte di carriera precedente al 1996 (anno della riforma Dini) e occorre inoltre attendere una finestra di 18 mesi tra la maturazione del diritto e la liquidazione della pensione. Dal 2013 è stata prevista una nuova possibilità, il cumulo contributivo, che può scattare solo se l’interessato non ha raggiunto il diritto autonomo alla pensione in una delle gestioni. A differenza della totalizzazione, la pensione viene calcolata con il sistema misto, ovvero per una quota molto ampia con il retributivo e dunque risulta più alta: inoltre l’uscita è immediata, non bisogna attendere i 18 mesi dopo la normale età della vecchiaia.

L’ipotesi allo studio è che cada il requisito di non maturazione del diritto autonomo alla pensione: quindi la più vantaggiosa formula del cumulo potrebbe essere usata da un numero maggiore di lavoratori. Sono in corso verifiche finanziarie presso l’Inps sia per quanto riguarda la pensione di vecchiaia che quella anticipata.

LE ALTRE NOVITÀ Sempre nella direzione di avvicinare il momento dell’uscita, per categorie particolari, vanno altre misure in cantiere come l’abbuono di 2-3 mesi per ogni anni lavorato prima dei 18 nel caso dei precoci e, per i lavori usuranti, la cancellazione delle finestre e dell’adeguamento dei requisiti all’aspettativa di vita.

I circa due miliardi che il governo dovrebbe investire nel pacchetto previdenza (almeno questa è la richiesta dei sindacati) faranno naturalmente parte di una legge di bilancio che il governo sta ancora costruendo dal punto di vista delle coperture. Tra le possibilità, in continuità con quanto avvenuto in passato, c’è quella di limare il Fondo sanitario nazionale, che per il 2017 dovrebbe passare da 11 a 113 miliardi: almeno uno dei due miliardi in più potrebbe saltare. Ma Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, ritiene l’importo «totalmente adeguato» ed ha manifestato l’intenzione di difenderlo nel corso della sessione di bilancio. Altre fonti di finanziamento, ancora da quantificare, sono la prosecuzione della spending review e la riapertura dell’operazione di rientro dei capitali.

Il Messaggero – 8 settembre 2016 

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